● GDPR-Privacy occorre sapere che

Dal DPO, ai registri delle attività di trattamento, sono numerose le novità da considerare prima del 25 maggio 2018, data in cui entrerà in vigore il GDPR, ossia il regolamento europeo sulla privacy. Ecco la guida pratica completa e cosa fare per adeguarsi

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Il 25 maggio 2018 entra in vigore il GDPR – General Data Protection Regulation, ovverosia il Regolamento europeo sulla privacy approvato il 14 aprile 2016, direttamente applicabile agli Stati membri dell’Unione, con il quale è stato delineato un nuovo quadro normativo in materia di protezione dei dati personali che pone molte nuove regole e importanti adempimenti da rispettare. Tuttavia, ad oggi, non tutti sono pronti alla novità e moltissimi ancora non si sono adeguati alle nuove regole e, in generale, vige ancora molta confusione sul tema. Cerchiamo, perciò, di fare chiarezza.


A chi si applica il GDPR

Nell’analizzare il nuovo regolamento la prima cosa da fare è quella di individuarne il campo di applicazione. Il GDPR, in particolare, avrà un impatto su tutti i professionisti e le imprese che, a prescindere da dove si trovino, vengano in contatto con i dati personali dei cittadini europei.


Campo di applicazione materiale

Più tecnicamente, le nuove norme interessano tutti i professionisti e le imprese che trattano i dati personali delle (sole) persone fisiche in maniera interamente o parzialmente automatizzata o in maniera non automatizzata se i dati sono contenuti in un archivio o sono destinati a figurarvi.


Restano esclusi dal campo di applicazione del GDPR:

  • i trattamenti di dati personali che non rientrano nel campo di applicazione del diritto UE;
  • i trattamenti di dati personali che sono effettuati dagli Stati membri nell’esercizio di attività rientranti nell’ambito della politica estera e di sicurezza comune;
  • i trattamenti di dati personali che sono effettuati da una persona fisica nell’esercizio di attività a carattere esclusivamente personale o domestico;
  • i trattamenti di dati personali che sono effettuati dalle autorità competenti con finalità di prevenzione, indagine, accertamento o perseguimento di reati o esecuzione di sanzioni penali, comprese la salvaguardia contro minacce alla sicurezza pubblica e la prevenzione delle stesse.

Campo di applicazione territoriale

Così definito il campo di applicazione materiale del Regolamento, va detto che lo stesso è circoscritto anche a livello territoriale, in quanto riguarda esclusivamente il trattamento dei dati personali effettuato nell’ambito delle attività poste in essere dal titolare del trattamento o da un responsabile del trattamento di uno stabilimento nell’Unione, anche se il trattamento è eseguito al di fuori dell’Unione.

Il GDPR, inoltre, si applica al trattamento dei dati personali di interessati che si trovano nell’Unione da parte del titolare o del responsabile del trattamento che non è stabilito nell’Unione, quando lo stesso riguarda:

  • l’offerta di beni o la prestazione di servizi a tali interessati nell’Unione o
  • il monitoraggio del comportamento tenuto dagli interessati all’interno dell’Unione.

Infine, l’applicazione del Regolamento si estende anche al trattamento dei dati personali effettuato dal titolare non stabilito nell’Unione ma in un luogo che è soggetto, in virtù del diritto internazionale pubblico, al diritto di uno Stato membro.


 GDPR: i principi applicabili al trattamento

In forza del Regolamento in vigore dal 25 maggio 2018, i dati personali:

  • devono essere trattati nel rispetto dei principi di liceità(come esattamente individuata dall’articolo 6 del Regolamento), correttezza e trasparenza;
  • devono essere raccolti per finalità determinate, esplicite e legittimee trattati in maniera compatibile con tali finalità;
  • devono rispondere al principio di minimizzazionee, quindi, essere adeguati, pertinenti e limitati a quanto necessario per rispettare le finalità del trattamento;
  • devono essere esatti e, quindi, eventualmente aggiornati;
  • devono essere conservati in maniera da consentire l’identificazione degli interessati solo per il tempo necessario al conseguimento delle finalità del trattamento e per periodi più lunghi solo per fini di archiviazione nel pubblico interesse, di ricerca scientifica o storica, statistici;
  • devono essere trattati in maniera tale che sia garantita una loro adeguata sicurezza.

Il consenso dell’interessato al trattamento

Tra i vari aspetti di carattere generale della nuova normativa, occorre inoltre soffermarsi sulle previsioni che regolamentano il consenso dell’interessato al trattamento.

Infatti, il GDPR stabilisce che l’onere di dimostrare che l’interessato ha prestato il proprio consenso al trattamento grava sul titolare, il quale deve avere cura di fornire una richiesta di consenso chiara. La richiesta, laddove la dichiarazione da far sottoscrivere all’interessato riguardi anche altre questioni, deve inoltre essere agevolmente distinguibile dalle altre materie, comprensibile, facilmente accessibile e fatta con un linguaggio semplice e chiaro.


Revoca del consenso

Nel caso in cui l’interessato revochi il proprio consenso (cosa possibile in qualsiasi momento con la stessa facilità prevista per dare il consenso), il trattamento effettuato prima della revoca resta comunque lecito e di tale circostanza l’interessato deve essere informato prima di esprimere il proprio consenso.


