● Il 3° passo, il Popolo ha deciso che la sentenza venga applicata

Oggi, 10 Ottobre 2017, il Popolo della Nazione Italia ha manifestato se stesso in piazza del Popolo a Roma e di fronte al proclama del Governo Legittimo di Transizione ha approvato le proposte che lo stesso governo ha preparato.

Il Popolo si è spostato in piazza Montecitorio, qui il Generale Antonio Pappalardo ha

raccolto le istanze degli abusivi e scritto, letto, proclamato ed approvato una lettera in cui si dispone la chiusura di questo governo illegittimo. Entro le 17 avrebbero dovuto dare una risposta a tale lettera ma non l’hanno fatto.

Non hanno risposto al Popolo.

 

Il Generale Pappalardo ha quindi consultato il Popolo per decidere cosa fare e il Popolo ha proclamato la sua volontà: che la sentenza venga applicata ORA. Il Generale Pappalardo ha quindi riferito la decisione proclamata dal Popolo alle Forze dell’Ordine che ora stanno consultando la loro gerarchia per agire.

Domattina alle ore 11 le Forze dell’Ordine si porranno davanti al Popolo, di nuovo riunito a Montecitorio in presidio notturno che ascolterà cosa avranno da dire, acclamando di nuovo l’applicazione della sentenza.

Chiunque sia appartenente a uno qualsiasi dei partiti politici faccia passare per proprie parole, dichiarazioni o azioni in merito a quanto sta accadendo a Roma sta strumentalizzando e manipolando ciò che il Popolo sta agendo.

Il Popolo è Sovrano e non si riconosce in nessun partito o fazione o associazione.

Il Popolo Sovrano, è.

Aggiornamento del 14 Ottobre 2017:

[Carmelo Milazzo dixit: “Io il mio dovere l’ho fatto, sono un individuo libero e sovrano, non ho mai tollerato i soprusi. Adesso la palla passa all’Autorità Giudiziaria. Se non è collusa, deve procedere! L’unica cosa che mi rompe il ca°°o è che i vigliacchi dovranno godere dei benefici di chi come me il coraggio lo può vendere a tonnellate! Grazie soprattutto a chi direttamente e indirettamente ha reso possibile tutto questo, da Popolo Unico al Movimento di Liberazione Italia. Un’enorme mole di lavoro sta dietro a questa azione!”].

 

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● Il 2° passo, dopo la notifica: “Manifesto di liberazione dell’Italia”

[ECCO IL MANIFESTO DEL GEN. ANTONIO PAPPALARDO]
MOVIMENTO LIBERAZIONE ITALIA IN NOME E PER CONTO DEL POPOLO ITALIANO SOVRANO (ART.1 CO.2 COSTITUZIONE: “LA SOVRANITÀ APPARTIENE AL POPOLO”)

A TUTTE LE AUTORITÀ DEPUTATE AL RISPETTO DELLA LEGALITÀ NELLA REPUBBLICA ITALIANA SOVRANA

Il sottoscritto Generale dei Carabinieri in quiescenza, Dott. Antonio Pappalardo, nato a Palermo, il 25 giugno 1946, C.F. PPPNTN46H25G273D, in qualità di Presidente e L.R. del movimento politico nazionale, denominato “Movimento Liberazione Italia”, con elezione di domicilio per il presente atto in Roma, al Corso Vittorio Emanuele 152 (00186 – RM)

PREMESSO CHE

1. in data 04/12/2013, pubblicazione in G.U.15/10/2014 n.3, la Corte Costituzionale Italiana con sentenza n.1/2014 ha determinato l’illegittimità costituzionale del Parlamento Italiano e della legge elettorale utilizzata per eleggere il Parlamento in carica;

2. l’art.136 co.1 della Costituzione prevede che “Quando la Corte dichiara l’illegittimità costituzionale di una norma di legge o di atto avente forza di legge, la norma cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione”;

3. il Presidente della Repubblica in carica Napolitano Giorgio, con un Colpo di Stato, invece di sciogliere immediatamente il Parlamento, ha nominato gli illegittimi governi Monti, Letta e Renzi, dando loro mandato pieno a svolgere qualsiasi attività governativa;

4. alle dimissioni di Napolitano Giorgio, il Parlamento illegittimo, su indicazione del governo Renzi, ha nominato nuovo Presidente della Repubblica Mattarella Sergio, illegittimo anch’egli, oltre ad essere stato componente del collegio della Corte Costituzionale che aveva sentenziato l’illegittimità del Parlamento, che ha accettato la nomina in spregio di qualsiasi coerenza etica, morale, istituzionale e giuridica;
5. Mattarella Sergio, invece di sciogliere immediatamente il Parlamento, ha nominato l’illegittimo governo Gentiloni, dando mandato pieno a svolgere qualsiasi attività governativa;

6. in data 11/09/2017 è stato consegnato a Mattarella Sergio, a norma della L.241/90, un Atto Stragiudiziale di Intimazione e Diffida a sciogliere il Parlamento illegittimo, nel rispetto della sentenza della Corte Costituzionale e della Costituzione;

7. a tutt’oggi Mattarella Sergio non ha adempiuto alla sentenza della Corte Costituzionale ed alle relative previsioni della Costituzione;

8. tutti i parlamentari, il presidente della repubblica, il presidente del consiglio e tutti i componenti il governo Gentiloni, in quanto illegittimi, non possono usufruire dell’immunità parlamentare, a norma dell’art.68 della Costituzione, che loro non rispettano, pertanto, possono essere arrestati con decorrenza immediata, su tutto il territorio nazionale, essendo in flagranza di reato;

9. tutti i parlamentari, il presidente della repubblica, il presidente del consiglio e tutti i componenti i governi Monti, Letta, Renzi e Gentiloni, in quanto illegittimi, devono restituire, con gli interessi legali e la rivalutazione monetaria, tutti gli importi di cui si sono illegittimamente impossessati ai danni dei Cittadini Italiani Sovrani;

10. tutte le leggi, le norme, i tributi, le tasse e qualsiasi altro atto e/o provvedimento, assunti in sede nazionale e/o internazionale, da un parlamento e/o da un governo illegittimi e sottoscritte da un presidente della repubblica illegittimo, sono anch’esse illegittime, quindi prive di qualsiasi autorità e forza di legge nei confronti dei Cittadini Italiani Sovrani, che le considerano, pertanto, NULLE ed inapplicabili;

11. tutte le nomine dei prefetti, dei questori e dei loro vice, su tutto il territorio nazionale, in quanto effettuate da governi illegittimi, sono anch’esse illegittime e, quindi, prive di qualsiasi autorità nei confronti del Popolo Italiano Sovrano;

12. Napolitano Giorgio, Mattarella Sergio, Monti Mario, Letta Enrico, Renzi Matteo, Gentiloni Paolo e tutti i Parlamentari in carica, nominati con una legge elettorale definita incostituzionale ed illegittima, si sono resi colpevoli, in toto e/o in parte, dei seguenti reati:

1) Alto tradimento (art.90 Costituzione); 
2) Concorso formale in reato continuato (art.81 c.p.); 
3) Pene per coloro che concorrono nel reato (art.110 c.p.); 
4) Circostanze aggravanti (art.112 c.p.); 
5) Attentato contro l’integrità l’indipendenza e l’unità dello Stato (art.241 c.p.); 
6) Intelligenze con lo straniero a scopo di guerra contro lo Stato italiano (art.243 c.p.); 
7) Corruzione del cittadino da parte dello straniero (art.246 c.p.); 
8) Infedeltà in affari di Stato (art.264 c.p.); 
9) Attentato contro la Costituzione dello Stato (art.283 c.p.); 
10) Usurpazione di potere politico o comando militare (art.287 c.p.): 
11) Attentati contro i diritti politici del cittadino (art.294 c.p.); 
12) Corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio (art.319 c.p.); 
13) Corruzione di persona incaricata di pubblico servizio (art.320 c.p.); 
14) Abuso d’ufficio (art.323 c.p.); 
15) Omissione di atti d’ufficio (art.328 c.p.); 
16) Interruzione d’un servizio pubblico o di pubblica utilità (art.331 c.p.); 
17) Usurpazione di funzioni pubbliche (art.347 c.p.); 
18) Associazione a delinquere (art.416 bis c.p.); 
19) Circostanze aggravanti (art.456 c.p.); 
20) Falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici (art.476 c.p.); 
21) Falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in certificati (art.477 c.p.); 
22) Falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici (art.479 c.p.); 
23) Falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in certificati (art.480 c.p.); 
24) Falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici (art.481 c.p.); 
25) Falsità materiale commessa dal privato (art.482 c.p.); 
26) Falsità ideologica commessa dal privato in atti pubblici (art.483 c.p.); 
27) Falsità commesse da pubblici impiegati incaricati di un pubblico servizio (art.493 c.p.); 
28) Istigazione o aiuto al suicidio (art.580 c.p.); 
29) Riduzione in schiavitù (art.600 c.p.); 
30) Furto (art.624 c.p.); 
31) Truffa (art.640 c.p.); 
32) Circonvenzione di persone incapaci (art.643 c.p.); 
33) Abuso della credulità popolare (art.661 c.p.); 
34) Eventuali altre fattispecie di reato che venissero rilevate nel corso delle indagini; 

13. il luogo di commissione dei reati è tutto il territorio nazionale, pertanto, sono competenti tutte le Procure della Repubblica d’Italia;
14. il tempo di commissione dei crimini è in corso di esecuzione ed in flagranza di reato (art.382 c.p.p.)
15. le Persone Offese sono la Repubblica Italiana, come Nazione, e tutti i Cittadini Italiani Sovrani, a norma dell’art.1 della Costituzione, cui spetta il legittimo diritto costituzionale di eleggere i propri Parlamentari con una legge conforme alle previsioni costituzionali.

Questo atto/denunzia chiede al potere giudiziario, di pubblica sicurezza e militare dello Stato, che ha giurato fedeltà alla Repubblica Italiana Sovrana, di prendere una chiara ed inequivocabile posizione rispetto a questi illeciti e di agire in conformità. Tutti coloro che saranno conniventi e/o collusi con i suddetti soggetti illegittimi, e/o che daranno loro supporto e/o assistenza, saranno considerati in concorso di reato con i golpisti dal Popolo Italiano Sovrano e come tali saranno giudicati.

