COVID-19 [forte, eh?]

Grazie alla rapida condivisione mondiale dei dati genomici del SARSCoV2 via http://gisaid.org è stato possibile ricostruire modelli di diffusione del COVID-19 Coronavirus su larga e piccola scala.

Studiando questa intersezione tra grande e piccolo, ad un certo punto è emerso che una discreta frazione (10/43) di virus sequenziati campionati dopo l’1 febbraio appartiene a una particolare discendenza genetica. Questo lignaggio ha infatti mutazioni uniche che lo differenziano dagli altri SARSCoV2. Esso contiene virus campionati da Germania, Svizzera, Finlandia, Italia, Brasile e Messico. Il campione italiano proviene dalla Lombardia e suggerisce che è responsabile di una parte considerevole dell’epidemia italiana. Alla base di questo lignaggio si trova il campione Germania/BavPat1/2020, il “paziente 1 Coronavirus” in Baviera che era stato infettato da un collega di lavoro di ritorno dalla Cina. Questo cluster è stato studiato tramite la traccia dei contatti e la loro analisi approfondita.

https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMc2001468

Incredibilmente, sembra che questo cluster contenente Germania/BavPat1/2020 sia l’antenato diretto dei virus successivi e abbia quindi portato direttamente a una frazione dell’epidemia diffusa che circola oggi in Europa.

Pertanto, in modo analogo al caso nello Stato di Washington (https://twitter.com/trvrb/status/1233970271318503426), si è avuta una situazione in cui un cluster è stato identificato tramite uno screening intensivo dei viaggiatori, ma il contenimento è fallito poco dopo ed è stata avviata una catena di trasmissione prolungata. Un team di studiosi di Seattle ha sequenziato il genoma del COVID-19 Coronavirus sul caso riportato il 29 febbraio dalla comunità della contea di Snohomish, WA, ed ha pubblicato la sequenza su http://gisaid.org. Ciò comporta alcune enormi implicazioni.

Lo “screening intensivo dei viaggiatori” ed il “contenimento” riguarda la parte americana della ricerca, ma non si sa se il Pat1 è stato messo in quarantena per almeno 2 settimane, nè se ne è stata monitorata la temperatura dopo aver attraversato i confini, a lui ed a coloro che viaggiavano con lui.

L’indagine bavarese non ha rilasciato pubblicamente alcun dettaglio sulla ricerca dei contatti risalenti ad un mese addietro, ma generalmente avere una frazione di casi asintomatici o lievi che possono continuare a trasmettere il contagio Coronavirus rende difficile il completo contenimento di un gruppo. L’isolamento sarebbe ancora utile per ridurre la trasmissione complessiva.

D’altra parte, solo perché un cluster è stato identificato e “contenuto” non significa in realtà che questo caso non abbia seminato una catena di trasmissione che non è stata rilevata fin quando non è diventata un’epidemia considerevole.

Gli scienziati cinesi affermano che il virus COVID-19 Coronavirus si è probabilmente mutato geneticamente in due varianti: S-cov e L-cov e credono che la L-cov (quella del paziene bavarese) sia più pericolosa, abbia una maggiore trasmissibilità e infligga più danni al sistema respiratorio.

Tutto chiaro?

https://threadreaderapp.com/thread/1235104921260675072.html

[Lisa Stanton]


 

LA CINA (e l’Italia, …ma F e D ci stupiranno)

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(La Cina) questa volta ha appreso la lezione del 2003 ed i colossali errori commessi con la Sars, quando furono nascosti i casi di contagio. La Francia e la Germania NO.
Non avendo loro adottato monitoraggio diagnostico tempestivo, né di conseguenza preso misure di contenimento come l’Italia, oggi potrebbero avere una diffusione già critica sul territorio. Dapprima hanno nascosto i casi di COVID-19 Coronavirus, negli ultimi giorni hanno testato i casi sospetti se erano stati in Italia.
Solo nell’area di Parigi sono denunciati 40 morti e 500 casi gravi in rianimazione per “influenza stagionale” e solo oggi Macron ha fatto sapere che “il virus è già tra noi e ci sarà in Francia una situazione un po’ italiana poiché ci sono catene di trasmissione endogene.” Al 26 febbraio, in Germania e Francia sono stati effettuati meno di 1.000 Test del virus Corona, in Italia oltre 10.000.
Qualche ora fa, il ministro della Salute tedesco Jens Spahn, alla luce dei nuovi casi in alcuni Laender, ha detto “Siamo all’inizio di un’epidemia di Covid-19 Coronavirus in Germania. Le persone risultate contagiate hanno avuto “molti contatti”. Qui si fa il test solo in casi particolari, è troppo costoso”, nessuno conosce il numero degli infetti: la Germania è il paese può popoloso de Leuropa, quello con maggiori contatti commerciali e turistici con la Cina. Ogni azienda tedesca medio-grande ha uno stabilimento in Cina.