 I diritti dell’interessato

L’interessato del trattamento è tutelato dal Regolamento con la previsione di diversi diritti, ovverosia:

  • il diritto alla trasparenzacirca le modalità con le quali sarà eseguito il trattamento;
  • il diritto di ricevere dal titolare o dal responsabile del trattamento delle specifiche informazionicirca i propri dati;
  • il diritto di accedere ai propri dati e di chiedernela rettifica o la cancellazione (cd. diritto all’oblio);
  • il diritto a che il trattamento dei propri dati, in specifici casi e a specifiche condizioni, sia limitato;
  • il diritto di opporsial trattamento per specifici e documentati motivi;
  • il diritto alla portabilitàdei dati personali.

La portabilità dei dati personali

Con particolare riferimento a tale ultimo aspetto, va detto che il diritto a trasferire i propri dati da un titolare del trattamento a un altro non è tuttavia esercitabile se i dati sono contenuti in archivi di interesse pubblico (ad esempio nelle anagrafi) o se gli stessi vogliono essere spostati in paesi extra Ue o in organizzazioni internazionali che non rispondono agli standard di sicurezza in materia di tutela.


Il diritto all’oblio

Un particolare approfondimento lo merita poi il cd. diritto all’oblio, che è il diritto dell’interessato a che il titolare del trattamento cancelli senza ingiustificato ritardo i suoi dati personali. Tale diritto, infatti, è esercitabile nelle seguenti ipotesi:

  • i dati personali non sono più necessaririspetto alle finalità della raccolta o del trattamento;
  • l’interessato ha revocato il consenso su cui si fonda il trattamento e quest’ultimo non ha altro fondamento giuridico;
  • l’interessato si oppone al trattamentoe non sussiste alcun motivo giuridico per procedervi comunque;
  • i dati personali sono stati trattati illecitamente;
  • i dati personali devono essere cancellati per adempiere a un obbligo legalecui è soggetto il titolare del trattamento;
  • i dati personali sono stati raccolti relativamente all’offerta di servizi della società dell’informazione.

 Il DPO – Data Protection Officer

Il Regolamento ha introdotto poi una nuova figura, che assume un ruolo di primo piano nel nuovo sistema della privacy: il DPO – Data Protection Officer, al quale viene affidato il compito di garantire che le imprese e gli enti gestiscano i dati personali trattati in maniera corretta.

Il DPO (o responsabile della protezione dei dati), deve essere necessariamente nominato dal titolare e dal responsabile del trattamento nei seguenti casi:

  • quando il trattamento è effettuato da un’autorità pubblicao un organismo pubblico diverso dalle autorità giurisdizionali nell’esercizio delle loro funzioni;
  • quando le attività principali poste in essere dal titolare o dal responsabile del trattamento richiedono (per la loro natura, per il loro ambito di applicazione e/o per le loro finalità) il monitoraggio regolare e sistematico degli interessati su larga scala;
  • quando le attività principali poste in essere dal titolare o dal responsabile del trattamento consistono nel trattamento, su larga scala, di categorie particolari di dati personali o di dati relativi a condanne penali e a specifici reati.

DPO può essere sia un dipendente del titolare o del responsabile del trattamento, che un soggetto esterno chiamato ad assolvere i suoi compiti in base a un contratto di servizi. La scelta va fatta comunque tra soggetti che abbiano delle qualità professionali adeguate e che quindi conoscano in maniera specialistica la normativa e la prassi in materia di protezione dei dati personali e che siano in grado di assolvere i compiti affidati dal Regolamento al responsabile della protezione dei dati.


I compiti del DPO

Nel dettaglio, al responsabile della protezione dei dati sono affidati dei compiti ben precisi che lo rendono una figura che, sebbene non vada a sostituire nella loro centralità il titolare e il responsabile del trattamento, assume un ruolo chiave ai fini della tutela e della protezione dei dati personali.

Il DPO, infatti, deve:

  • dare un adeguato supporto informativo e consulenzialeal titolare del trattamento, al responsabile del trattamento e ai dipendenti incaricati del trattamento;
  • sorvegliareche il Regolamento sia adeguatamente osservato e che siano rispettate anche le altre disposizioni dell’Unione o interne in materia di privacy e le politiche sulla protezione dei dati personali adottate dal titolare o dal responsabile del trattamento;
  • essere disposto a fornire, su eventuale richieste, un parere in merito alla valutazione d’impattosulla protezione dei dati e sorvegliarne lo svolgimento in conformità con il Regolamento;
  • cooperare con l’autorità di controlloe fungere da punto di contatto per quest’ultima con riferimento alle questioni connesse al trattamento;
  • effettuare, se necessario, delle consultazioni relative al trattamento.

I registri delle attività di trattamento

Altro aspetto di particolare rilievo del GDPR è rappresentato dall’introduzione di due registri fondamentali nella gestione dei dati personali.