Roma, 10 ottobre 2017

Con osservanza
Generale dei Carabinieri
Antonio Pappalardo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

● Il 1° passo

COSA È SUCCESSO IERI, 11 SETTEMBRE 2017 ALLE 15, IN PIAZZA MONTECITORIO

 

È stata notificata la diffida ad adempiere ex art. 1454 c.c. al Capo dello Stato con la quale il Popolo DISPONE che tutti i parlamentari debbano andarsene entro trenta giorni, in ossequio alla sentenza 1/2014 della Corte di Cassazione, dove si è dichiarato illegittimo quanto segue:

  1. le cariche parlamentari,
  2. tutto ciò che è stato legiferato.

La diffida è stata notificata al dott. Filiberto Mastrapasqua del commissariato Esposizione, Roma Eur.

L’Art. 1 della Carta costituzionale italiana dice che il potere appartiene al popolo, costituito da tutti i cittadini, che concorrono al governo della cosa pubblica attraverso gli istituti e i meccanismi previsti. Tuttavia gli “abusivi” hanno prodotto leggi in contrasto con la Costituzione: un esempio? L’Articolo 75 dice che il Popolo non può prendersi il diritto d’interferire con le loro decisioni né sugli accordi internazionali… COSICCHÉ È ENTRATO L’EURO, MA NON SOLO…

 

 

UN PO’ DI STORIA

Nel 2014 la Corte di Cassazione emette la SENTENZA 1/2014 in cui viene detto che la Legge Elettorale è anticostituzionale (LINK: http://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=2014&numero=1). QUESTO GOVERNO È ILLEGITTIMO, il Popolo italiano deve saperlo.

 

Ieri era una giornata storica ma nessuno ne ha dato notizia, chissà perché… È stata notificata la disposizione che dà lo sfratto al Parlamento: rimangono 30 giorni per andarsene. Poi interverrà la Polizia a sgomberare il Palazzo per restituirlo al Popolo.

All’evento non ha presenziato nessun organo di stampa MA NOI ABBIAMO IL POTERE DI DIFFONDERE, E ALLORA DIFFONDIAMO!

 

Cosa fate: vi svegliate?

State zitti fino alle prossime elezioni partecipando e rimanendo complici di questa illegalità?
Ridete di chi ha presenziato dicendo: “e ma a cosa serve?”, “siete degli illusi” e ancora: denunciate chi, a chi?

Denunciate i protetti agli stessi protettori?

Chi dovrebbero condannare?

Ma state scherzando oppure fate sul serio?

Una sceneggiata pazzesca per nulla?

Ma davvero credete che la dittatura si scalzi con queste cazzate?

Ma mi trovi nella storia un esempio che possa calzare?

Quale dittatura nel mondo è crollata sotto “i pericolosissimi, esplosivi, avvisi di sfratto”?

 

Ricordate che l’immobilismo non ha mai premiato nessuno.

Si usurpa la Carta costituzionale e chi sta zitto e si lamenta (soltanto) è complice e non ha alcun diritto di lamentarsi. Chi non fa nulla è complice della rovina delle future generazioni.

Quella di ieri non era una manifestazione bensì un atto del Popolo contro l’illegalità e contro l’omicidio della terra, della nazione e degli esseri umani, Persone Umane private della Capacità di Agire Giuridica.

IL POPOLO È SOVRANO, vi ricordate vero?

Lo sfratto è disposto dal Popolo per mano del Gen. Pappalardo dei Carabinieri, che ha potuto consegnarlo in quanto transitato in quiescenza, quest’ultimo, che molti screditano, è da conoscere e far conoscere. Non c’è nessun partito politico. Grazie anche a Valeria Gentili e tutti coloro che erano presenti!

La Strategia del Generale Pappalardo e dei suoi uomini mette K.O. il sistema.
Hanno vietato l’accesso a tutte le piazze della Capitale e l’evento è stato dirottato rapidamente in via del Corso e presso il cinema Capranichetta, straripando naturalmente in piazza Montecitorio, per l’intenso afflusso di adesioni, che è continuato fino a sera e sta proseguendo senza sosta oggi 12 settembre.

La giornata di ieri 11 settembre 2017 ha visto, per la prima volta nella storia d’Italia, il popolo sovrano che ha diffidato il capo dello Stato, per iscritto e con regolare ricevuta, a sciogliere le camere entro 30 giorni. 

ORA, È CHIARO CHE L’ESECUTORE DELLA NOTIFICA È IL POPOLO DIRETTAMENTE E NESSUNO (PARTITI, ASSOCIAZIONI, ECC.) CHE LO RAPPRESENTI, VERO?

LINK: https://www.facebook.com/profilo1985/posts/10214213304148876)

 

 

LINK SENTENZA: http://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=2014&numero=1

 

Il primo passo verso la rinascita della nostra nazione si è compiuto ieri con la consegna della notifica di applicazione alla sentenza n. 1/2014. Il generale in congedo Antonio Pappalardo, portavoce della volontà del popolo ha consegnato nelle mani di un alto funzionario dell’ordine pubblico (Mastropasqua) l’ordine esecutivo e applicativo della suddetta sentenza. Protagonista assoluto e disponente dell’operato, è stato il Popolo italiano, convenuto civilmente e ordinatamente davanti a Piazza Montecitorio a testimonianza di questo indubbio momento storico. L’emozione e la consapevolezza veniva percepita da tutti i presenti che hanno mantenuto il controllo totale sugli eventi in corso. Mamme e papà con al seguito bambini hanno partecipato e contribuito a creare un clima famigliare e gioioso invalicabile e impenetrabile per qualsiasi sistema dittatoriale. Un plauso anche per coloro, che pur non avendo potuto essere presenti, hanno dato il loro apporto energetico seguendo il corso degli eventi da casa.
Grandi assenti, sempre e comunque ingiustificati data l’enorme portata dell’azione, gli imprecatori ad oltranza, i dichiarati oppositori al NWO, i no vax chiusi in recinti, i gruppi di scie chimiche, i signoraggisti, i forconi e tutti gli altri.
Allucinante ed estremamente dissonante questo comportamento contradditorio in cui arriva l’ordine di indietreggiare proprio nel momento in cui vi è necessità di sfondare, oltretutto in ragione di una sentenza che chiedeva solo di essere applicata. E chi doveva renderla applicabile se non il popolo?
In questo momento di totale confusione in cui le informazioni si accavallano ad una velocità impressionante, emergono sempre più chiaramente le manipolazioni e i giochetti oscuri che si celano dietro false opposizioni.
Ci si augura che coloro che sono ancora vittime e dipendenti di decisioni altrui non proprio conformi agli intenti dichiarati, possano prendere coscienza della manipolazione subita e spiccano il volo in direzione della volontà dettata dalla propria coscienza.
Al di là di tutto, il primo obiettivo è stato raggiunto.
(P. Spazzoli)

Esce il DRAPPELLO in rappresentanza del Popolo Sovrano.
In piazza, per il Pubblico Proclama.
L’approvazione dei Disponenti del Patto Costituzionale, tra due ali di folla festante e applausi a scroscio.

Emozione enorme, di tutti.
La voce di donna che sentite di fondo, sta leggendo gli Articoli da 1 a 12 della Costituzione Italiana. Quelli fondamentali.

La folla segue il drappello e il Commissario verso l’ingresso laterale del palazzo,

in Via Uffici del Vicario.
Viene sollevata l’irritualità di una notifica all’esterno.
Essa verrà reiterata, nella forma consona, al chiuso, nei prossimi giorni a venire.

…e l’inno, cantato a squarciagola…

IL MOMENTO DELLA CONSEGNA del mandato al Commissario Mastrapasqua
Questore del Commissariato “Esposizione”
Oggi, 11 settembre 2017, alle ore 16 circa
Un grande, questo Commissario.
Un VERO italiano e Patriota.
Un uomo di Cor-Aggio e di Onestà.
L’atto è nelle sue mani per la debita notifica prevista.
Questo momento è Storia;

la prima volta che il Popolo Sovrano si fa Carne, Sangue, Cuore e Spirito,
la prima volta che dispone e agisce in atti, che inoltra per la notifica in pubblicità il suo Volere ad un Pubblico Ufficiale dello Stato, per il legittimo corso delle procedure di esecuzione di una sentenza della Suprema Corte.
30 giorni, a partire dal 11 Settembre 2017 scadono il 10 ottobre prossimo.

Il Popolo oggi ha espresso sè stesso. In Persona.
Ho pianto. Molto.
di Gioia.

(Valeria Gentili)

 

D’ALTRA PARTE…

L’ex Presidente della Corte Costituzionale tuona: “se oggi diciamo che lo Stato può fallire è perché la sua sovranità è venuta a mancare”.

Finalmente anche ex Giudici della Corte Costituzionale, anzi addirittura un ex Presidente della stessa, cominciano a dire le cose come stanno, senza inutili giri di parole. Non può che far piacere che Gustavo Zagrebelsky affermi con decisione concetti che sono nostri da molti anni.

Finalmente un Magistrato della Consulta ha il coraggio di dire che gli Stati sovrani non possono fallire e che oggi, se ciò accade, è perché lo Stato ha abdicato al suo ruolo cedendo la sua prerogativa fondamentale: la sovranità monetaria. Un’affermazione che andrebbe tenuta in debita considerazione dalle Procure della Repubblica che incredibilmente non vedono reati nello smantellamento dell’Italia come Stato sovrano ed indipendente.

Le parole di Zagrebelsky sono anche uno schiaffo al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che, benché giurista ed ex Corte Costituzionale, non usa il suo potere istituzionale per dire le medesime verità, le quali ben difficilmente potrebbe omettere solo per mera ignoranza. Anzi, dopo l’incontro ed il relativo inchino alla Commissione Trilaterale, nota associazione eversiva creata dai grandi gruppi di potere economico per influenzare le democrazie mondiali a proprio piacimento, parlare di buona fede nei confronti di Mattarella è una palese forzatura.

Ma torniamo a Zagrebelsky, a cui va la stima di tutti coloro che credono ancora nella libertà e nel riscatto della democrazia costituzionale, e trascriviamo le sue splendide parole:

Si parla di fallimento dello Stato come di cosa ovvia.

