● Quanto il personale medico è qualificato?

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IERI AVEVO CONDIVISO SU FACEBOOK il post di Fabio Franchi dal titolo COLLOQUIO CON IL PEDIATRA (qui di seguito il testo) a cui è seguita l’interazione con un medico di Napoli, che riporto subito dopo, a cui ho dovuto immancabilmente dare riscontro, come sotto riportato…
Pediatra: “Allora le facciamo queste punturine?”
Genitore: “Ma io vorrei avere qualche informazione e sapere se rischio qualcosa” 
P: “Ma sì, ci può essere un po’ di febbricola, tutt’al più! un po’ di male al braccio, … un po’ di pianto, niente di grave.”
G: “Ma io ho sentito che ci possono essere anche effetti avversi gravi, anche l’AIFA ne riporta tanti.”
P: “Signora, non si confonda! quelle sono “segnalazioni”, sono cose che sarebbero capitate comunque. Deve sapere che le malattie ci sono anche indipendentemente dai vaccini. Ne era al corrente?” “Certo, ci sono gli shock anafilattici, che sono un’eventualità remotissima però comunque sono facilmente risolvibili con un po’ di adrenalina che noi abbiamo sempre a disposizione in ambulatorio. …. Ce l’avevo qui, in questo cassetto … Marta! Marta, dove ha imbucato l’adrenalina? Gliel’avevo già chiesto la scorsa settimana, non deve mancare mai! Vada subito a procurarsi qualche fialetta”
G: “Quindi solo effetti avversi di scarsa entità. Ma, scusi, come fa a saperlo?”
P: “Ma che domanda mi fa?! Con tutti gli studi che ci sono a disposizione, certo che lo sappiamo! Dagli studi pubblicati si sa che è così. Tutta la comunità scientifica è concorde.”
G: “… da quel che mi hanno detto, non sembra che ci sia nessuno studio che abbia confrontato un gruppo di vaccinati con 10 vaccini ed un gruppo di non vaccinati affatto. Lei dice che c’è. Mi potrebbe dare le coordinate di questo studio, che poi lo controllo e lo faccio controllare con calma da chi è più competente di me?” “Ovviamente, studi sui singoli vaccini non permettono di dedurre conclusioni sull’insieme.”
“Se lo studio non ci fosse, Lei non potrebbe informarmi, neanche con la più buona volontà, semplicemente perché non può umanamente sapere qualcosa che non è ancora conosciuto. Se Lei non può informarmi, io non posso firmare un consenso informato, visto che l’informazione non c’è. Giusto?”
“Affinché un consenso possa definirsi informato, bisognerebbe che l’informazione venisse data realmente. Almeno così mi ha detto la signora Debegnac, che ha fatto tutte le scuole dell’obbligo.”
G: “Se questo studio clinico randomizzato controllato non c’è, allora non può trattarsi che di un esperimento diretto. Se è un esperimento, allora ci dovrebbe essere la possibilità di una scelta da parte della cavia umana. Non dovrebbe essere obbligatorio un esperimento. Da quel che ricordo, gli esperimenti obbligatori su cavie umane venivano fatti nei regimi dittatoriali, con l’entusiasta partecipazione di molti medici. Ma noi viviamo ancora in un regime democratico, almeno io credevo così.” “Lei cosa mi dice a proposito?”