Innanzitutto, ogni titolare del trattamento e, ove applicabile, il suo rappresentante sono onerati della tenuta di un registro delle attività di trattamento svolte sotto la propria responsabilità nel quale vanno riportati:

il nome e i contatti del titolare del trattamento e, ove applicabile, del contitolare del trattamento, del rappresentante del titolare del trattamento e del DPO;

  • le finalità del trattamento;
  • la descrizione delle categorie di interessati e delle categorie di dati personali;
  • le categorie di destinatario cui sono stati o saranno comunicati i dati personali raccolti;
  • gli eventuali trasferimenti di dati personali verso un paese terzo o un’organizzazione internazionale, con l’identificazione di tali soggetti e, ove necessaria, la documentazione delle garanzie adeguate;
  • i termini ultimi previsti per la cancellazione delle diverse categorie di dati (ove possibile);
  • la descrizione generale delle misure di sicurezza tecniche e organizzative (ove possibile).

Il responsabile del trattamento e, ove applicabile, il suo rappresentante sono invece onerati della tenuta di un registro delle categorie di attività svolte per conto di un titolare del trattamento.

In esso vanno riportati:

  • il nome e i dati di contatto del responsabile o dei responsabili del trattamento, di ogni titolare del trattamento per conto del quale si agisce, del rappresentante del titolare del trattamento o del
  • responsabile del trattamento e, ove applicabile, del DPO;
  • le categorie dei trattamenti che sono stati effettuati per conto di ogni titolare del trattamento;
  • gli eventuali trasferimenti di dati personali verso un paese terzo o un’organizzazione internazionale e, se del caso, la documentazione delle garanzie adeguate;
  • una descrizione generale delle misure di sicurezza tecniche e organizzative (ove possibile).

Entrambi i registri devono essere tenuti in forma scritta, anche in formato elettronico.


GDPR: cosa fare per adeguarsi

Per adeguarsi alle previsioni del GDPR è quindi necessario eseguire alcune fondamentali azioni. Innanzitutto, bisogna provvedere a predisporre i registri delle attività di trattamento.

Inoltre è fondamentale dotarsi di un Data Protection Officer, se si è tra i soggetti tenuti a provvedervi.

Chiaramente occorre poi stendere o adeguare la documentazione in materia di trattamento dei dati personali, per renderla completa e aggiornata alla luce delle prescrizioni introdotte dal Regolamento in vigore dal 25 maggio 2018, provvedendo anche a definire le politiche di sicurezza e di valutazione dei rischi. Il tutto senza dimenticare di individuare i diversi ruoli e le responsabilità dei soggetti che effettuano il trattamento.

Il mancato adeguamento e il mancato rispetto delle norme in materia di privacy introdotte dal GDPR può comportare l’applicazione di sanzioni di carattere sia amministrativo che penale.


Scarica il testo integrale del regolamento pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea >>> http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=uriserv:OJ.L_.2016.119.01.0001.01.ITA&toc=OJ:L:2016:119:TOC
Scarica il testo del regolamento Gdpr arricchito dei considerando del Garante Privacy >>>
http://194.242.234.211/documents/10160/0/Regolamento+UE+2016+679.+Con+riferimenti+ai+considerando
Approfondisci qui >>> https://www.studiocataldi.it/articoli/29627-gdpr-tutto-quello-che-c-e-da-sapere.asp#par0

 

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● Migranti: costretti a rimanere a Roma o Atene

Le nuove riforme Ue puniranno i Paesi di primo approdo dei migranti. L’Italia con Spagna e Grecia si oppone con un documento inviato alle Capitali

È per questo che Italia, Cipro, Grecia, Malta e Spagna si sono messe insieme per provare a fare pressing sulla Commissione Ue e sugli stati del Nord nella speranza che si decidano a non trasformare il Sud dell’Europa in un enorme campo profughi.

Il prossimo 28 e 29 giugno a Bruxelles le capitali Ue si riuniranno per rivedere, almeno questa è l’idea iniziale, il regolamento di Dublino. Ovvero la norma che in questi anni ha costretto gli Stati di primo approdo a tenersi tutti i migranti. Ma sia la Germania che  la Francia sembrano aver capito che le aperture ai migranti hanno un costo elettorale molto alto (basti pensare ai casi delle ultime settimane a Bardonecchia). E così tira l’aria di un passo indietro sulla “solidarietà” tanto sbandierata: meglio costringere i migranti a rimanere a Roma o Atene piuttosto che vederli approdare a Parigi o Berlino.

Sarà per questo che, come riporta il Corriere, Italia, Cipro, Grecia, Malta e Spagna hanno firmato un documento inviato a tutte le cancellerie europee per provare a rompere questa pericolosa spirale. Per mesi si è parlato dello “storico” accordo sulla redistribuzione dei rifugiati. Ma il dispositivo è stato un flop in passato e ora la discussione prevede di quote di redistribuzione, ma molto restrittive. Non sarebbero compresi nel patto i migranti che provengono da Paesi dove non c’è guerra o persecuzione. Il fatto è che buona parte dei richiedenti asilo viene proprio da lì e sarà l’Italia a farsene carico. Bel guadagno.