Oggi, è “quasi” toccato ai Greci, domani chissà. È un concetto sconvolgente, che contraddice le categorie del diritto pubblico formatesi intorno all’idea dello Stato. Esso poteva contrarre debiti che doveva onorare. Ma poteva farlo secondo la sostenibilità dei suoi conti. Non era un contraente come tutti gli altri. Incorreva, sì, in crisi finanziarie che lo mettevano in difficoltà. Ma aveva, per definizione, il diritto all’ultima parola. Poteva, ad esempio, aumentare il prelievo fiscale, ridurre o “consolidare” il debito, oppure stampare carta moneta: la zecca era organo vitale dello Stato, tanto quanto l’esercito. Come tutte le costruzioni umane, anche questa poteva disintegrarsi e venire alla fine. Era il “dio in terra”, ma pur sempre un “dio mortale”, secondo l’espressione di Thomas Hobbes. Tuttavia, le ragioni della sua morte erano tutte di diritto pubblico: lotte intestine, o sconfitte in guerra. Non erano ragioni di diritto commerciale, cioè di diritto privato.

Se oggi diciamo che lo Stato può fallire, è perché il suo attributo fondamentale — la sovranità — è venuto a mancare. Di fronte a lui si erge un potere che non solo lo può condizionare, ma lo può spodestare. Lo Stato china la testa di fronte a una nuova sovranità, la sovranità dei creditori“.

Esattamente come è per le società commerciali. I creditori esigono il pagamento dei loro crediti e, se il debitore è insolvente, possono aggredire lui e quello che resta del suo patrimonio e spartirselo tra loro”.

La menomazione dell’indipendenza e della sovranità è reato… Chissà se dopo le parole di Zagrebelsky qualcuno alla Procura di Roma inizierà a pensarci… I reati per comodità più utili ad incriminare chi ha tradito la nazione sono quelli di cui all’art. 241 e 243 c.p. (Avv. Marco Mori)

 

 

● Madri disattente e stronze… (di Valeria Gentili)

Se prima l’immunizzazione nei nidi e negli asili era un macello e i bambini stavano male un mese sì e l’altro pure, adesso gli asili e i nidi diventeranno dei VERI LAZZARETTI.

Vi avverto.
Ci saranno contagi continui, varicelle, morbilli, parotiti, pertosse e chi più ne ha più ne metta.
Una popolazione infantile altamente vaccinata TUTTA IN UN BREVISSIMO PERIODO TEMPORALE, chiusa in strutture dove si mangia, ci sono quintali di pannolini pieni di cacca e di pipì… ci si starnutisce addosso e si tossisce muco dalla mattina alla sera, è quanto di più EPIDEMICO si possa immaginare.

Madri DISATTENTE e STRONZE che pur di andare a lavorare o semplicemente vedersi col maestro di pilates quando il marito lavora (o copula con la segretaria) che porteranno i figli al nido MALATISSIMI e INFETTI, con il solito necessaire di suppostine, antibiotici, sciroppini e antistaminici e la lista delle somministrazioni da lasciare alle maestrine cretine…

Questi sono gli ASILI, cari signori: parcheggi per bambini per madri e padri impegnatissimi.

ORA, saputo questo, perché questo accadrà, vi invito a segnarvi tutti sul sondaggio/elenco per provincia e ad organizzare fin da subito asili parentali e micro-nidi tra di voi, trovando una brava pedagogista o puericultrice da stipendiare che affianchi un paio di mamme senza occupazione.

 

 

 

Per chi si ostina a chiedere l’accesso agli asili

Nel sito di Popolo Unico alla pagina https://www.popolounico.org/vaccini trovate le diffide e le dichiarazioni di garanzia da sottoporre alle “autorità” (fa ridere pure chiamarle ancora così).

 

Dato che la priorità assoluta è la salute dei vostri bambini, direi che per come si stanno mettendo le cose, gli asili e i nidi sono GIÀ il posto più INFETTO immaginabile, per l’altissima concentrazione di virus attenuati inoculati nei corpicini di quelle povere creature figli di padri e madri imbecilli e inconsapevoli.

LAZZARETTI… lo vedrete presto, saranno lazzaretti di malati di ogni ed eventuale morbo pernicioso.

 

* * *

DEVI DENUNCIARE ISTANTANEAMENTE SE…

Ho un figlio da 0/6 iscritto prima del decreto-nazista, e la direttrice o la maestra mi dice che i vaccini sono obbligatori per l’ammissione alla scuola dell’infanzia.

DIFFIDA e poi DENUNCIA alla procura.

Ho figli da 6/16 e la maestra, la prof. o la dirigente dice a mio figlio che deve per forza portare il libretto vaccinale o caso GRAVISSIMO lo denigra davanti a tutti, DISCRIMINANDOLO calpestando la sua PRIVACY.

 

 

DIFFIDA e poi DENUNCIA alla procura

è tempo di trattarli come meritano.

 

 

Gli studi  e  lo schema  di realizzazione della “Autocertificazione della Qualità di Legale Rappresentante” sottostante all’istituto giuridico del “Jersey Trust autodichiarato” in Diritto internazionale originano da questo gruppo di studio.

● La delega, gran segreto millenario (di Pierangelo Spazzoli)

La delega è ancora oggi usata per togliere alle masse e ai popoli il proprio potere. È una prassi talmente radicata nella società antica e contemporanea da non venire nemmeno più percepita. Non stiamo parlando delle deleghe per la riunione di condominio, ma di quelle che hanno ripercussioni fondamentali sulla nostra vita, che una delega sia estorta con l’inganno (come nell’atto di nascita) o sia frutto di volontaria sottomissione poco cambia dal lato pratico. Esprimere la propria volontà attraverso altri soggetti o enti equivale a dire di non esprimerla per niente.
Se voi chiedete a chiunque abbia interesse ad amministrarvi se esso o essi lo stanno facendo per il vostro bene, tutti risponderanno in coro che non ci sono dubbi sia così. Ci si sente come obbligati a seguire ciecamente qualcosa o qualcuno che con parole adeguate sappia catturare le nostre speranze e le nostre richieste.

In una società dove amministrare altre persone o gruppi di persone è sinonimo di potere, si lascia facilmente immaginare quale sia il reale intento che muove il ricevente delega. Esso/essi perseguono interessi oscuri di solito mossi dalla sete di denaro e di potere che sono sempre nascosti dalle buone intenzioni che dicono di manifestare nei vostri confronti. Una volta ceduta la delega al più bravo ammaliatore o al più seducente esibizionista, siete in balia del suo/loro operato. Vi sedete e aspettate fiduciosi tenendo aperta quella porta della speranza senza data e priva di un punto d’arrivo chiaro e ben definito come la vostra anima richiede.

Da qui nasce quel senso di paura, d’impotenza e d’incertezza che rischia di trasformarsi in panico nel notare che nulla intorno a voi e alle vostre richieste sta cambiando. E tutto questo non è altro che la manifestazione e la conseguenza di ciò che avete deciso d’essere: nullità inoperose in balia di lupi affamati in cerca di gloria, denaro e potere. Avete ceduto voi il vostro potere e non è lecito poi lamentarsi.
Questo tipico e diffusissimo atteggiamento sociale non permetterà mai al popolo di formare la propria identità che potrà esprimersi solamente alla presenza d’intenti individuali manifestati in prima persona e condivisi dalla maggior parte del popolo.

Se fate le stesse domande a tutte le persone che incontrate, vi accorgete che, di là dalle deleghe e della manifesta inutilità che tali deleghe comportano, TUTTI vogliamo e desideriamo la stessa cosa. Quando è la nostra coscienza a parlare non ci sono e mai ci saranno divisioni. Tutti stiamo percependo la direzione autoritaria e criminale in cui si muove il mondo ma sembra che non si riesca proprio a comprendere che è proprio la cessione del potere la causa dei nostri mali.

Il sistema ci conosce meglio di quanto noi non conosciamo noi stessi e sono terrorizzati dal risveglio collettivo che non concede delega e smette di ubbidire in massa. Sanno e sappiamo in fondo anche noi, che questa è l’unica via percorribile per rendere materializzati i nostri intenti più nobili e sani.

Ora, tornando al discorso iniziale, il non concedere delega significa NON FIDARSI DI NESSUNO, nemmeno di Popolo Unico. Se una persona dice: mi fido di te o mi fido di popolo unico non ha ancora capito nulla ed è identico a chi si fida di altri. Sta ancora una volta cedendo il proprio potere.

Sta a voi stessi discernere chi avete di fronte ma sempre in manifestazione della vostra volontà. Discernere significa interagire con la coscienza aperta senza alcun condizionamento esterno al vostro essere. Questo e solo questo vi permetterà di comprendere chi avete di fronte. Capirete chi vi sta mentendo e chi no. Chi vi sta usando per altri scopi e chi no. Chi persegue propri interessi facendo credere di interessarsi a voi e chi no. Poi una volta che sapete discernere non direte mai: io sto con Popolo Unico. Direte IO SONO IL POPOLO E CONDIVIDO CON ALTRE ANIME LO STESSO SENTIMENTO E LO STESSO INTENTO, MANIFESTANDO LA MIA POTENZA INTERIORE PER FORMARE QUELL’UNITÀ DI POPOLO SENZA DELEGA IN GRADO DI MATERIALIZZARE LA MIA VOLONTÀ.

 

Gli studi  e  lo schema  di realizzazione della “Autocertificazione della Qualità di Legale Rappresentante” sottostante all’istituto giuridico del “Jersey Trust autodichiarato” in Diritto internazionale originano da questo gruppo di studio.