[…]
G: “C’è poi la questione dell’adiuvante e dell’alluminio, non pensa sia un problema?”
P: “Ma cosa vuole che sia signora! ce n’è una quantità infinitesimale. Noi e il bambino ne assumiamo tanto di più per bocca, o con il latte materno, o con il latte artificiale, e poi con i cibi e pure con l’acqua. Quindi non c’è proprio da preoccuparsi.
G: “Ma quanto alluminio si trova nei vaccini esattamente?”
[Qui di solito non sanno rispondere. Dei 5 medici o professori con cui mi sono confrontato pubblicamente, nessuno ne sapeva niente. Se sanno rispondere, si fa loro osservare che il primo giorno si supera già il limite considerato massimo dalla FDA americana (0,850 mg) e ribadito dal prof Burioni [1]. Se obiettano che in Europa il limite è più alto (cioé 1,25 mg), si può dire che siamo comunque vicino a valori elevati e che c’è il problema della tossicità cronica. La quantità di alluminio assunta con i vaccini nel primo semestre di vita, secondo il calendario vaccinale italiano è superiore di 23,5 volte il massimo consentito dall’EFSA [2]. per l’assunzione cronica, per un “peso medio”. Ce ne sarà in porporzione tanto di più se il bimbo sarà di peso inferiore alla media, o prematuro. “Come la mettiamo dottore? Lei mi mette per iscritto che consiglia al mio piccolo una dose di alluminio innocua, ma che viene considerata 23 volte tossica dall’EFSA?“ “Oppure, in alternativa, mi può scrivere che, secondo Lei, l’EFSA si sbaglia, specificandone in dettaglio i motivi?” ]
Per una disamina di alcuni aspetti, potete provare a leggere un mio commento alle risposte del dr. Giovanetti che ha pubblicato sul sito dell’ISS le sue “Risposte alle domande difficili”: https://drive.google.com/…/13FvOnynclJ7SmbxkrdIa-8LHO…/view…(versione 2)
Questo scritto riguarda solo la prima parte del documento. Dovreste sapermi dire se interessa e se il taglio può essere considerato utilizzabile (è quello lo scopo). Se sì, mi occuperò anche della seconda parte.
Nota [1]: Il prof Burioni, per dimostrare l’innocuità dell’adiuvante, in suo post ha citato un lavoro (HogenHesch 2013) in cui viene riportato che il limite massimo per dose è 0,850 mg, che viene superato fin dalla prima seduta vaccinale dal PNPV italiano
Nota [2]: Assunzione settimanale tollerabile (TWI): 1 mg/kg/settimana (da: Safety of aluminium from dietary intake. Scientific Opinion of the Panel on Food Additives, Flavourings, Processing. Aids and Food Contact Materials (AFC). (Question Nos EFSA-Q-2006-168 and EFSA-Q-2008-254). The EFSA Journal (2008) 754, 1-34.)
Calcolo approssimativo del livello massimo di assunzione ed assorbimento di alluminio secondo l’EFSA. Ha una funzione solo indicativa. E’ riferito a pesi (per mese) vicini alla media. Per confronto: nei primi sei mesi al lattante vengono inseriti all’interno del suo corpicino 3,390 mg (vedi schema allegato per il calcolo).
Links ai post precedenti https://www.facebook.com/fabio.franchi.921/posts/1913136628935738v