Non solo. Perché la redistribuzione di 200mila migranti – secondo le bozze di accordo cui si è giunti durante i negoziati – scatterebbe soltanto quando il flusso di nuovi arrivi supererà del 160% la quota entrata nell’anno precedente. Cosa significa? Che con molta probabilità non scatterà mai, visto che – soprattutto dalla Libia – le partenze sono in lieve diminuzione. Tutto cambia, insomma, per non fa cambiare nulla.

Ah, non solo. Perché anche qualora si verificasse la condizione vincolo, quella della Commissione sarebbe soltanto una “proposta” ai Paesi, non un’azione. Poi ci sarebbero altri negoziati, altro tempo. E forse non se ne farà nulla. A meno che, ma la condizione sembra davvero difficile da raggiungere, il flusso non superi il 180%: a quel punto la “proposta” della Commissione diventerebbe vincolante “a meno che – precisa il Corriere – un’ampia maggioranza di governi voti contro”.

Nel documenti presentato dagli Stati del Sud si trovano poi le critiche ad altri obblighi imposti a Italia e Grecia. Il più “pericoloso” è quello che riguarda i cosiddetti 10 anni di “stabile responsabilità”. In sostanza, in base alla bozza dell’accordo, l’Italia sarebbe responsabile dei migranti approdati nel suo territorio non per uno ma per 10 anni.

Per tutti, questo periodo, insomma, gli altri Stati potrebbero decidere di rispedire lo straniero nel Belpaese con una semplice notifica e riaccompagnandolo alla frontiera.

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(Fonte qui)

 

 

● Moneta a debito e declino

https://sendvid.com/wxnj4fq3

Quando ci si domanda se è possibile per l’Italia fermare l’incredibile declino, occorrerebbe valutare quanto segue:

 

1) RIMUOVERE IL “VINCOLO ESTERNO”

Nel breve-medio periodo condizione necessaria ma non sufficiente per una ripresa e’ unicamente quella di un “cambio di sistema nel rapporto con l’estero”, ergo uscire da Euro e svalutare (qualsiasi altra azione, anche la piu’ condivisibile riforma, non puo’ matematicamente avere effetti nel breve-medio periodo per cambiarne la traiettoria; ma l’uscita dall’euro non garantisce sul medio-lungo periodo una crescita stabile), tornando ad una piena sovranita’ monetaria e valutaria.

È dimostrato nella simulazione >>> https://goo.gl/8CoZgR che conferma i Nove studi e rapporti a confronto sul break-up dell’Euro >>> https://goo.gl/KEoamX

dove si illustrano:

L’Analisi della Svalutazione del 1992-1995 >>> https://goo.gl/bvxyCh

Le tesi della Thatcher >>> https://goo.gl/eBd3as

Le tesi di George Dorgan (UBS-Reuter)>>> https://goo.gl/abzeWg

Le tesi di Bolkestein >>> https://goo.gl/L3qCr3

Le tesi di Kaldor >>> https://goo.gl/U7a2bx

Le tesi di ben 7 nobel >>> https://goo.gl/J4GDod

In conclusione, per gli euro-fanatici, qui è reperibile un Manuale che spiega le ragioni per cui ci conviene uscire >>> https://goo.gl/ZiQYno

 

2) RIMUOVERE I “VINCOLI INTERNI” 

Nel medio-lungo periodo condizione necessaria ma non Sufficiente per mantenere tale ripresa è unicamente quella di procedere rapidamente ad un “Cambio di sistema interno“, ergo, “Ridurre il peso della Tassazione” che per chi paga è insostenibile, nonché il blocco burocratico, “ristrutturare la Spesa Pubblica” efficientando gran parte della spesa corrente, riducendo una serie di voci, e nel contempo aumentando la spesa per Investimenti, per Ricerca e Sviluppo, e quella di protezione sociale e di supporto alle famiglie (all’epoca avevamo fatto un grosso lavoro a riguardo, evidenziando le storture della spesa pubblica, che trovansi qui >>> https://scenarieconomici.it/manovra-shock-da-150-miliardi-di-riduzione-delle-tasse-e-spese-per-far-rinascere-litalia/

 

3) RENDERE SOSTENIBILE LA NOSTRA DEMOGRAFIA

NEL LUNGHISSIMO PERIODO, quanto sopra non serve a niente, se non si fa una politica demografica decente e per tempo; una nazione che procede con un tasso di fecondità di 1,3 figli per donna da oltre 2 decenni, se continuerà con questi numeri, e senza una politica di immigrazione intelligente (che miri all’ingresso di forza lavoro nei momenti di sola espansione, in particolare di persone “integrabili“), avrà tra qualche lustro un profilo demografico insostenibile, con una popolazione anziana predominante, che comporta “costi” (sociali, previdenziali, sanitari) semplicemente insostenibili per la popolazione in età lavorativa.

Le misure da prendere sono semplici, ed adottate con successo dalla Francia (“reddito familiare”, “asili nido”, etc), ed ineludibili. Chi non affronta la questione demografica, semplicemente è privo di visione di lungo periodo e non ha dimestichezza con la “matematica”: i numeri sono inesorabili.

Altre strade semplicemente non esistono.