● Legale Rappresentante? È un living trust di fatto, ecco perché

 [L’articolo completo pubblicato il 6 luglio 2016 è qui]

 

√ La sottoscrizione dell’atto o mandato di L.R. munito del suo contenuto dichiarativo di verità o scienza, così come previsto dal gruppo di studio Popolo Unico (P.U. è un’idea che non richiede costi né tessere e ciascuno fa da sé) – per chiunque sia di nazionalità italiana [1] – implica l’elezione nella Giurisdizione internazionale del proprio trust umanitario. Comporta la certezza, a differenza del cittadino italiano, di veder riconosciuti i diritti inalienabili sanciti dai Patti internazionali sempre più disattesi dal Sistema ordoliberista. Il deposito dell’atto, o meglio, il ripudio della cittadinanza italiana de facto e de iure, non è certamente un arretramento dei propri diritti! Occorrerà darne debita notifica ai vari Enti se e quando tenteranno di seguitare a disporre della loro potestà nei confronti dell’ex (inerme) cittadino che tale non è più, essendo ora L.R. civilisticamente situato al di fuori della giurisdizione italiana ed esso stesso, come vedremo, segregato, protetto e amministrato in un trust di alto scopo umanitario. La resa in pubblicità legale [2] e la protocollazione [3] presso l’Amministrazione comunale dell’istituto giuridico AUTOCERTIFICAZIONE della QUALITÀ di LEGALE RAPPRESENTANTE (Articolo 46 lettera u DPR 28.12.2000, n. 445) [4] in favore dell’essere umano, ossia nell’interesse di egli stesso (di fatto Disponente/Settlor di un Living Trust di alto scopo) e dei propri figli minori secondo popolounico.org, aziona, nella giurisdizione del Diritto internazionale, un JERSEY TRUST AUTODICHIARATO non lucrativo né commerciale nel quale il Trustee / Legale Rappresentante, a seguito di Mandato / Accordo Privato, opererà per veder riconosciuti all’essere umano i diritti inalienabili [5] costituenti l’alto SCOPO DEL TRUST: si tratta di diritti violati, in certe circostanze, persino agli italiani quando ad esempio viene loro impedito il “diritto al benessere” (definito anche “diritti economico-sociali”). Per ottenere protezione occorre far valere – per mezzo della curatela del Legale Rappresentante / Trustee – la propria personalità giuridica come enunciato nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, all’Articolo 6: “Ogni individuo ha diritto, in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalità giuridica”: tale precetto è espressamente indicato nella legge dello Stato 25 ottobre 1977, n. 881 alla sezione “Patto internazionale > PARTE TERZA > art. 16” della legge di ratifica della DUDU. L’effetto segregativo in trust è garantito dall’assolvimento degli oneri pubblicitari quali l’Autocertificazione anzidetta a cui si integrerà, secondo i casi, giusta Dichiarazione Sostitutiva dell’Atto di Notorietà se presenti beni mobili o immobili soggetti a registrazione nel Diritto positivo, azionando le varie trascrizioni presso la Conservatoria RR.II., il Registro delle Imprese, il Registro Italiano Navale, ecc.

 

dimenticavo…  AVVERTENZA!

SCORRENDO IL TESTO USA PURE IL DITO INDICE PER CLICCARE SUI LINK (L’IPERTESTUALITÀ È IL SALE DI INTERNET)

 

Quanto costa?
· Nessun costo [6] è richiesto oltre i normali diritti di segreteria riservati all’Amministrazione comunale depositante (quella di residenza e quella di nascita, se diversa);
· Nessun oneroso intervento è richiesto da parte di alcun notaio o avvocato.

L’ALTO SCOPO DEL TRUST è anche, se non soprattutto, il superamento dell’incapacità giuridica di agire del cittadino / essere umano [7]. Tale incapacità è innestata dallo Stato con frode, vale a dire senza il consenso dell’interessato (abuso della titolarità del nome [8]) al momento della dichiarazione di nascita del nuovo nato alla Prefettura e alla Procura della Repubblica, allorquando vengono attribuite al pupillo le cosiddette finzioni giuridiche (fictio iuris) denominate “soggetto giuridico e persona fisica” volte a vincolare l’essere umano alla P.A., o meglio, alle “amministrazioni o trustees statali” tramite i vari Pubblici Ufficiali [9].

 

[1] La NAZIONALITÀ definisce l’appartenenza ad una comunità per storia, religione, tradizione, cultura e lingua. Si acquisisce alla nascita, non si può cambiare e se ne può avere soltanto una: 1. PER “TERRA” > ius soli (ad es. negli USA > se sei nato in un luogo prendi la nazionalità di quel luogo; oppure: 2. “PER FILIAZIONE, PER SANGUE” > ius sanguinis > (ad es. in Italia non conta il luogo ma la nazionalità degli ascendenti). E’ un legame giuridico, un DIRITTO FONDAMENTALE correlato al principio di “autodeterminazione dei popoli” sancito dalla CARTA DELLE NAZIONI UNITE del 1945 e da numerose risoluzioni delle organizzazioni internazionali come dalla DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL’UOMO del 1948 (art. 15) e dalla CONVENZIONE EUROPEA SULLA NAZIONALITÀ del 1997 (art. 4). Definizione di CITTADINANZA in ambito giuridico. È la condizione giuridica di chi appartiene ad un determinato stato, o più precisamente, l’insieme dei diritti (elettorato attivo e passivo) e dei doveri (rispetto delle leggi) che l’ordinamento riconosce al cittadino. L’ordinamento italiano disciplina i modi d’acquisto della cittadinanza con la L.91/1992 e con il relativo regolamento di esecuzione adottato con il D.P.R.572/1993.
[2] Con la Pubblicità legale un atto amministrativo assume piena validità in quanto portato a conoscenza erga omnes, ovvero tutti coloro che possono avere interesse al contenuto dell’atto medesimo.
[3] Sul dovere di protocollazione relativo a un procedimento anagrafico o di Stato civile, per quanto possano verificarsi iniziative accidentali o spurie da parte di singoli operatori (in ogni caso responsabili ad personam) si può tranquillamente affermare che il Comune non può esentarsi dalla protocollazione, come citato [qui a pagina 9] dalla stessa ANUSCA, un’organizzazione seppur privata, fornitrice di servizi al personale dell’86% degli enti locali. Difatti, benché sia molto complesso definire a priori cosa protocollare e cosa no, sul Dpr 445/2000 nonché nei principi stessi dell’attività amministrativa si riscontra una chiara distinzione tra l’obbligo generico (Art.53, 5°comma) di protocollare tutta la documentazione in entrata e in uscita dall’Ente, con l’eccezione di alcuni documenti che non vanno protocollati perché, per loro natura sostanzialmente divulgativa, non necessitano di alcuna registrazione formale né di conservazione. In generale le istanze e le dichiarazioni dei cittadini non rientrano nell’eccezione che tra l’altro il testo del medesimo articolo indicherebbe in un numero finito di atti, col risultato che non potranno che finire nella regola generale, cioè essere protocollate!
[4] E’ stata la Legge 4 gennaio 1968, n. 15 ad introdurre l’istituto dell’autocertificazione nell’ordinamento italiano, disciplinando per la prima volta in modo completo ed organico la materia, cui hanno fatto seguito varie rettificazioni, tra cui quelle contenute nella Legge n. 127/1997 (a sua volta modificata dalla Legge n. 191/98) e dal regolamento attuativo emanato con DPR n. 403/1998, in vigore dal 23 febbraio 1999.
[5] Diritti inalienabiliLegge n. 881 del 25 ottobre 1977 Autorizzazione alla ratifica e ordine di esecuzione in Italia (Gazzetta Ufficiale n 333 del 7 dicembre 1977). Data della ratifica: 15 settembre 1978 (Gazzetta Ufficiale n 328 del 23 novembre 1978).
[6] Imposta di bollo (nessun costo!). Articolo 37 DPR 28.12.2000, n. 445. A) Le dichiarazioni sostitutive di cui agli articoli 46 e 47 del D.P.R 445/2000 sono esenti dall’imposta di bollo. Difatti, l‘art. 14 “Tabella Allegato B” del D.P.R. 642/1972 ex art. 37 – Esenzioni Fiscali – dice espressamente: …le autocertificazioni e le dichiarazioni sostitutive elencati negli articoli 46 e 47 dello stesso DPR sono esenti dall’imposta di bollo. B) L’imposta di bollo non è dovuta quando per le leggi vigenti sia esente da bollo l’atto sostituito ovvero quello nel quale e’ apposta la firma da legalizzare). 
[7] A ben vedere, la definizione di “essente [umano]” al posto di “essere [umano]” è più profonda perché fissa meglio il lemma “essere”, unisce le parole “essere” ed “ente” (dal latino: ens – entis) ma è anche il Participio presente del verbo essere. Dicendo “essere [umano]” usiamo l’infinito del verbo essere, che esprime qualcosa di poco vivo, di statico. Il Participio presente “essente [umano]” esprime la vera forza insita nel verbo. “Essente” è in pratica “colui che è!”. Qui la conversazione sulla pagina FB di Popolo Unico.
[8] Abuso della titolarità del nome Artt. 6, 7 e 9 c.c. Ogni qualvolta la forma grafica del nome originale viene mutata senza autorizzazione del Titolare© del nome si configura reato di ABUSO. Quante volte ti scrivono e/o ti inviano fatture o ti fanno firmare contratti e ricevute o denunce riportanti il tuo nome e cognome in grafia “TUTTO MAIUSCOLO” (SOGGETTO GIURIDICO) oppure nome in “Alternato” e cognome “MAIUSCOLO” (Persona FISICA)? Qui https://goo.gl/O6ig8j Popolo Unico ce ne dà contezza e prove documentali, oltre che una sentenza della Procura della Repubblica che lo attesta… Vale per ex cittadini riconosciuti Personalità Giuridiche con capacità di agire e rappresentanza legale delle Finzioni giuridiche (fictio iuris) o Artefatti giuridici, ma anche per neonati e minori.
[9] Il consulente tecnico, il perito o l’addetto della P.A., l’ufficiale sanitario, l’insegnante o il preside di una scuola pubblica, il controllore sui mezzi pubblici, l’ufficiale giudiziario, il magistrato, il portalettere o il fattorino postale, ecc. Tutti loro sono considerati pubblici ufficiali nell’esercizio delle loro funzioni. Sono dei pubblici ufficiali, infine, gli appartenenti alle forze dell’ordine, quindi il poliziotto (anche Penitenziario), il carabiniere, il militare della Guardia di Finanza e della Guardia Costiera. Alle forze dell’ordine lo status di pubblico ufficiale è riconosciuto 24 ore al giorno.