ECCO L’INTERVENTO DEL DOTT. TOZZI RICCARDO E CONSEGUENTE MIA RISPOSTA:

Mi dispiace intervenire ma l’ignoranza in materia è davvero sconcertante…..post ridicolo….giri di parole per convincere menti deboli !!! Ma non ricordate i casi di poliomielite??? Io ne ho visti molti purtroppo …ora scomparsi…avete mai visto gli spasmi tetanici???? Scomparsi .Vogliamo parlare della difterite? Ma cosa ne sapete? Niente infatti debellata.La tubercolosi? Non sapete nemmeno cos’ è…scomparsa con gli ospedali che la curavano….e le orchiti da parotite ? Che ne sapete ? Mi dispiace davvero dirvelo ma smettetela di consultare il dr.Google e così via e fidatevi….
Stefano Nizzola
Dato che si è preso il disturbo di replicare pur con il suo sconcerto, già che c’è almeno lo faccia bene, oggi è così facile informarsi! Lo faccia anche lei, al di fuori di Google, naturalmente, esca dal gregge. Veniamo al dunque. Nella sua disciplina, caro il nostro cardiochirurgo, non metto mai lingua ritenendomi inidoneo a farlo sia in profondità sia di striscio, al massimo riporto considerazioni di altri, particolarmente quando paiano suscitare curiosità. Tra l’altro, non ho difficoltà ad affermare che talvolta un vaccino possa anche essere utile. Quanto all’arte di argomentare qui dentro -adottata da eventuali astanti- sappia che replico unicamente a chi si distingue per cortesia, restituendogli altrettanta educazione: dunque, caro Tozzi, in questo caso per lei farò un’eccezione, pur mirata a distoglierla dal suo manifesto torpore. Vede, per me in prevalenza il problema non è medico-scientifico bensì è economico-sociale. Sono fortemente critico contro le lobby del farmaco, particolarmente con l’avvento del Pensiero Unico ordoliberista (se n’è accorto di vivere in pieno liberismo, vero?) tale logica comporta che una multinazionale NON INVESTA PER DEFINIZIONE DOVE NON GUADAGNA ABBASTANZA, NON TROVA? Ergo, il progresso medico (che pure c’è stato, stia tranquillo, non glielo disconosco) è ostacolato nel suo naturale avanzamento DA ESIGENZE DI LUCRO, di tornaconto, che può portare anche ad episodi di corruzione che in passato hanno riguardato anche specificatamente il settore delle vaccinazioni. LE TORNA QUALCOSA, VERO? Abbiamo avuto scandali anche nella chirurgia, ma sempre in conseguenza di un modello economico e sociale errato, o no? Lei ci vive lì dentro… Trovo interessante chiarire che l’Art. 32 Cost. recita: “Nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”. Questo inciso sembra aver convinto i più che l’obbligo imposto per legge possa superare il consenso individuale al trattamento sanitario, MA NON E’ COSI’, ed è il secondo comma dello stesso articolo costituzionale a spiegarlo: “La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Le due locuzioni non sono casualmente contenute in due commi successivi l’uno all’altro vanno necessariamente lette nella loro consecutio temporis: LA LEGGE PUÒ OBBLIGARE AD UN DETERMINATO TRATTAMENTO SANITARIO, MA NON PUÒ COMUNQUE VIOLARE I LIMITI IMPOSTI DAL RISPETTO DELLA PERSONA UMANA. Non è il contrario. Non è che la legge non può violare i diritti della persona umana a meno che tale violazione sia giustificata da un obbligo. La legge può obbligare, ma non può comunque violare. Fin qui è chiaro? Bene. I diritti della persona umana cui l’art. 32 fa riferimento, tutelati anch’essi a livello costituzionale nelle disposizioni precedenti all’art. 32 Cost. sono, tra gli altri, il diritto alla autodeterminazione, diritti ripresi successivamente da numerose convenzioni e dichiarazioni tra cui quella di Oviedo di cui certamente ne avrà contezza… PUNTO DELLA SITUAZIONE. Nella legislazione ordinaria, pur mancando di un referente normativo “generale”, il principio del consenso informato è enunciato in numerose leggi speciali, quali quella istitutiva del Servizio sanitario nazionale (L. 833/1978 il cui art. 33 sancisce il carattere di norma volontario degli accertamenti e dei trattamenti sanitari, nel rispetto della dignità e della libertà umana), in tema di sperimentazione clinica (D.L.vo. n. 211/2003), di procreazione medicalmente assistita (L. 40/2004) e di attività trasfusionali e di produzione di emoderivati (L. 219/2005).