Solo 18 casi?


Da ottobre sono stati segnalati 80.00 Covid-19 Coronavirus da una fonte “sconosciuta”, ovvero di una persona che non ha viaggiato in un paese in cui si è verificato un focolaio o avuto contatti con un paziente noto. Ora sono 8.400 le persone in quarantena.
In Italia si lavora affinché vengano comunicati solo i casi di nuovo Covid-19 coronavirus clinicamente rilevanti, ovvero i casi clinici di pazienti in rianimazione o morti, come avviene negli altri Paesi del mondo.
Governi nazionali, Leuropa, Istituzioni internazionali, laScienza, gliEspertoni, i mass-media, leProcure, ognuno ha avuto la sua parte (tranne la Cina!) per costruire la più grande farsa mai vista.

Comunque vada a finire, v’accorgerete che la Sanità pubblica italiana, sebbene privata dai partiti liberal di uomini mezzi e risorse, resta la migliore in Europa. E l’unica, perché quella privata a questo giro non è pervenuta (infatti prego non ci sia un’epidemia in USA). [Lisa Stanton dixit]


INTERMEZZO…Amuchina alla spina

Tempesta perfetta, Covid-19

POPOLAZIONE MONDIALE >>> https://www.worldometers.info/it/


Qualche osservazione sparsa e da profano sugli ultimi eventi relativi al ‘Covid-19 Coronavirus’.

1) Il problema fondamentale rappresentato da una possibile epidemia di Covid-19 Coronavirus non sta nella mortalità, che è di poco superiore ad una normale influenza, ma nella pesantezza del decorso, che richiede spesso ricovero ospedaliero.

2) Quindi l’impatto problematico del Covid-19 Coronavirus si manifesta (potenzialmente) in primo luogo sulle strutture ospedaliere, che incidentalmente sarebbero lì per occuparsi di una pluralità di problemi, e che si possono trovare rapidamente al collasso. – In quest’ottica si comprende sia la sollecitudine (e mostruosa efficienza) cinese nella costruzione di nuovi ospedali, sia la preoccupazione di molti operatori ospedalieri italiani in un settore scarnificato dai tagli negli ultimi anni.

3) In seconda battuta, l’impatto del Coronavirus Covid-19 è particolarmente severo sull’intero sistema delle transazioni, sul ‘libero movimento di merci e persone’. In quest’ottica poche cose illustrano in modo più plastico di questa epidemia il sistema di interconnessioni ed interdipendenze globali. Al contempo ciò mostra l’immensa strutturale fragilità di sistemi produttivi così estesi, che dopo essere stati più volte messi sotto accusa per le ripercussioni ambientali di questa ‘frenesia di movimento’, e per le loro ripercussioni in termini di destabilizzazione economica (delocalizzazioni, ecc.), ora mostrano anche la corda nei termini di fragilità del controllo nazionale (quando il controllo nazionale è l’unica cosa cui puoi ricorrere, come in caso di epidemia).

4) Nel caso italiano temo che il rischio di essere il vaso di coccio del sistema sia altissimo. Paesi come la Cina giocano le loro carte sull’export, ma hanno un forte controllo nazionale, e ciò gli consentirà plausibilmente, nonostante una situazione inizialmente assai più grave, di rimettersi in carreggiata tra uno o due mesi. Se la curva dei contagi, come sembra, continua a ridursi, la Cina riprenderà (non senza strascichi) il suo ruolo attuale di ‘fucina del mondo’.
Altri paesi, come gli USA, hanno un mercato interno forte, che risentirà relativamente di eventuali prolungate interruzioni delle ‘supply chains’ mondiali.
I paesi europei sono quelli destinati a soffrire di più nel caso di un prolungarsi od aggravarsi della situazione, e l’Italia più di tutti, perché dipende più di ogni altro dalle proprie relazioni internazionali (sia come export, che come settore turistico).

5) Sul piano strettamente empirico, in Italia, in questo quadro c’è un particolare che finora mi sembra curiosamente assente dalla discussione. Siamo di fronte a due focolai distinti, di cui uno ha un possibile paziente zero (ma per ora non confermato), mentre nell’altro caso non mi risulta che ci sia alcun paziente zero.
Ora, la mancata individuazione dei focolai originanti dell’infezione è un evento di straordinaria gravità. Se il/i soggetto/i che diffonde il virus non viene isolato può contagiare un numero indefinito di persone, che visti i tempi di incubazione (da 2 a 15 giorni, sembra), potrebbe provocare una condizione pandemica in capo a un paio di settimane.