 

 


 

√ Parlare di diritti umani inalienabili (questo e questo sono alcuni esempi) equivale ad esprimere quelle situazioni giuridiche riconosciute come fondamentali dell’essere umano e tali che neppure lo Stato può ostacolare nella loro realizzazione. Il viatico volto al recupero di tali diritti è costituito dalla Autocertificazione della qualità di Legale Rappresentante che, come detto, di fatto:

è un living trust di Jersey autodichiarato, di alto scopo umanitario, è un istituto giuridico di Diritto internazionale vigente in Italia come da ratifica della Convenzione de L’Aja del 1° luglio 1985, in forza della Legge 16 ottobre 1989, n. 364. Vi partecipa l’ “essere umano” a cui è riconosciuta per tramite del Trustee la “personalità giuridica per diritto di nascita, vale a dire, è riconosciuta la facoltà di esercitare in prima persona la CAPACITÀ DI AGIRE GIURIDICAMENTE senza l’ausilio o l’ingerenza di intermediari, difatti, il “Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici” (New York 16/12/66) declama: “OGNI INDIVIDUO HA DIRITTO, IN OGNI LUOGO, AL RICONOSCIMENTO DELLA SUA PERSONALITÀ GIURIDICA [10]è così possibile affermare che alla persona umana autodeterminata, dotata dalla nascita di crediti universali, in curatela del Legale Rappresentante, è riconosciuta la capacità di agire giuridicamente! Tale Patto internazionale è ratificato dall’Italia con la Legge 881 del 25/10/1977, la cui lettura è consigliabile per indagare i propri livelli o forme di violazione dei diritti fondamentali e conseguenti azioni di tutela in punto di diritto… Tale legge di ratifica contiene norme che assicurano concreta protezione all’esercizio dei diritti umani, imponendosi direttamente ai cittadini e agli Organi dello Stato.

[10] Personalità Giuridica. Nulla a che vedere con i Registri Prefettizi riguardanti l’iscrizione al “Registro delle persone giuridiche private” a cui è eventualmente concessa personalità giuridica, infatti, nel caso degli enti e delle associazioni all’interno degli stati la “personalità giuridica” è “attribuita, concessa”, diversamente che per la persona umana la cui soggettività giuridica, preesistendo al diritto positivo, “è. Vale a dire, deve essere semplicemente “riconosciuta”.

 


 

In Diritto internazionale la notifica dell’Autocertificazione della qualità di Legale Rappresentante a tutti gli effetti costituisce e fonda un Jersey Trust Autodichiarato. In essa, l’ “essere umano” (o meglio, come già detto l’ “essente umano”) è il Disponente (o Settlor) al di sopra di tutto, egli non ha giurisdizione di elezione se non quella “non scritta” della Legge Universale, preesistente ad ogni forma di diritto positivo. Il Disponente è titolare originario dei beni e diritti (beni materiali e beni giuridici, questi ultimi quali le predette finzioni giuridiche (Fictio iuris)[11] stabilite artificiosamente dallo Stato mediante la “Dichiarazione di nascita”), egli se ne spossessa – così generando il trust – e li attribuisce mediante affidamento al curatore “Trustee – Legale Rappresentante – sottoscrittore – mandatario…” che assume l’obbligo di amministrare e rappresentare detti beni e diritti segregati in trust per ogni esigenza notarile, legale, amministrativa, di notifica, ecc. come previsto dal Mandato / Accordo privato di trust. Una volta trasferito il diritto sui beni si è soliti dire che il disponente “esce di scena” e non riveste più alcun ruolo all’interno del trust.

 

 

[11] Finzioni giuridiche dette anche Funzioni giuridiche (Fictio iuris). Lo Stato, mediante la predetta “Dichiarazione di nascita” e conseguente Atto di Nascita attribuisce al nascituro l’appartenenza a due delimitate categorie: 1) SOGGETTO GIURIDICO (grafia maiuscola del nome e cognome), come attestato in seguito dalla Carta d’Identità, di pertinenza amministrativo – anagrafica a cura del Ministero degli Interni;  2) Persona FISICA (grafia del nome in alternato e del cognome in maiuscolo) di competenza della Procura della Repubblica, Ministero della Giustizia. (Tutto ciò alla stregua delle tradizionali “finzioni pretorie” come la fictio civitatis del mondo regnato dalla cultura giuridica degli Antichi Romani che attribuiva fittiziamente la cittadinanza romana allo straniero, con lo specifico fine di conferirgli legittimazione processuale…).

 


 

HAI CAPITO CHI È VERAMENTE, L’INDIVIDUO, IN PUNTO DI DIRITTO?
è un essere umano titolare di Personalità Giuridica a cui sono negati ben individuati Diritti inalienabili

(DUDU >>> goo.gl/Zt56BJ, CEDU >>> goo.gl/9Buapv).

Ricorrendo al Diritto internazionale, che secondo la prassi è fonte superiore alle leggi della Repubblica (l’articolo 10 della Carta Costituzionale dispone che l’ordinamento giuridico si adatti automaticamente alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute, in quanto tali norme sono considerate parte integrante del diritto della Repubblica), l’individuo fuoriesce dalla trappola dell’atto di nascita che lo aveva reso un’astrazione, una Finzione giuridica strumentale al Sistema.

 

 

TENTATIVO DI SINTESI

 

 

√ La AUTOCERTIFICAZIONE della QUALITÀ di LEGALE RAPPRESENTANTE (D.P.R. 28.12.2000, n. 445, Art. 46 lettera u) è un atto pubblico che fa prova legale, enuncia “stati, qualità personali o fatti a diretta conoscenza dell’interessato, ed in più esprime la volontà di azionare determinate condotte o atti. Di tale autocertificazione, in Diritto civile, la fidefacienza (veridicità) è requisito imprescindibile perché si possa considerare atto pubblico (Art. 2699 c.c., Art. 483 c.p.).

√ De facto, detta autocertificazione realizza un Jersey Trust Autodichiarato così vincolando ex novo al beneficiario i beni (beni materiali + beni giuridici come ad es. le Finzioni giuridiche o Fictio iuris) anteriormente intestati alle fictio iuris ed amministrate dal Trustee – Legale Rappresentante. La “segregazione dei beni” è aspetto saliente ed essenziale del trust e, secondo l’art. 11 della Convenzione de L’Aja costituisce l’effetto minimo del riconoscimento di un trust costituito in conformità della legge che lo regola. I beni conferiti al fondo in trust, dunque, sono segregati, vale a dire non appartengono né al Settlor/Disponente, né al Trustee e l’effetto segregativo trova legittimazione nella stessa Convenzione de L’Aja del 01/07/1985 ratificata dall’Italia con la Legge 09/10/1989, n. 364 entrata in vigore il 01/01/1992. La caratteristica più rilevante del trust è che i beni o i diritti oggetto dello stesso non vengono trasferiti ma concretizzano la sola apposizione di un vincolo di destinazione del patrimonio del Settlor/Disponente: i beni costituiscono un patrimonio separato, isolato da quello del Trustee, inattaccabile dai suoi creditori, poiché sono assenti formali effetti  traslativi.

Due sono le condizioni per cui i beni non possono essere aggrediti dai creditori del Settlor/Disponente, seppure tali cespiti siano “usciti” dalla sua sfera di appartenenza, a seguito del trasferimento al trustee:

  1. che il conferimento in trust sia ben anteriore al decreto ingiuntivo per insolvenza debitoria;
  2. di non essere in presenza di debitore esecutato e sottostante ad un procedimento di esecuzione forzata come il pignoramento.

 


 

PER COMPLETEZZA (Diritto positivo):
  1. CHE COSA PUÒ ESSERE OGGETTO DI UN TRUST? I beni che fanno parte di un patrimonio familiare o aziendale o parti di essi possono entrare in un trust, come a puro titolo di esempio: titoli di credito, conti bancari e somme di denaro, azioni, quote di società immobiliari, preziosi ed opere d’arte, quote di fondi comuni d’investimento, azioni quotate in Italia o all’estero, immobili ecc. Inoltre, in un trust può entrare sia la piena proprietà, sia la nuda proprietà di un bene.
  2. I TRUST INTERNI: AMMISSIBILITÀ IN ITALIA. Con il recepimento della convenzione dell’Aja del 1° luglio 1985, ratificata in Italia con legge 16 ottobre 1989, n. 364, entrata in vigore dal 1° gennaio 1992, l’istituto del trust è stato formalmente accettato nell’ordinamento italiano, ne discende l’ormai pacifica trascrizione dei beni ricompresi nel trust al trustee proprio per rendere concreto l’effetto segregativo (circolare Agenzia delle Entrate del 22 gennaio 2008, n. 3) essenza del trust, che altrimenti risulterebbe inopponibile a terzi. La legge regolatrice può essere sia quella del modello inglese, sia quella del modello internazionale, ossia emanata negli ultimi quindici anni da numerose ex colonie britanniche sedi di centri finanziari internazionali (Jersey, Guernesey, Isola di Man, Malta, Isole Cayman, Bermude, Bahamas), ovvero quella del modello dei paesi di civil law, come ad esempio i paesi sudamericani, il Licthenstein (treuhand), il Principato di Monaco, S. Marino e Israele.
  3. PER EFFETTO DELLA CONVENZIONE quindi, un cittadino italiano può istituire un trust – rapporti giuridici istituiti da una persona – con atto tra vivi o mortis causa per disporre dei propri beni e porli sotto il controllo di un trustee nell’interesse di uno o più beneficiari o per raggiungere un fine specifico.
  4. CARATTERISTICHE
    a) i beni del trust costituiscono un fondo separato e non fanno parte del patrimonio del trustee (cd. “segregazione del patrimonio del trust”);
    b) i beni del trust sono intestati al trustee;
    c) il trustee è investito del potere e onerato dell’obbligo di gestire o disporre dei beni secondo i termini del trust e le norme impostegli dalla legge.
    In breve, con la creazione di un trust, il settlor o disponente si spoglia di alcuni suoi beni e li trasferisce al trustee, che ne diviene proprietario. Il trustee deve esercitare il diritto di proprietà di cui è investito, secondo quanto stabilito nell’atto istitutivo e non a proprio vantaggio, bensì nell’esclusivo interesse del beneficiario o dei beneficiari indicati nell’atto istitutivo del trust, ovvero per il raggiungimento di uno scopo. Gli elementi distintivi di un trust sono quindi il trasferimento della piena titolarità del diritto di proprietà al trustee e la segregazione del patrimonio del trust.
  5. RICONOSCIUTA LA VALIDITÀ del “Trust Autodichiarato”. Vedi QUI.
  6. NOTA FISCALE TRUST AUTODICHIARATO. Vedi QUIQUI e QUI. Inoltre: tassazione dovuta in misura fissa (Cass. civ. sent. n. 21614/2016) (C.T.R. Campania sent. n. 4710 del 24.05.2017). Vedi QUI e QUI. L’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 43/e del 10/10/2009 prima e con la successiva circolare n. 61/e del 27/12/2010 poi, ha fornito un elenco di ipotesi in cui un trust è da considerare soggetto fittiziamente interposto, vale a dire non esistente.
  7. OBBLIGHI FISCALI
    Il “trust” nel Diritto positivo deve:
    – presentare annualmente la dichiarazione dei redditi (cfr. circolare 48/2007 dell’Agenzia delle Entrate), anche se trasparente;
    – acquisire un proprio codice fiscale;
    – ottenere la partita Iva laddove si eserciti un’attività d’impresa.
I dettami tributari del “trust” prevedono inoltre, obbligatoriamente, la tenuta delle scritture contabili, a seguito delle modifiche introdotte dalla legge 296/2006 all’articolo 13 del Dpr 600/73. I “trust” che hanno per oggetto esclusivo l’esercizio di attività commerciali devono tenere le scritture contabili previste dall’articolo 14, mentre quelli che esercitano attività commerciale in forma non esclusiva sono obbligati alla tenuta delle scritture contabili ex articolo 20 dello stesso Dpr 600. In base all’attività svolta, il “trust” può essere anche soggetto all’Irap.
INOLTRE:
  • PIGNORAMENTO INVALIDO se notificato ad un soggetto giuridico inesistente: il Trust. Vedi QUI. Difatti, come detto, i beni posti in Trust costituiscono, a tutti gli effetti, un patrimonio separato rispetto ai beni residui che compongono il patrimonio del Disponente e del Trustee.  Ne deriva, quale principale conseguenza, che i beni vincolati alle finalità del Trust, non potranno cioè essere oggetto di azioni cautelari o esecutive da parte di creditori personali:
    1. del Disponente, non essendo più gli stessi di sua proprietà;
    2. del Trustee;
    3. del/dei Beneficiari, ove esistenti, almeno nella misura in cui questi abbiano una mera aspettativa di godere in futuro del patrimonio e/o dei suoi frutti.
      [Circa lo scopo del trust, oltre che un beneficiario diretto del reddito del trust, vi può anche essere una figura diversa quale beneficiaria finale dei beni che residuano al termine del trust].