Nel Codice di deontologia medica del 2014, l’Art. 35 statuisce che “… Il medico non intraprende né prosegue in procedure diagnostiche e /o interventi terapeutici senza la preliminare acquisizione del consenso informato o in presenza di dissenso informato….”. A livello di fonti sopranazionali, il medesimo principio come detto, trova riconoscimento nella Convenzione del Consiglio d’Europa sui diritti dell’uomo e sulla biomedicina, fatta a Oviedo il 4 aprile 1997, che, sebbene non ancora ratificata dallo Stato italiano (L’Italia è uno dei pochi paesi europei che non ha ancora depositato il protocollo di ratifica della Convenzione di Oviedo nonostante il 28 marzo 2001 abbia approvato la legge di ratifica n.145), costituisce una valida fonte d’indirizzo interpretativo.
Dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, adottata a Nizza il 7 dicembre 2000, si evince come il consenso libero e informato del paziente all’atto medico vada considerato non soltanto sotto il profilo della liceità del trattamento, ma prima di tutto come un vero e proprio diritto fondamentale del cittadino europeo, afferente al più generale diritto all’integrità della persona. Dunque, il consenso informato nasce molto tempo dopo la Costituzione, per conferire dignità pratica a tale diritto, fungendo da sintesi tra i due diritti fondamentali della persona alla cura ed alla autodeterminazione.
Esso è stato riconosciuto dalla Giurisprudenza UNANIME come principio fondamentale in materia di tutela della salute. Ebbene, è vero che residuano casi nei quali è limitatamente consentito non acquisire il previo consenso informato del paziente da sottoporre alle cure, ma si tratta dei casi in cui tale consenso non è acquisibile perché il soggetto che dovrebbe prestarlo non è capace di intendere e volere per patologie psichiatriche riconosciute (ed in tal caso peraltro si deve comunque acquisire il consenso del tutore o rappresentante legale), ovvero perché incosciente ed in immediato pericolo di vita (ed anche
in tal caso, laddove possibile, si dovrebbe prima acquisire il consenso dei parenti più prossimi). Le vaccinazioni dunque, per quanto obbligatorie, non sono un TSO vero e proprio, anche se impropriamente da più parti sono definite tali. Si consideravano TSO gli elettroshock, pratica inumana scomparsa, per i quali nessuno si è mai sognato di acquisire il consenso del soggetto sottoposto visto che era considerato incapace di prestarlo. Ora, la profilassi vaccinale è resa obbligatoria ma, per quanto detto, essa necessita comunque di un previo consenso informato giacché i soggetti cui è rivolta (adulti o bambini) sono capaci di intendere e volere e/o rappresentati da adulti capaci di intendere e volere. In presenza di tale capacità, attuale e concreta, siamo in presenza di un diritto attuale e concreto all’autodeterminazione che non può essere superato dall’obbligo. In altre parole, io posso essere obbligato a sottopormi a vaccinazione, ma conservo il diritto ad essere previamente informato circa il trattamento sanitario che riceverò e, in stretta correlazione, il diritto a non essere d’accordo. Senza il consenso di un soggetto giuridicamente capace, il trattamento sanitario può anche essere obbligatorio, MA NON PUO’ ESSERE PRATICATO perché la legge può imporre trattamenti sanitari obbligatori ma non oltre i limiti del rispetto della persona umana. ripeto: NON OLTRE I LIMITI DELLA PERSONA UMANA. La legge può obbligarmi ad un trattamento sanitario ma, non potendo superare il mio diritto all’autodeterminazione, non può obbligarmi ad essere d’accordo e, quindi, a riceverlo. Ciò chiarito, dolente del lungo pippone, le offro una ulteriore piccola riflessione a riprova: LA SBANDIERATA MINACCIA DI SEGNALAZIONE AL TRIBUNALE DEI MINORI E’ STATA CANCELLATA, SI DOMANDI PERCHE’. Saluti a lei e ai suoi vaccini.