Ci si potrebbe trovare, e non è una proiezione particolarmente pessimistica, con una situazione di dimensioni ‘cinesi’. Scarsa consolazione sembra provenire dalla presunta stagionalità del virus, giacché a quanto pare si sta diffondendo anche in aree calde. Un quadro del genere può significare per l’Italia essere tagliati fuori come anelli dell’approvvigionamento europeo e come destinazione turistica.

Il tutto in una cornice già economicamente logorata e socialmente tesa.

E, per inciso, senza la possibilità di poter ricorrere a pratiche di autofinanziamento statale (per la ben nota deprivazione della potestà sulla propria erogazione di moneta).

Direi la tempesta perfetta.

Spero vivamente che chi ci governa abbia chiaro davanti agli occhi questo scenario, al momento non solo di principio possibile, ma significativamente probabile. Non è un momento in cui si può aspettare e stare a vedere cosa succede, per poi metterci delle toppe. Le toppe sono già quasi finite, e potremmo essere solo all’inizio.

Di Andrea Zhok


ULTIM’ORA: smontate le fake news http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Coronavirus-la-sua-foto-esclude-sia-nato-in-laboratorio-5c56bc1a-84b0-4371-847f-1ff257403bf7.html?fbclid=IwAR1emeRUw84LrXRoZR4AIfgaxbeMCTjmlbKkP9a6JJGDRsyYuViN-DOFFsc


INTERMEZZO… https://drive.google.com/open?id=10IdDKFpzSHblx9vAaAThmK0EMNyw3bzH

 

USA. Chi è più servo dell’Italia

Il Giappone.

Economicamente e culturalmente è un gigante. Politicamente è un servo o, a voler essere gentili, una colonia.

In un libro del 1989, il politico giapponese Shintaro Ishihara descrive un incidente interessante. Qualche anno prima, al momento di penetrare lo spazio aereo giapponese in occasione di una visita ufficiale, il Presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan chiese a dei militari presenti se fosse stato ottenuto il necessario permesso delle autorità locali. Gli fu risposto che il permesso non era necessario. “It’s our airspace.”, gli dissero.

Ora, va saputo che un aereo che parta da Narita, l’aeroporto internazionale di Tokyo, dovunque sia diretto segue sempre la stessa rotta iniziale. Prima va verso est, addentrandosi nel Pacifico per qualche decina di chilometri, poi vira di 90° e va o a nord o a sud per qualche centinaio di chilometri, e infine va per i fatti suoi. Quello che i due episodi hanno in comune è il cosiddetto Yokota Base Air Space (YBAS).

Per incredibile che questo possa sembrare, lo spazio aereo al di sopra della capitale non è controllato dal governo giapponese, ma dai militari della poco distante base aerea statunitense di Yokota. All’interno di questo spazio aereo è proibito a chiunque volare senza il permesso della base. Di qui la necessità di eseguire i voli commerciali e di linea al di fuori di tale zona e la strana rotta seguita dagli aerei di linea per evitarla.

La zona proibita è immensa. Misura circa 7000 chilometri quadrati di superficie ed è alta fino a quasi 10.000 m. Le perdite che provoca sono ingentissime, ma l’ultima volta che il governo giapponese ne ha chiesta la restituzione si è sentito dire in sostanza di smetterla di chiedere. Eccola.

Yokota non è la sola base aerea americana ad espropriare spazio aereo giapponese. Tutte le altre del paese sono nelle stesse condizioni. Lo YBAS ė solo il caso più conosciuto proprio per il polverone sollevato da Ishihara, ex governatore di Tokyo, personaggio per altri versi immondo, che ha portato a conoscenza di molti il problema.

Le basi operano in un vuoto legislativo completo. Quando un elicottero della segretissima serie Apache proveniente dalla base limitrofa di Kadena precipitò in piena Naha, capitale della prefettura di Okinawa, la zona venne immediatamente cordonata da militari americani che non concessero a nessun cittadino giapponese neppure di avvicinarsi al relitto. Se lo portarono via e questo fu quanto.

In un altro incidente, questa volta causato dall’aereo VTOL Osprey, si sono visti (usando cannocchiali) marine americani scansionare il relitto usando contatori geiger. Cosa facessero o cercassero non è dato sapere.

Le violenze carnali, comuni dovunque ci siano basi militari, sono appannaggio di giudici militari statunitensi e raramente punite.