* * *

La Legge di Jersey [(Trusts Jersey Law del 1984, poi emendata dalla Trusts (Amendment) (Jersey) Law del 1989, dalla Trusts (Amendment No. 2) (Jersey) Law del 1991, dalla Trusts (Amendment No. 3) (Jersey) Law del 1996 e da ultimo dalla Trusts (Amendment No. 4) (Jersey) Law del 2006)] si sostanzia nell’affidamento dei beni a un trustee (non necessariamente un terzo) affinché questo li amministri. Si noti che trustee ben può esserlo a pieno titolo lo stesso disponente poiché la Convenzione dell’Aja ammette il “Trust autodichiarato” in quanto legittimo ed ammissibile, idoneo a segregare, nel patrimonio del disponente ovvero del trustee, i beni destinati allo scopo per il quale il trust è istituito.

 

Buon trust a tutti.

 

 

 

Gli studi  e  lo schema  di realizzazione della “Autocertificazione della Qualità di Legale Rappresentante” sottostante all’istituto giuridico del “Jersey Trust autodichiarato” in Diritto internazionale originano da questo gruppo di studio.

 

 

libera-scelta

● Trust (apro e chiudo una parentesi, nel Diritto positivo)

L’istituto del “trust” può rappresentare un’alternativa da valutare attentamente per conseguire un legittimo risparmio di imposta

Prima di procedere ad una purtroppo sommaria, dato lo scopo che con questo scritto ci si è prefissi di conseguire, analisi della vigente normativa in materia di “trust“, inteso come istituto che a ben determinate condizioni può comportare vantaggi in materia impositiva a favore del contribuente, alleggerendone, o quanto meno, diluendo nel tempo il peso dell’imposizione, è senza dubbio doveroso porre a mò di premessa una fondamentale considerazione di metodo. Mentre è del tutto lecito cercare di conseguire risparmi in materia di imposta dovuta dal contribuente all’erario, è altrettanto necessario che ciò avvenga nel pieno del rispetto delle norme che compongono il “corpus” della legislazione fiscale, senza fare di un qualsiasi istituto, e tanto meno del “trust“, un utilizzo distorto che può comportare l’insorgere di fenomeni a carattere scientemente elusivi (o caratterizzati da forme di abuso del diritto) irrimediabilmente sanzionabili da parte dell’Amministrazione finanziaria. Quale che sia la scelta che quindi viene intrapresa dal contribuente, essa non deve mai comportare un capzioso aggiramento della norma, aggiramento volto ad ottenere un indebito risparmio fiscale attraverso un improprio (ed artificioso) utilizzo dei meccanismi che vengono messi a disposizione dalla legge.

Breve descrizione dell’istituto del “trust”

Il “trust” è un contratto, tipico della giurisprudenza anglosassone, ma da qualche anno adottato e riconosciuto anche dalla legislazione italiana, con cui un soggetto disponente (“trustor” o “settlor“) trasferisce la proprietà di uno o più beni a favore di un soggetto fiduciario (“trustee“), il quale dispone e amministra i diritti reali così acquisiti (secondo le indicazioni che sono state stabilite all’atto della costituzione del rapporto giuridico), per uno scopo predeterminato o nell’interesse di un “beneficiary” titolare di un diritto personale, cui successivamente, se l’atto costitutivo del “trust” così prevede, potranno trasferirsi in piena proprietà i beni alla cessazione del “trust“.
Con il perfezionamento dell’istituto si viene a realizzare la completa separazione dalla sfera giuridica del disponente del “patrimonio conferito“, che passa in piena proprietà al “trustee”, attuando una forma di ampia tutela e garanzia del patrimonio stesso. Il complesso dei beni che lo compongono, infatti, non può essere oggetto di alcuna pretesa da parte di:

  • creditori del disponente, in quanto i beni costituenti il patrimonio che è stato conferito al “trust” non sono più di proprietà del disponente;
  • creditori personali del “trustee“, poiché lo stesso, seppur proprietario, detiene i beni conferiti solo in virtù della pregressa costituzione del “trust“, non a titolo personale, ma in favore del “trust” e ne dispone secondo le modalità che il “disponente” ha definito all’atto della costituzione del “trust” stesso;
  • creditori dei beneficiari o loro eredi, che potranno operare una cessione solo con lo scioglimento del “trust” (il cui termine viene definito nell’atto di costituzione) ed il conseguente trasferimento della proprietà.

L’istituto del “trust” è assai flessibile e le finalità cui il “trust” è funzionale possono essere le più svariate. A solo titolo di puro esempio un “trust” può essere costituito al fine di provvedere alla amministrazione e protezione della massa patrimoniale della famiglia da vicende che riguardino la sua attività imprenditoriale o quelle familiari; la tutela dei minori e dei soggetti ritenuti essere incapaci, in deroga alle restrizioni previste nelle disposizioni testamentarie che prevedono godimenti limitati dei beni; la tutela del patrimonio per finalità successorie, con destinazione a eredi specifici o a persone estranee alla famiglia; investimento in piani pensionistici o fondi comuni (trust fund anglosassoni).

Chiarita la molteplicità degli scopi per cui può essere conveniente la costituzione di un “trust“, veniamo alle forme con cui più comunemente si può presentare questo istituto. La forma più nota con cui si presenta un “trust” è probabilmente “l’estate planning trust“, nel quale un soggetto costituisce il suo patrimonio in “trust” a vantaggio di uno o più soggetti, ad esempio i figli, per tutta la durata della loro vita, di modo che essi possano godere di una rendita predeterminata e che, a una data stabilita (coincidente, ad esempio, con la morte del beneficiario o dei beneficiari), prevede il passaggio dei beni direttamente agli eredi dei beneficiari, evitando così un doppio assoggettamento all’imposta sulle successioni. Sono invece diverse le finalità del cosiddetto “charitable trust“, il patrimonio del quale è impiegato per il perseguimento di fini pubblici e del “business trust“, più simile, nei fini, alle società di capitali, che invece si propone uno scopo di lucro.

La fiscalità del “trust”
Dopo avere tratteggiato rapidamente le caratteristiche principali dell’istituto, passiamo a rilevare che esso è stato introdotto nell’ordinamento tributario italiano dalla legge finanziaria 296/2006, che ha modificato l’articolo 73 del titolo II, capo I del Tuir, provvedendo ad ampliare il novero dei soggetti passivi all’imposta sui redditi delle società (IRES) ed inserendo il “trust” tra i cosiddetti “Enti non commerciali” (vedi nota n. 1). Il sistema normativo previgente, pur riconoscendo efficacia giuridica ai “trust” regolati da legislazioni di Stati esteri (in linea con la Convenzione dell’Aja adottata nel 1985), non era mai intervenuto sull’imposizione fiscale dei proventi e dei frutti derivanti dalla gestione di beni conferiti in “trust“, né tantomeno in ordine al trattamento fiscale delle erogazioni degli stessi a favore dei beneficiari.
La prassi amministrativa e gli orientamenti dottrinali di specie, in particolare, si sono a lungo esercitati a distinguere e ad analizzare le caratteristiche di ogni singolo “trust“, al fine di determinare le modalità con cui provvedere alla tassazione dei flussi reddituali riconducibili al “trust” medesimo. In base alle loro caratteristiche si possono quindi distinguere almeno due grandi categorie di “trust“:

  • trust trasparenti“, in cui i beneficiari di reddito sono “individuati”. In questo caso i redditi derivanti dalla gestione dei beni confluiti nel “trust”, o comunque corrisposti ai beneficiari, vengono imputati per trasparenza ai beneficiari stessi e tassati in base all’aliquota marginale IRPEF propria dei beneficiari;
  • trust opachi“, senza beneficiari di reddito “individuati“. In questo caso i redditi generati dalla gestione dei beni confluiti nel “trust” vengono direttamente attribuiti al “trust” medesimo e tassati in capo ad esso. Nel caso in cui tali redditi vengano successivamente distribuiti dal “trust” ai beneficiari, in base a quanto disposto dall’atto costitutivo, essi non saranno più soggetti ad imposta.