Funziona, funziona…

 

 

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● Ciò che si vede è?

Vaccinazione antipolio Sabin – Autismo – Correlazione – Esclusione
Cassazione civile, sez. VI, 25 Luglio 2017, n. 18358.

La c.t.u. di secondo grado, dopo aver ripercorso la storia clinica del periziato, nonché la letteratura scientifica sull’argomento, ha concluso di trovarsi di fronte ad una patologia, il disturbo generalizzato dello sviluppo, di cui non è tuttora ipotizzabile una correlazione con alcuna causa nota in termini statisticamente accettabili e probanti; ha aggiunto che vi concorre un possibile ruolo di fattori genetici, mentre non sussistono ad oggi studi epidemiologici definitivi che consentano di porre in correlazione la frequenza dell’autismo con quella della vaccinazione antipolio Sabin nella popolazione. Riporta altresì i passaggi argomentativi in cui il c.t.u. ha confutato la letteratura medica a lui fatta pervenire dal consulente di parte, nonché la soluzione da questi prospettata.

http://www.ilcaso.it/giurisprudenza/archivio/17907.pdf

● Le malattie esantematiche erano le benvenute… (libertà di cura no?)

Lettera aperta del Dott. Pietro Perrino al Ministro Beatrice Lorenzin.

Ill.ma Ministra Lorenzin,
sono un Genetista, già ricercatore del CNR, che ora si occupa a pieno tempo di salute.
Sin dagli anni ’70, mi sono interessato di vaccini. Da favorevole sono diventato contrario. Sono stato convertito dalle conoscenze. Sono tante, ma per ragioni di spazio cito le principali.
Non sono state le vaccinazioni di massa a salvare l’umanità dalle malattie infettive, ma le condizioni igieniche e l’uso di acqua potabile. Le vaccinazioni di massa sono arrivate dopo. Le case farmaceutiche hanno fatto di tutto per farci credere il contrario, tanto che la maggior parte della gente se n’era convinta.
Fortunatamente c’è anche molta gente che non la pensa così, in quanto ci sono molti bambini morti o comunque danneggiati dalle vaccinazioni. I vaccini preparati per le vaccinazioni di massa non hanno nulla in comune con i vaccini di una volta: preparati in tempo reale e somministrati con modalità più vicine a quello che faceva la natura.
La gente non si fida dei vaccini moderni perché sono sporchi: contengono pezzi di DNA estraneo e inquinanti vari che causano patologie varie, quando non la morte immediata. A ciò si aggiunga che il virus o il batterio, dopo la manipolazione non sono più quelli selvatici, ma spesso, dipende dal trattamento, sono mutati e quindi possono essere più virulenti e più pericolosi o meno virulenti e quindi addirittura non efficaci. Questi fatti insieme alla genetica dei soggetti vaccinati produce effetti diversi, che vanno, appunto, dalla morte allo sviluppo nel tempo di diverse patologie.
Le vaccinazioni di massa, quando vanno bene, nel senso che il soggetto vaccinato non mostra patologie, producono immunità a breve tempo (5-10 anni) e non a vita, come invece accade quando la malattia infettiva viene contratta e superata naturalmente. Le malattie esantematiche erano le benvenute, perché inducevano immunità duratura e servivano a rinforzare il sistema immunitario contro altre malattie e disturbi neurologici anche in età avanzata. La gente faceva di tutto per contrarre le malattie esantematiche, perché esse erano garanzia di una vita più sana.
Le vaccinazioni di massa sono responsabili della diffusione nelle popolazioni di virus e batteri modificati, dai quali la gente, soprattutto non vaccinata, pare si stia difendendo bene, ma su questo punto ritengo che solo uno studio attento potrà dirci quale sarà il futuro dell’umanità, alla quale si è tolta la possibilità di vaccinarsi naturalmente e si è imposta la vaccinazione artificiale. Sappiamo, però, che i bambini non vaccinati si ammalano di meno di quelli vaccinati. Lo sappiamo perché alcuni studiosi hanno svolto queste ricerche e non perché i Ministeri della Sanità si sono preoccupati di verificare se le vaccinazioni di massa fanno veramente bene, come dice la TV.
Se le vaccinazioni imposte facessero veramente bene, perché si teme che i bambini non vaccinati possano infettare quelli vaccinati? I bambini vaccinati non sono già coperti? Semmai, sono i bambini non vaccinati che dovrebbero temere di essere infettati. I bambini immunodeficienti che non possono essere vaccinati devono temere di più i vaccinati e meno quelli non vaccinati, i quali almeno avrebbero il merito di non essere portatori, fino a quando non si ammalano.
Il 90% dei bambini nasce già immune al Tetano. Eppure l’antitetanica è obbligatoria. Basterebbe un semplice test per evitare di fare anche questo vaccino.
Questa nota è stata sollecitata anche da amici che oggi, 11 luglio 2017, sono a Roma per partecipare al presidio permanente dei no-vax davanti al Senato.
Ministra, faccia un piccolo sforzo, ritiri il DDL. Gli italiani sapranno perdonarla.
Bari, 11 luglio 2017
Pietro Perrino