Ah, dimenticavo, questo è il “conto” >>> https://goo.gl/5LkJ69


La tesi riportata dal quotidiano tedesco (di orientamento conservatore) Die Welt non è nuova: l’eurozona è destinata prima o poi al fallimento per la mancanza di trasferimenti fiscali sufficienti. Come spiega Die Welt i trasferimenti fiscali sono uno degli strumenti indispensabili al funzionamento di una zona valutaria, insieme ad una elevata mobilità dei capitali e dei lavoratori (questa molto difficile in Europa a causa delle barriere linguistiche). In sostanza, l’assenza di trasferimenti fiscali rende l’euro una costruzione instabile e incapace di garantire equità economica e sviluppo armonico degli stati membri.
Tra i grafici a corredo dell’articolo uno in particolare merita attenzione. Si tratta dei trasferimenti fiscali USA ed eurozona a confronto, ovvero il saldo tra denari versati alla UE e denari ricevuti dalla UE degli stati aderenti all’euro zona rispetto ai saldi degli stati USA nel bilancio federale.
Ricordiamo che la spesa federale USA 2014 ($3.500 mld) vale il 20% del PIL USA (17.500 mld). La spesa UE (€145 mld, ed estesa a tutti i paesi, non solo all’eurozona) conta solo l’1% del PIL UE ( €14.300 mld).
Il grafico di Die Welt ci mostra due fatti:
1. I trasferimenti fiscali europei sono solo il 5% di quelli USA. L’eurozona non possiede dunque lo strumento più importante per attenuare gli squilibri di produttività e gli shock asimmetrici, al contrario degli USA e di tutte le altre unioni monetarie funzionanti del mondo, da Australia a India a Canada a UK, Germania Francia e Italia (prima dell’euro).
2. I già minuscoli trasferimenti fiscali in Europa non vanno poi a regioni povere come il Sud Italia, ma (anche) a stati ricchi come il Lussemburgo. Il ricchissimo Lussemburgo (maggior reddito procapite europeo) ottiene infatti paradossalmente trasferimenti europei pari al 4,1% del suo PIL. In pratica: il Sud Italia trasferisce parte delle sue imposte al Lussemburgo, via UE.
In sintesi: chiunque difenda l’euro citando il dollaro come esempio riuscito di moneta unica non sa quello di cui parla. Gli USA impiegano massicci trasferimenti fiscali tra stati ricchi e stati poveri per compensare gli squilibri e stabilizzare l’unione politica e amministrativa.
Per chiarire il concetto del ruolo essenziale dei fiscal transfers basta riportare l’abstract di un documento della Federal Reserve Bank di San Francisco: “Le tasse raccolte dal governo USA sono spese attraverso trasferimenti che promuovono l’equità economica tra stati. Questo sistema redistribuisce fondi tra stati più ricchi e più poveri nel lungo periodo e contribuisce a stabilizzare gli stati colpiti da shock economici temporanei. Sorprendentemente, poco o nulla di questa redistribuzione ed effetto di stabilizzazione deriva da trasferimenti di spesa attraverso programmi federali e servizi. Piuttosto, sono le differenze tra tasse federali pagate negli stati a produrre questi effetti. La ricerca suggerisce che un sistema simile di tassazione e trasferimenti nell’Unione Europea avrebbe potuto ridurre la divergenzaeconomica tra gli stati membri”
Nonostante queste informazioni siano alla portata di chiunque purtroppo si vedono ancora molti sedicenti economisti (e troll prezzolati) propugnare l’enorme sciocchezza del confronto tra euro e dollaro (sciocchezze talvolta proferite da gestori di fondi sovrani, in palese conflitto di interesse).
Die Welt conclude molto seccamente: o trasferimenti fiscali adeguati o fine dell’euro. E visto che decuplicare i contributi di stati ricchi come Germania, Olanda, Francia e Italia è politicamente impossibile, l’euro ha davanti a sé un avvenire né brillante né lungo.

Trasf fiscali


Concludendo (ringraziando CPC scenarieconomici.it anche per quest’ultima ulteriore analisi https://scenarieconomici.it/conto-delleuro-1-430-mld-fruttati-germania-290-mld-persi-italia/) >>>  direi: EURO-MONETA A DEBITO PRIMA E DOPO, TI DICE NIENTE?

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● Dicono: “Dobbiamo tagliare il debito” significa “⚠️devi tagliare il tuo conto corrente!”

LA COSA INTERESSANTE È QUESTA: IL DEBITO PUBBLICO È IL DENARO CHE PERMETTE AI CITTADINI DI AVERE CASE, MACCHINE, VESTITI, CIBO, ECC. TU AS COMPRIS?

[Vecchio titolone sempre valido...]