Quando anni fa un sommergibile USA affondò per errore una nave scuola giapponese uccidendo varie persone, non solo il capitano non finì in carcere, ma l’allora segretario della difesa Donald Rumsfeld si dichiarò spiacente di perdere i suoi servigi.Tutto questo è giustificato dicendo che gli americani sono in Giappone per difenderlo dalla Cina e dalla Corea del Nord. Anzi, gli americani pretendono ed ottengono che il Giappone paghi le spese legate alla presenza dei militari, inquinamento e danni all’ambiente compresi. I giapponesi le chiamano “spese di simpatia” ed ammontano ad oltre il 74% del totale.

In realtà gli statunitensi sono qui per vari motivi non altruistici. Basi come quelle di Okinawa, che consentono ai bombardieri nucleari USA di minacciare tutte le capitali dell’Estremo Oriente, non si trovano tutti i giorni.

Fra parentesi, il ministro della difesa di Clinton William Cohen dichiarò apertamente che gli USA rimarranno in Corea anche dopo la riunificazione. A questo punto è legittimo chiedersi se il Giappone è effettivamente un paese sovrano e la prefettura di Okinawa, la più povera del Giappone e l’unica che dal 1945 sia costretta a coesistere con quantità colossali di personale militare e materiale bellico, lo ha fatto ufficialmente. Lo ha messo in dubbio ufficialmente e pubblicamente.

Ecco una cartina che mostra il numero e la distribuzione delle basi americane a Okinawa.

La base di Kadena in particolare deve essere vista per essere creduta. Tenere presente che di solito l’area attorno alla base è dedicata a servire la base stessa. Il 74% di tutto questo è quindi pagato dal Giappone. Non è quindi esagerato secondo me dire che il paese paga la propria colonizzazione.

Ed è questa la tragedia di Okinawa. Dopo aver pagato un prezzo altissimo di sangue alla fine della seconda guerra mondiale, dopo essere stata occupata direttamente dalle forze armate americane dal ’45 fino agli anni 70, è diventata ora una base aerea USA permanente, in aperta contravvenzione della volontà esplicita dei suoi cittadini.

Molti anni fa un compagno di classe vietnamita ridacchiando sarcastico disse al professore che tutti si scelgono gli amici nel vicinato. Solo il Giappone li ha a interi continenti di distanza.

Acuta osservazione. Il Giappone ha rapporti tesi con tutti i suoi vicini, in parte anche per essere sempre sospettabili di agire per gli Usa.

Quando se ne andranno gli americani? Quando il Giappone li potrà cacciare.

Cioè mai.

TRADOTTO DA: Alexey Tereshchenko

 

● Falso mito delle privatizzazioni

Traendo spunto dal nobel Joseph E. Stiglitz «…Le esperienze in giro per il mondo hanno prodotto risultati molto diversi. Forse le aziende siderurgiche più efficienti al mondo negli anni 90 erano quelle gestite dallo stato in Corea e Taiwan e non sembra proprio che la privatizzazione della coreana Posco ne abbia migliorato l’efficienza. In Canada, non vi sono elementi per affermare che la principale società ferroviaria sia più efficiente di quella pubblica; in Cile le miniere di rame private non danno l’impressione di essere più efficienti di quelle pubbliche. Inoltre: in America latina, la privatizzazione delle società di telecomunicazioni non ha portato a incrementi di produttività, se non altro in quei casi in cui gli investimenti non erano stati eccessivamente contratti dai vincoli del bilancio pubblico…»

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Dal canto nostro, rileviamo che gli interventi di privatizzazione italiana hanno comportato il totale disimpegno dello Stato dai settori assicurativo, bancario, tabacchi e telecomunicazioni, ecc. oltre al pesante ridimensionamento delle partecipazioni nei settori strategici dell’energia (Eni ed Enel) e della difesa (Finmeccanica).

L’effetto è stato che, a fronte di un peso pari al 18% nel 1991, il contributo al Pil delle imprese partecipate dallo Stato è divenuto oggi inferiore al 5%, una trasformazione strutturale dell’economia di enormi proporzioni rispetto alla quale bisogna capire chi ne abbia tratto benefici e chi invece ne sia stato danneggiato…

Una prima indicazione non può che scaturire dando uno sguardo alle società di consulenza finanziaria che hanno accompagnato i processi di privatizzazione, ottenendo compensi, attraverso ruoli plurimi tra le funzioni di:

advisor

valutatore

intermediario

collocatore

e consulente

pari ad oltre 2,2 miliardi: si tratta di Societè Generale, Rotschild, Credit Suisse, First Boston, JP Morgan, Merril Lynch, Lehman Brothers e altri, ovvero del gotha finanziario a livello internazionale. E infatti, la prima conseguenza evidente del processo di privatizzazione è stata quella di mettere la parola “fine” a qualsiasi possibilità di una finanza pubblica.

Interessante, vero?