 

L’intento di questi pochi pixel è quello di migliorare il benessere collettivo. Su questa materia in Italia esistono molti studiosi e ricercatori, anche in aspro conflitto tra loro, costoro provengono da un obsoleto gruppo di studio (Popolo Unico) fondato nel 2015 ove si distillava dagli Stati Uniti la primitiva ideologia OPPT. Semplificando al massimo, l’utilità della LR non è quella di disporne per singole occorrenze alla stregua della patente di guida o del passaporto ecc. bensì è quella di aiutarci a capire chi siamo giuridicamente dinanzi allo Stato e quali diritti inalienabili debbano esserci ripristinati. La ricognizione e l’apprendimento delle norme sui Diritti umani è pre-condizione necessaria alla migliore comprensione di questi temi.

● Quando le leggi dell’obbligo vaccinale sono una violazione dei diritti inalienabili?

Chiunque, sia i favorevoli sia i contrari ad affidarsi ciecamente alla copertura vaccinale, dovrebbe attuare salubri scelte di vita come ad esempio il parto in casa (anche in acqua), l’allattamento, le terapie semplici, il buon cibo (spesso vegetariano), un ambiente tranquillo e la fiducia nella capacità del corpo di guarire se stesso…
Pubblico 4 risposte fornite dal biologo Prof. Michel Georget (traduzione di  Valeria Gentili).

 

  • COME SONO TESTATI I VACCINI RELATIVAMENTE ALLA SICUREZZA?
  • “Ah, questo è un problema grossissimo, perché i vaccini SFUGGONO ad un largo numero di regole che sono invece studiate per i farmaci. Per esempio sfuggono a quelli che sono definiti gli studi FARMACO-CINETICI. Una definizione ostica, forse, ma molto semplice: la farmaco cinetica si occupa fondamentalmente di OSSERVARE le reazioni del farmaci inoculati nell’organismo. Ad esempio, un preparato per le cardiopatie o per l’ipertensione, ecco, una farmaco come questo viene seguito nella sua azione all’interno dell’organismo. Si vede ad esempio come viene METABOLIZZATO, o come si FISSA su un certo tipo di tessuti, come viene TRASFORMATO da alcuni organi, ad esempio dal FEGATO. Ecco, semplicemente questi studi non sono richiesti per quanto attiene ai vaccini. Se andate su Google e scrivete farmaco cinetica del tal vaccino, troverete la scritta “questi studi non sono necessari per l’autorizzazione di questo vaccino. Beh, questo è davvero una sciocchezza, perché per esempio se fossero fatti, sapremmo esattamente che l’alluminio viene in parte eliminato, ma una parte di esso resta nell’area dell’inoculazione e un’altra parte va in circolo nell’organismo e può penetrare nel cervello e una volta che ha superato la barriera dell’encefalo, non ne esce mai più. L’alluminio in quella sede causa delle malattie importanti, tra le quali la Miofascite macrofagica (o Fibromialgia). Se si fossero condotti fin dall’inizio, degli studi farmacocinetici, si sarebbe compreso da subito cosa causava l’alluminio nell’organismo, perché non lo si sapeva mica, eh? Da circa una quindicina d’anni riscontriamo questa patologia, mettendola in correlazione causale con l’alluminio, fissato su alcuni tipi di tessuti e in particolare nel tessuto dell’apparato nervoso.”