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In Spagna, sono andati avanti per più di un anno senza formare il governo e nessuno ha rotto il cazzo, in Germania sono ormai mesi, tre, quattro, che non c’è governo e nessuno dice nulla, in Italia sono passati ormai cinque giorni e tutti, ma proprio tutti, rompono i coglioni con la necessità di fare un governo “presto”.
Ora, se nessuno ha chiesto di fare “presto” alla Spagna, alla Germania, cos’è questa roba del “fare presto”?
E’ “presto” detto: vogliono i soldi, i nostri soldi.
E’ solo ansia, paura!
Manteniamo i ricchi, quelli che votano la sinistra, quelli che “il lavoro è per gli schiavi”, la rendita sociale è un atto dovuto, per questi.
Lo sfruttamento dei deboli, il “plusvalore” di Marx è passato da essere disvalore a valore.
Il ruolo sociale della sinistra è quello di difesa dei ricchi, dei parassiti, della rendita di posizione.
Come fa la gente a non capirlo?
Dalema con la barca, Veltroni con la pensione di 6000 euro al mese, Renzi con i contributi pagati dal Comune di Firenze, Boschi col tesoretto rubato ai correntisti di Banca Etruria e difeso dai giudici, come per Zonin, che a fronte del furto di un paio di miliardi ai correntisti di Veneto Banca  è stato condannato a restituire poco più di trecentomila euro, dal magistrato…
Napolitano, Bersani, Boldrini, Grasso, Scalfari, De Benedetti, la Rai, La7, Canale5,, Sky Tv, la Confindustria…
Tutti questi sono in ansia… “fare presto”… vogliamo che ci “mantenete”, coi vostri sacrifici, col sudore della vostra fronte.
“Ahhh che sofferenza…  Mica vorrete che andiamo a lavorare, noi siamo diversi da voi, non possiamo rinunciare alle gioie della vita a cui siamo abituati. “Fate presto”, vogliamo tornare alle nostre gioie!”
Ecco, sono in ansia.
Ogni volta che c’è una elezione, loro sono in ansia, per questo ci fanno votare il meno possibile, per questo non ci raccontano nulla dei Trattati che firmano, per questo lo strumento referendario non può essere propositivo ma solo consultivo, per questo i governi tecnici, i governi di scopo, i governi del Presidente, i governi di coalizione, di unità nazionale…
Ragazzi, sono in ansia per i loro “pasti gratis”…
I soldi…. vogliono i nostri soldi.
Ogni volta cosi, usano l’arma del linguaggio che hanno costruito, i vocaboli che usano hanno solo lo scopo di spaventarvi.
Abbiamo degli impegni nei confronti dei mercati, abbiamo il debito pubblico…
Ve l’ho spiegato in tutte le salse: il debito pubblico è la ricchezza dei cittadini, i vostri risparmi.
Come fate a credergli?
E’ solo una questione contabile.
Una comunità decide di costituirsi come uno stato. La prima cosa che fa è stabilire le terre che sono di proprietà, questi sono i confini dello stato.
In quel territorio, c’è bisogno di strade, ferrovie , porti, ospedali, scuole, caserme, telefonia, tribunali etc etc…
Per costruire tutte queste infrastrutture, ci vogliono i soldi.
Come si fa? E’ semplice, la comunità stabilisce cosa sia denaro all’interno di quei confini.
Se il denaro è fatto in forma di banconota, esso viene creato dal nulla, stampando le banconote necessarie per iniziare quelle opere.
A questo punto inizi a dare quelle banconote, create dal nulla, a chi costruisce le strade, gli ospedali, le ferrovie … etc..
Essendo queste banconote “denaro” della comunità, l’intera comunità accetta di effettuare ogni transazione in cambio di quel denaro.
Ovviamente i risparmi dei cittadini della comunità sono costituiti da quel “denaro”.
Sui conti correnti in banca il valore è dato o espresso in quel denaro.
Contabilmente come è?
Semplice, la comunità nel suo insieme ha creato centomila banconote che prima erano nella stanza della fotocopiatrice, adesso invece non ci sono più, sono finite nel portafogli di tutta la gente della comunità.
Risultato? La comunità nel suo insieme, ha un debito verso sè stessa di centomila banconote.
Nel frattempo però, sono comparse strade, ponti, ferrovie etc etc…
Prima non c’erano e sono quindi “patrimonio della comunità”.
Altro che privatizzare!!
Quando ti dicono che “Dobbiamo tagliare il debito”, significa che devi tagliare il tuo conto corrente!
La cosa interessante è questa: il debito pubblico è il denaro che permette ai cittadini di avere case, macchine, vestiti, cibo etc etc
Senza che la comunità effettui quella operazione di fotocopiare e creare banconote, nessuna strada, nessuna casa, niente di niente.
Il denaro è “effetto”, non causa.
La causa è preesistente, e scaturisce dalla comprensione del mezzo più idoneo a favorire lo sviluppo e realizzazione di un intento condiviso.
Quindi il denaro è la misura dell’intelligenza impiegata nella realizzazione di un “intento condiviso”.
A chi appartiene il denaro all’atto di emissione? Alla intelligenza della comunità nell’ operazione di realizzazione di quell’intento condiviso. Oggi ci sono due tipi di denaro, quindi due tipi di intento, condivisi da due parti di una comunità, quella di chi vuole vivere alle spalle degli altri e quella che subisce questo intento.
Per mantenere questi parassiti, la parte della comunità composta dai “mantenitori” deve venire costantemente ingannata, instupidita, resa meno intelligente, attraverso parole che cambino la percezione delle cose.
La parola “debito”, usata in economia, non ha alcun significato. leggete un libro che si intitola “debito, i primi 5000 anni” di david Graeber…
Il “debito pubblico” è quello che ho spiegato sopra: il denaro che usiamo e che ci ha permesso di fare strade, ponti, ospedali, ferrovie….
Viene creato dal nulla e viene creato prima…
Se prima non lo stampi, non nasce da sè.
Questi del “fate presto”, lo sanno, siete voi che non lo sapete…

Franco Remondina qui >>> https://dodicesima.com/

● Qualcosa non quadra, vero?