Il “trust“, infatti, è assoggettato a tassazione per trasparenza, così come viene stabilito dalla circolare 48/2007 dell’Agenzia delle Entrate, soltanto nei casi in cui siano individuati i beneficiari del reddito. È anche possibile che un “trust” abbia contemporaneamente la caratteristica di “opaco” e di “trasparente”, nel caso in cui una parte del reddito prodotto dall’amministrazione del patrimonio conferito venga accantonata in conto capitale e parte venga distribuita ai beneficiari. I flussi di reddito generati dal “trust” e soggetti a tassazione sostitutiva o a ritenuta alla fonte a titolo di imposta avendo assolto tutti gli obblighi tributari, non devono scontare ulteriore imposizione né in capo al “trust” stesso né in capo ai beneficiari. A puro titolo di esempio tra i redditi distribuiti possono esservi interessi, premi, obbligazioni e titoli similari assoggettati a ritenuta alla fonte a titolo di imposta del 12,50% o 27%, a seconda dei casi, o redditi diversi di natura finanziaria assoggettati a imposizione sostitutiva delle imposte sui redditi del 12,50%. I beneficiari dei redditi sono tassati per trasparenza se, oltre a essere individuati, sono titolari del diritto di pretendere dal “trustee” l’assegnazione di quella parte di reddito che gli viene imputata per trasparenza. Tali redditi sono inclusi tra i redditi di capitale ai sensi dell’articolo 44, comma 1, lettera g-sexies, del Dpr 917/1986; tuttavia, come precisato dalla circolare 48/2007 dell’Agenzia delle Entrate, gli stessi sono tassati per competenza e non per cassa.
I “trust opachi“, invece, vengono tassati in base ai redditi attribuiti e tali redditi non possono essere successivamente tassati in capo ai beneficiari che li hanno percepiti (cfr. risoluzione 81/2008 dell’Agenzia delle Entrate sul “trust” misto).

Residenza
ai fini dell’imposizione fiscale è i particolare importanza la definizione della residenza del “trust“. L’articolo 73, comma 3, del Dpr 917/1986, stabilisce che un soggetto Ires viene considerato a tutti gli effetti residente se per la maggior parte del periodo di imposta ha (alternativamente) nel territorio dello Stato:

  • la sede legale
  • la sede dell’amministrazione
  • l’oggetto principale dell’attività.

In particolare l’Amministrazione finanziaria ha ritenuto opportuno chiarire che i criteri da prendere in considerazione per chiarire il collegamento con il territorio dello Stato, dalla cui presenza discende la residenza fiscale, sono la sede dell’amministrazione e l’oggetto principale dell’attività che viene svolta (non potendosi, quindi, a differenza delle società e degli enti, avere riguardo alla loro sede legale poiché poco adeguata alla peculiarità giuridica del “trust“). La sede dell’amministrazione risulta di agevole individuazione per i “trust” che si avvalgono, nel perseguire il loro scopo definito nell’atto di costituzione, di un’apposita struttura organizzativa (dipendenti, locali eccetera). Se dovesse invece mancare questa struttura, la sede dell’amministrazione tenderà a coincidere con il domicilio fiscale del “trustee“. L’oggetto principale dell’attività del “trust” è, invece, collocato nel territorio dello Stato in cui si trovano fisicamente i beni del “trust” stesso (in realtà, poiché il “trustee” amministra i beni che sono stati assegnati dal disponente, la residenza dello stesso non dovrebbe necessariamente coincidere con l’ubicazione dei beni). Un patrimonio immobiliare che sia ubicato interamente in Italia, ha evidentemente una residenza fiscale riconducibile nel territorio dello Stato; ma, se i beni o i diritti dovessero interessare una pluralità di Stati, occorre fare riferimento al criterio della prevalenza. Nel caso di patrimoni mobiliari, invece, l’oggetto principale dovrà essere identificato con l’effettiva e concreta attività esercitata.

Disposizione antielusiva di residenza
Trust offshore“: l’articolo 73, comma 3, Dpr 917/1986 (vedi nota n. 2), nell’ambito della definizione della residenza ai fini assoggettamento alle imposte sui redditi, prevede una specifica disposizione finalizzata a contrastare possibili fenomeni elusivi di localizzazione all’estero. I “trust” esteri istituiti in Paesi che non consentono un adeguato scambio di informazioni, e comunque non inclusi nella “white list” individuata con decreto ministeriale 4 settembre 1996 sono, considerati comunque residenti in Italia qualora alternativamente:

  • il disponente o il beneficiario siano fiscalmente residenti in Italia;
  • siano posti in essere da parte di un soggetto fiscalmente residente in Italia a favore del “trust“, successivamente alla sua costituzione, atti di trasferimento di diritti di proprietà su beni immobili, di costituzione o di trasferimento di diritti reali immobiliari (anche per quote), ovvero di vincoli di destinazione sugli stessi.

Tale disciplina antielusiva trova applicazione solo nel caso siano residenti in Italia i beneficiari effettivi del reddito, a nulla rilevando la residenza dei beneficiari del fondo in “trust” ed è applicabile ai “trust” con beneficiari “individuati“, i cui redditi, quindi, sono imputati per trasparenza. La presunzione semplice opera anche se la residenza fiscale in Italia del disponente e del beneficiario non è verificata nel medesimo periodo d’imposta. Infatti, mentre la residenza del disponente, in virtù della natura istantanea dell’atto di disposizione, rileva nel periodo d’imposta in cui questi ha effettuato l’atto di disposizione a favore del “trust” (sono irrilevanti eventuali successivi cambi di residenza fiscale), quella del beneficiario attrae in Italia la residenza del “trust“, anche se si verifica in un periodo d’imposta successivo. Ulteriore presunzione opera, inoltre, se gli immobili e i relativi diritti interessati da atti dispositivi a favore del “trust” risultano essere ubicati in Italia (circolare interpretativa), non essendo sufficiente, in tale caso, la residenza fiscale nel territorio dello Stato italiano del soggetto che pone in essere gli atti.

I “Trust esterovestiti“: la circolare precisa che, ove compatibili, sono applicabili ai “trust” anche le disposizioni in materia di esterovestizione delle società previste dall’articolo 73, commi 5-bis e 5-ter, Dpr 917/1986 (vedi nota n. 3); sono ricompresi, quindi, i Paesi elencati nella “white list” per i quali non opera la presunzione di residenza su citata (cfr. risoluzione 400/2008 dell’Agenzia delle Entrate su “trust” e normativa Cfc ). La disciplina sull’esterovestizione delle società, introdotta con il Dl 223/2006 dispone, nell’articolo 73, una presunzione relativa “salvo prova contraria…“, in base alla quale è considerata esistente nel territorio dello Stato la sede dell’amministrazione di società ed enti, che detengono partecipazioni di controllo, ai sensi dell’articolo 2359 c.c., in Spa, Sapa, Srl, società cooperative, società di mutua assicurazione, enti pubblici e privati, se, alternativamente:

  • sono controllate, anche indirettamente, ex articolo 2359, comma 1, c.c., da soggetti residenti nel territorio dello Stato
  • sono amministrate da un consiglio di amministrazione, o altro organo equivalente di gestione, composto in prevalenza di consiglieri residenti nel territorio dello Stato.

Tale estensione appare applicabile in maniera limitata nel caso specifico, poiché il “trust” non può per sua natura essere controllato da una società. La norma potrebbe trovare applicazione per un “trust” estero con “trustee” residente in Italia e con partecipazioni di controllo in società di capitali italiane.

Obblighi fiscali
Il “trust” deve:

  1. presentare annualmente la dichiarazione dei redditi (cfr. circolare 48/2007 dell’Agenzia delle Entrate), anche se trasparente;
  2. acquisire un proprio codice fiscale;
  3. ottenere partita Iva laddove si eserciti un’attività di tipo commerciale commerciale.

I dettami tributari del “trust” prevedono inoltre, obbligatoriamente, la tenuta delle scritture contabili, a seguito delle modifiche introdotte dalla legge 296/2006 all’articolo 13 del Dpr 600/73. I “trust” che hanno per oggetto esclusivo l’esercizio di attività commerciali devono tenere le scritture contabili previste dall’articolo 14, mentre quelli che esercitano attività commerciale in forma non esclusiva sono obbligati alla tenuta delle scritture contabili ex articolo 20 dello stesso Dpr 600. In base all’attività svolta, il “trust” può essere anche soggetto all’Irap.

Il trattamento fiscale del trasferimento di beni nei “trust” 

  • Imposte dirette

La disposizione in un “trust” di beni senza corrispettivo, non relativi a impresa, non genera di norma materia imponibile né in capo al disponente, né in capo al “trustee“. Laddove, invece, tali beni rientrino tra quelli relativi all’impresa, la disposizione di beni in “trust” è considerata una destinazione a finalità estranee all’esercizio dell’attività di impresa e, come tale, generatrice di un ricavo (articolo 85, comma 2, Tuir) o di una plusvalenza (articoli 58, 86 e 87 del Tuir) a seconda della tipologia di bene assegnato, determinati in base al valore normale di cui all’articolo 9, comma 3 (operazione soggetta a Iva ai sensi dell’articolo 2, comma 2, n. 5, del Dpr 633/1972). Per quanto si riferisce invece alle cessioni di beni durante il periodo di validità del contratto originante il “trust” (cfr. risoluzione Agenzia delle Entrate n. 425/2008 sul trattamento fiscale delle plusvalenze nel “trust“), se le disposizioni sono poste in essere nell’ambito dell’esercizio d’impresa, si applica la disciplina fiscale afferente alla categoria di appartenenza del bene ceduto, mentre, se le cessioni non sono effettuate nell’esercizio d’impresa, ricorrono i presupposti reddituali previsti dall’articolo 67 del Tuir. In tali casi, per la determinazione delle plusvalenze, si dovrà avere riguardo ai valori fiscalmente riconosciuti in capo al disponente, fermo restando che il trasferimento dei beni dal disponente al “trustee” non crea un’interruzione del decorso del quinquennio di cui all’articolo 67, mentre nel caso di cessione di beni acquistati ad opera del “trust” si farà riferimento al prezzo da questi pagato. Il trasferimento di aziende per causa di morte o atto gratuito, nello specifico, non dà luogo al realizzo di plusvalenze, se l’azienda è assunta ai medesimi valori fiscalmente riconosciuti per il dante causa ex articolo 58, comma 1, del Tuir.
Imposta di successione e donazione – La tassazione trova applicazione solamente nel primo passaggio, quello che dal disponente va al “trustee” e non anche nel trasferimento finale dal “trustee” ai beneficiari, poiché la realizzazione dell’attribuzione liberale si pone sin dall’origine a favore del beneficiario. La determinazione delle aliquote e delle franchigie deve, quindi, essere determinata in riferimento al rapporto intercorrente tra il soggetto disponente e il beneficiario (identificato almeno in relazione al grado di parentela con il disponente) e non a quello tra disponente e trustee. Nel caso del “trust” di scopo, mancando un beneficiario finale, l’imposta sarà dovuta con l’aliquota dell’8% prevista per i vincoli di destinazione a favore di altri soggetti ex articolo 2, comma 48, lettera c), Dl 262/2006. La costituzione del vincolo di destinazione in un “trust” disposto a favore dei discendenti del disponente non è soggetta all’imposta di donazione (cfr. articolo 3, comma 4-ter, Dlgs 346/1990) qualora abbia a oggetto aziende o rami di esse, quote sociali e azioni.