 

  • QUESTE MALATTIE SONO NEURO-DEGENERATIVE?
  • “Non obbligatoriamente. Sono malattie che hanno un sintomatologia muscolo-articolare. Una grande debolezza muscolare, grandi dolori articolari e poi dei problemi neurologici a livello della capacità di concentrazione.”

 

  • ESISTONO STUDI CHE TENDONO A METTERE IN CORRELAZIONE QUESTI CASI CON L’ESPOSIZIONE AI VACCINI?
  • “Certo, sicuramente. Sono stati condotti studi su campioni di pazienti ricoverati, in special modo negli ospedali parigini. Equipes mediche, guidate ad esempio dal professor Gerardi, hanno eseguito ricerche su queste malattie in relazione alle inoculazioni di vaccini. Quindi i vaccini riescono ad evitare questo tipo di studi preliminari all’approvazione.”

 

  • QUAL È LA RAGIONE PER LA QUALE NON VENGONO TESTATI IN QUESTO MODO?
  • “Non lo so, ma sarei tentato di risponderle perché non si ha voglia di conoscere se gli ingredienti dei vaccini dopo l’inoculazione vanno a fissarsi in distretti dove non è per niente opportuno che si insedino. Non so il motivo, ma questa è una constatazione di fatti evidenti ed è la prima pecca. La seconda è che non esistono studi sui vaccini condotti nella direzione della MUTAGENESI e della ONCOGENESI e nemmeno per quanto attiene alla GENOTOSSICITA’ dei vaccini. Per tutti gli altri farmaci, questi test SONO OBBLIGATORI. Faccio un altro esempio: il GARDASIL, vaccino ideato contro le infezioni da Papilloma virus dell’apparato genitale femminile. Per questo vaccino non sono condotti tests per appurare la REPROTOSSICITÀ e questo è almeno inverosimile. Una terza falla importante nella verifica dell’efficacia e tossicità vaccinale è la prova PLACEBO. Quando si conduce uno studio, si compara il farmaco con un preparato NEUTRO per verificare l’efficacia e la tolleranza. Ad esempio, si inietta semplice soluzione fisiologica in un campione, mentre nell’altro si inietta il nuovo farmaco. La soluzione fisiologica ha la stessa composizione del plasma sanguigno, quindi non interferisce con la normale fisiologia e fornisce il parametro scientifico per la valutazione. Bene, i vaccini non hanno l’obbligo di essere testati contro placebo (valutazione in doppio cieco, si chiama). Di norma si testa un nuovo vaccino paragonato ad uno vecchio, già esistente sul mercato e del quale sono già noti gli effetti secondari. Il risultato è che si dice “beh… non fa più male di quello che si usava prima, quindi è accettabile”, ma non è mai stato verificato contro un vero placebo. Ad esempio, tornando all’alluminio: si testa un nuovo vaccino che contiene alluminio, in relazione ad uno vecchio che GIÀ CONTENEVA DELL’ALLUMINIO. In entrambi i sieri è presente l’alluminio, quindi non è possibile una valutazione contro placebo, come invece sarebbe doveroso fare. E la differenza non si vedrà mai.”
Conclusioni (Gianfranco Marrocco). I vaccini sembrano godere di una sorta di immunità “giuridico-scientifica” che li differenzia enormemente dagli altri farmaci. Gli studi preclinici di sicurezza (farmacocinetica, teratogenesi, nutagenesi, cancerogenesi) non vengono richiesti. E sono proprio quelli gli studi cui poter fare riferimento per stabilire un rapporto di causa-effetto in presenza di effetti avversi. E’ questa la ragione per cui la cupola dei vaccini può impunemente dichiarare in ogni caso di reazione avversa: “E’ SOLO UNA CORRELAZIONE TEMPORALE, NON CAUSALE”. Dimostrare che ci sia un nesso causale fra vaccino e reazione avversa è un’impresa immane in assenza di studi preclinici – http://www.ema.europa.eu/docs/en_GB/document_library/Scientific_guideline/2009/09/WC500003875.pdf
L’intento di questi pochi pixel è quello di migliorare il benessere collettivo. Su questa materia in Italia esistono molti studiosi e ricercatori, anche in aspro conflitto tra loro, costoro provengono da un obsoleto gruppo di studio (Popolo Unico) fondato nel 2015 ove si distillava dagli Stati Uniti la primitiva ideologia OPPT. Semplificando al massimo, l’utilità della LR non è quella di disporne per singole occorrenze alla stregua della patente di guida o del passaporto ecc. bensì è quella di aiutarci a capire chi siamo giuridicamente dinanzi allo Stato e quali diritti inalienabili debbano esserci ripristinati. La ricognizione e l’apprendimento delle norme sui Diritti umani è pre-condizione necessaria alla migliore comprensione di questi temi.