Cross_of_the_Knights_TemplarAddirittura nel buio Medioevo l’uomo o lavoratore della terra che fosse, disponeva del suo tempo, i suoi tempi dipendevano dalle esigenze della vita, non erano stabiliti da un imprenditore e dai dettami fissati dalla società dell’epoca.

Noi invece, senza neppure accorgercene, siamo divenuti merci in movimento i cui tempi sono completamente contingentati e pilotati.

Non siamo più manco uomini ma oggetti. Ormai distanti da un’epoca in cui l’economia era in sottordine alle esigenze della comunità umana, ora siamo in un’altra era in cui le leggi economiche abusano di tutto e tutti ed è l’uomo a doversi piegare ad esse.

Queste leggi sono considerate come leggi della natura, ineluttabili, alle quali è inutile opporsi. La Terra, prima inalienabile, come pure l’uomo, diventano merce.

Qualcosa non quadra…

 

Quello che segue non è e non vuole essere un volgare spottone elettorale, ma una semplice occasione di riflessione.

p.s.: Rizzo è davvero l’ultimo vero comunista, così come inteso nella vulgata corrente. Rispettatelo.

● Non ci cancelliamo dall’anagrafe, noi notifichiamo!

LO SCOPO DI QUESTO SCRITTO non è quello di corrispondere a tecniche di vendita indotta come l’A.I.D.A. e così via. Chi non mi conosce bene (ad esempio Valeria G., giustappunto l’EX giornalista investigativa che non investiga più fatti che siano rilevanti per i lettori, gli spettatori o gli ascoltatori) sta oziosamente fantasticando. State tranquilli: non ho nulla da promuovere ohibò! Nella vita mi occupo d’altro, non faccio mercimonio di servizi annessi e connessi ai diritti umani né all’istituto dell’Autocertificazione della qualità di Legale Rappresentante. L’Universo mi è testimone…

° ° °

1.4 Analizza attentamente l’intervista che segue 

Video di smentita, la risposta di P.U. al redattore disinformato: “non ci cancelliamo dall’anagrafe, noi notifichiamo!” in risposta a questo articolo http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/lazio/anagrafe-invasa-da-richieste-per-cancellarsi-dai-registri-di-nascita-_3117811-201802a.shtml

2.4 Trai le tue considerazioni

3.4 Fatto?

Ergo, con la LR parrebbe giusto farci i soldi vendendo gli annessi “servizi” dato che gli sfigati non sanno come muoversi (chiedilo a chi nel tempo è stato allontanato da P.U.)

4.4 Nota conclusiva, ratio e passaggio alle vie di fatto (TAR + CEDU)

Hai sentito che cosa dice il giurista amministrativo in coda al video? “NON STATE INERTI DAVANTI AL SILENZIO (della P.A.) altrimenti significherebbe che fate la cosa tanto per farla!”

Salutoni, N’amaste & Arigatou!

 

 

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AGGIORNAMENTO 27/04/18

Livore e ignoranza spacciati per carattere. Ma alla fine tutto torna. Tranquilli. https://www.facebook.com/loredana.ancora/posts/10213832385758134 images

 

 

● Ma non sarebbe più sano, sensato e intelligente collaborare?

Una volta sfruttate tutte le risorse possibili e immaginabili cosa facciamo? Andiamo ad abitare su Marte? Le conseguenze della crescita sono che la terra e i mari sono già delle discariche. Visto che non si sta facendo molto per evitare questo epilogo, noi continuiamo e continueremo a dare l’allarme.

Quindi cosa c’entra la crescita con l’economia che significa gestione della casa ovvero della terra e conseguente salvaguardia della stessa, è un mistero molto più grande di quello di Fatima. Eppure è un fiorire di grandi economisti, di premi Nobel, professori universitari, politici, sindacalisti, persone serie in giacca e cravatta che continuano a ripetere questa assurda follia come se fosse assolutamente normale. Tutti che cercano il modo di crescere più velocemente cioè di accelerare ancora di più la corsa verso il precipizio e tutti convintissimi delle assurdità che dicono, con tanto di teorie, articoli, interventi, libri, tesi. C’è chi dice che il nodo al cappio va fatto in un modo, chi in un altro, chi dice che il patibolo dovrebbe essere più basso, chi più alto e continuano nella loro cecità senza tenere conto degli elementi base dell’economia che non sono quelli dei soldi da guadagnare ma di aria da respirare, acqua da bere, ambiente da preservare, tutti aspetti che la crescita sta compromettendo in maniera irreversibile. Seguendola non si arriverà nemmeno ai nipoti, perché è già un grosso problema di quale mondo si troveranno i nostri figli.