  • Imposte ipotecarie e catastali – Sono dovute, rispettivamente, per la formalità della trascrizione di atti aventi a oggetto beni immobili o diritti reali immobiliari e per la voltura catastale degli stessi. La circolare 48/2007 dell’Agenzia delle Entrate ha precisato che le stesse imposte sono dovute in misura proporzionale sia in sede di attribuzione di beni immobili o diritti reali immobiliari dal disponente al “trustee”, sia nel successivo trasferimento dei beni medesimi dal “trustee” ai beneficiari. Le imposte ipotecarie e catastali sono inoltre dovute per i trasferimenti eventualmente effettuati durante la vita del “trust“.

Qualche esempio per chiarire meglio la possibilità di conseguire un risparmio fiscale

Il “trust” e la tassazione dei redditi
Si supponga che due soggetti abbiano costituito un “trust“, nel quale facciano poi confluire l’intero capitale di una S.r.l.. Essendo il “trust” un soggetto IRES, i dividendi distribuiti dalla società partecipata beneficeranno dell’esenzione IRES per il 95% del loro ammontare. Tuttavia, a seconda che il “trust” risulti essere opaco o trasparente, si potranno verificare i seguenti scenari:

Trust opachi – I redditi derivanti dai beni devono essere assoggettati a tassazione in capo al “trust“, quale soggetto passivo IRES, laddove non sia individuato alcun beneficiario. La successiva distribuzione agli stessi beneficiari dei proventi (capitalizzati) conseguiti dal “trust“, ovviamente, non è assoggettabile ad alcuna imposizione sul reddito (distribuzione di capitale).

Trust trasparenti – Il reddito conseguito dal “trust” trasparente è, invece, imputato direttamente a ciascun dei beneficiari individuati, in proporzione alla quota che è stata attribuita nell’atto istitutivo ovvero in parti uguali tra loro, qualora dall’atto costitutivo stesso non sia stata prevista una ripartizione determinata. Il beneficiario deve essere individuato e deve risultare titolare del diritto di pretendere dal “trustee” l’assegnazione di quella parte di reddito che gli viene imputata per trasparenza. Nel caso di “trust trasparenti“, i redditi si qualificano sempre, in capo ai beneficiari, quali redditi di capitale, in base a quanto viene disposto dall’articolo 44, comma 1, del Tuir, a prescindere dal tipo di attività commerciale o non commerciale che viene esercitata, e dovranno pertanto essere computati nel reddito complessivo senza alcuna deduzione, beneficiando, tuttavia, del credito d’imposta per eventuali imposte che siano state assolte all’estero in via definitiva (sempre in misura proporzionale alla quota individuata in capo al singolo beneficiario). Se i redditi che sono stati conseguiti dai “trust” fiscalmente residenti in Italia sono invece destinati a beneficiari non che non risultano essere residenti fiscalmente in Italia e si qualifichino come redditi di capitale ex articolo 44 del Tuir, occorrerà valutarne, nel rispetto di eventuali convenzioni contro le doppie imposizioni, l’imponibilità in Italia o meno ai sensi dell’articolo 23, comma 1, lettera b), del Tuir.

Il Trust e la tassazione dei dividendi

La tassazione dei dividendi in capo a un “trust” opaco
Il “trust” opaco è un soggetto passivo alla tassazione dei redditi che sconta l’IRES in misura pari al 27,5% in qualità di ente non commerciale. Si sottolinea che gli enti non commerciali sono stati provvisoriamente annoverati tra i soggetti cui si applica l’IRES, sia pure con criteri di determinazione della base imponibile tra loro differenti. In base a quanto viene disposto dall’articolo 4, comma 1, lettera q), del decreto legislativo n. 344 del 2003, gli utili percepiti dagli enti non commerciali, nel limite del 95 per cento del relativo ammontare, non concorrono alla formazione del reddito complessivo imponibile; gli stessi sono esclusi anche se vengono conseguiti nell’esercizio di impresa. In sintesi, i dividendi percepiti da un “trust” opaco, sia in caso di partecipazioni qualificate sia in ipotesi di partecipazioni non qualificate, sono esenti per il 95% del loro ammontare e la tassazione a cui si ritrovano essere soggetti è il 27,5% del 5%, quindi l’1,375%.

La tassazione dei dividendi in capo a un trust trasparente
Come detto, un trust viene definito trasparente nel caso in cui i beneficiari del reddito da esso generato sono individuati all’atto di costituzione del “trust” medesimo. Per tali soggetti, la norma cui fare riferimento è l’ultimo periodo dell’articolo 73, comma 2 del Tuir (vedi nota n. 4). La citata disposizione stabilisce che i redditi conseguiti dal “trust” sono imputati, in ogni caso, ai beneficiari in proporzione alla quota di partecipazione da essi detenuta, quota che è stata individuata nell’atto di costituzione o in altri documenti successivi ovvero, in mancanza, in parti uguali. La base imponibile dei dividendi, in presenza di “trust” trasparente o opaco, è la medesima. Sono infatti tassati sul 5% del loro ammontare; in questo caso, però, la base imponibile sconterà la tassazione progressiva IRPEF di ciascuno dei beneficiari.

Conclusioni
In sostanza, indipendentemente dalle caratteristiche del “trust“, sia che si tratti di “trust” trasparente che di “trust opaco”, la tassazione dei dividenti è sul 5% del loro ammontare.
L’unica differenza sostanziale è la seguente:

  • se il “trust” è opaco, tale base imponibile sconta l’IRES del 27,5% ovvero i dividendi percepiti da un “trust opaco”, sia in caso di partecipazioni qualificate sia in ipotesi di partecipazioni non qualificate, sono esenti per il 95% del loro ammontare e la tassazione a cui sono soggetti è il 27,5% del 5%, quindi l’1,375%;
  • diversamente, nel caso di trust trasparenti la base imponibile è imputata ai beneficiari scontando la tassazione progressiva Irpef di ciascuno di essi.

Nota n. 1. L’articolo 87 del Tuir prevede quattro categorie di soggetti passivi Irpeg.

  1. Società di capitale (società per azioni ed in accomandita per azioni, società a responsabilità limitata, società cooperative e società di mutua assicurazione)
  2. Enti commerciali (enti pubblici e privati che hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali).
  3. Enti non commerciali (enti pubblici e privati che non hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali).
  4. Società ed enti non residenti (società ed enti di ogni tipo, con o senza personalità giuridica, non residenti nel territorio dello stato).

Gli enti non commerciali sono rappresentati dagli enti, diversi dalle società, non aventi per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali. Tra gli enti non commerciali si comprendono, oltre le persone giuridiche (Associazioni riconosciute), anche:

a) le associazioni non riconosciute,
b) i consorzi;
c) le altre organizzazioni non appartenenti ad altri soggetti passivi nei confronti dei quali il presupposto d’imposta si verifichi in modo unitario ed autonomo ed aventi le seguenti caratteristiche:

  • unitarietà della determinazione dei beni;
  • autonomia patrimoniale e di gestione;
  • capacità di produrre reddito in proprio;
  • autonomia di fondazione del bilancio.

Nota n. 2. Testo articolo 73, comma 3, Dpr 917/1986: “Si considerano altresì residenti nel territorio dello Stato…….. salvo prova contraria, i trust e gli istituti aventi analogo contenuto istituiti in Stati o territori diversi da quelli di cui al decreto del Ministro dell’economia e delle finanze emanato ai sensi dell’articolo 168-bis, in cui almeno uno dei disponenti ed almeno uno dei beneficiari del trust siano fiscalmente residenti nel territorio dello Stato. Si considerano, inoltre, residenti nel territorio dello Stato i trust istituiti in uno Stato diverso da quelli di cui al decreto del Ministro dell’economia e delle finanze emanato ai sensi dell’articolo 168-bis, quando, successivamente alla loro costituzione, un soggetto residente nel territorio dello Stato effettui in favore del trust un’attribuzione che importi il trasferimento di proprietà di beni immobili o la costituzione o il trasferimento di diritti reali immobiliari, anche per quote, nonché vincoli di destinazione sugli stessi”.

Nota n. 3. Articolo 73, commi 5-bis e 5-ter, Dpr 917/1986 5-bis: “Salvo prova contraria, si considera esistente nel territorio dello Stato la sede dell’amministrazione di società ed enti, che detengono partecipazioni di controllo, ai sensi dell’articolo 2359, primo comma, del codice civile, nei soggetti di cui alle lettere a) e b) del comma 1, se, in alternativa:

  • sono controllati, anche indirettamente, ai sensi dell’articolo 2359, primo comma , del codice civile, da soggetti residenti nel territorio dello Stato;
  • sono amministrati da un consiglio di amministrazione, o altro organo equivalente di gestione, composto in prevalenza di consiglieri residenti nel territorio dello Stato.

5-ter. Ai fini della verifica della sussistenza del controllo di cui al comma 5-bis, rileva la situazione esistente alla data di chiusura dell’esercizio o periodo di gestione del soggetto estero controllato. Ai medesimi fini, per le persone fisiche si tiene conto anche dei voti spettanti ai familiari di cui all’articolo 5, comma 5.”


Nota n. 4. Articolo 73, comma 2, ultimo periodo Dpr 917/1986: “Nei casi in cui i beneficiari del trust siano individuati, i redditi conseguiti dal trust sono imputati in ogni caso ai beneficiari in proporzione alla quota di partecipazione individuata nell’ atto di costituzione del trust o in altri documenti successivi ovvero, in mancanza, in parti uguali.

[Visto qui]

 

 

 

Gli studi  e  lo schema  di realizzazione della “Autocertificazione della Qualità di Legale Rappresentante” sottostante all’istituto giuridico del “Jersey Trust autodichiarato” in Diritto internazionale originano da questo gruppo di studio.