I cosiddetti esperti dicono che la crescita porta benessere e posti di lavoro. Quale benessere può essere quello che mina le basi della nostra stessa esistenza e ci porta all’estinzione? Dove sono i posti di lavoro visto che ci sono milioni di disoccupati? Addirittura quando aumentano i fatturati le imprese licenziano, figuriamoci se la crescita dà posti di lavoro.

Ma sempre più persone capiscono che le barzellette, per quanto raccontate da seri signori con linguaggio forbito, non reggono più, la devastazione è sotto gli occhi di tutti. Se vogliamo uscire da questa situazione dovranno esserci dei cambiamenti, ma non certo quelli che ci dice Renzi nei suoi vuoti slogan o quelli della pubblicità quando ti dicono che per essere te stesso devi cambiare automobile. I cambiamenti saranno radicali, profondi, senza giri di parole. Va costruita una società basata su presupposti e valori completamente diversi: non consumo ma salvaguardia, non crescita ma tutela, non concorrenza ma collaborazione, non individualismo ma comunità.

I partiti difficilmente faranno questi cambiamenti e la fiducia che i cittadini danno loro è ai minimi storici viste le percentuali ormai sempre crescenti di gente che non va più a votare; e se agli astenuti ci si aggiunge chi vota il Movimento 5 Stelle, risulta evidente che i sostenitori della politica come servizio per i comitati di affari sono ridotti davvero a poco, per quanto abbiano ancora in mano grandi poteri.

La crescita va bandita dal dizionario economico visto che riguarda solo lo sfruttamento indiscriminato di risorse e persone, di certo non ha nulla a che vedere con la gestione della casa e la sua salvaguardia.

Nella corretta gestione della casa rientra anche il fatto che i membri collaborino affinché la casa possa fare vivere tutti degnamente, la logica della crescita è invece l’opposto, dobbiamo competere, concorrere e schiacciare l’avversario per prevalere. L’ideologia della crescita si rifà infatti a concetti di concorrenza, competizione, sfruttamento. Come a dire che in casa un figlio o figlia deve schiacciare qualche altro figlio; quale genitore scellerato approverebbe una cosa del genere?

Altro aspetto che rende il concetto di crescita fuori da ogni logica e senso, sono i miliardi di persone che si rifanno a religioni secondo cui siamo tutti fratelli e sorelle e dobbiamo rispettarci e collaborare, salvo poi nel concreto seguire il dio denaro e ricorrere a leggi, ordinamenti e azioni che vanno in direzione opposta. Addirittura oltre alle religioni, ci sono pure ideologie che dicono che siamo tutti uguali e avremmo dovuto unirci insieme per costruire un bel sol dell’avvenire; però stranamente uno dei paesi che ha cercato di mettere in pratica queste belle parole, ed è il paese più popolato al mondo, ha costruito un immenso lager per i suoi schiavi lavoratori e in nome della crescita sta radendo al suolo ogni cosa che incontra sul suo cammino rendendo al confronto Attila un bambinetto dell’asilo.

Ma perché secondo l’ideologia della crescita devo sperare di prevalere su qualcun altro e quindi farlo fallire, gettarlo nella miseria, nella disperazione? Lo devo fare perché è diverso da me? Ha meno diritti di vivere dignitosamente da me? E’ inferiore?

Perché devo competere? Per fare felici gli azionisti? Per fare carriera e finire imbottito di psicofarmaci? Per indebitarmi e comprare tutto quello che mi dice la pubblicità?

Perché devo fare corsi con coach miliardari che inventano e utilizzano tutte le tecniche persuasive e manipolatorie possibili con il solo unico obiettivo del successo, che poi significa fregare il prossimo? Ma il prossimo non siamo noi stessi?

Ma non sarebbe più sano, sensato e intelligente collaborare? Non si potrebbe lavorare affinché la gestione della casa sia tale e non renderla una landa di macerie?

E’ utopico? A me sembra molto più utopico pensare di sopravvivere continuando a devastare tutto seguendo il modello della crescita.

Luminari, santoni e guru economici vari, non siate così ignoranti e analfabeti alla vita da mettere la crescita in relazione all’economia, sono due aspetti incompatibili e quando non avrete più da mangiare, bere e l’intero pianeta sarà una discarica, forse ve ne accorgerete, forse.

Il nostro paese non deve crescere ma prosperare e solo senza l’ossessione della crescita si può veramente prosperare.

(Grazie Paolo Ermani)

 

L’intento di questi pochi pixel è quello di migliorare il benessere collettivo. Su questa materia in Italia esistono molti studiosi e ricercatori, anche in aspro conflitto tra loro, costoro provengono da un obsoleto gruppo di studio (Popolo Unico) fondato nel 2015 ove si distillava dagli Stati Uniti la primitiva ideologia OPPT. Semplificando al massimo, l’utilità della LR non è quella di disporne per singole occorrenze alla stregua della patente di guida o del passaporto ecc. bensì è quella di aiutarci a capire chi siamo giuridicamente dinanzi allo Stato e quali diritti inalienabili debbano esserci ripristinati. La ricognizione e l’apprendimento delle norme sui Diritti umani è pre-condizione necessaria alla migliore comprensione di questi temi.