● Libertà vaccinale, danni da vaccino

Data la non tenuità dell’argomento sotto il profilo dei diritti inalienabili…

1. È PRATICAMENTE INDISPENSABILE azionare lo stato giuridico di LR completo di tutela dei figli minori, per chi non lo avesse capito…
2. Dopo aver capito l’intento di Popolo Unico ed aver afferrato il senso di quanto descritto qui >>> goo.gl/gQa6Gk
3. potrai approfondire ciò che spiego qui >>> goo.gl/tWrtpT

 

AGGIORNAMENTO. Nella causa C‑621/15 il Diritto dell’Unione viene ampiamente in soccorso tramite sentenza di merito del 21 giugno 2017. «Rinvio pregiudiziale – Direttiva 85/374/CEE – Responsabilità per danno da prodotti difettosi – Articolo 4 – Laboratori farmaceutici – Vaccino contro l’epatite B – Sclerosi multipla – Prove del difetto del vaccino e del nesso di causalità tra il difetto e il danno subito – Onere della prova – Modalità di prova – Mancanza di consenso scientifico – Indizi gravi, precisi e concordanti lasciati alla valutazione del giudice di merito – Ammissibilità – Presupposti»

La sentenza QUI

Sentenza
1        La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’articolo 4 della direttiva 85/374/CEE del Consiglio, del 25 luglio 1985, relativa al ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati membri in materia di responsabilità per danno da prodotti difettosi (GU 1985, L 210, pag. 29).
2        Tale domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia che contrappone le sig.re N., L. e C. W (in prosieguo: «W e a.»), che agiscono sia a nome personale sia in qualità di eredi del sig. J. W, alla Sanofi Pasteur MSD SNC (in prosieguo: la «Sanofi Pasteur») nonché alla Caisse primaire d’assurance maladie des Hauts-de-Seine e alla Carpimko, una cassa autonoma pensionistica e previdenziale, in merito all’eventuale responsabilità della Sanofi Pasteur per danno da un vaccino asseritamente difettoso prodotto dalla medesima.
 Contesto normativo
 Diritto dell’Unione
3        Il primo, secondo, sesto, settimo e diciottesimo considerando della direttiva 85/374 sono così formulati:
«considerando che il ravvicinamento delle legislazioni nazionali in materia di responsabilità del produttore per i danni causati dal carattere difettoso dei suoi prodotti è necessario perché le disparità esistenti fra tali legislazioni possono falsare il gioco della concorrenza e pregiudicare la libera circolazione delle merci all’interno del mercato comune determinando disparità nel grado di protezione del consumatore contro i danni causati alla sua salute e ai suoi beni da un prodotto difettoso;
considerando che solo la responsabilità del produttore, indipendente dalla sua colpa, costituisce un’adeguata soluzione del problema, specifico di un’epoca caratterizzata dal progresso tecnologico, di una giusta attribuzione dei rischi inerenti alla produzione tecnica moderna;
(…)
considerando che per proteggere il consumatore nella sua integrità fisica e nei suoi beni è necessario che il carattere difettoso di un prodotto sia determinato non già in base alla carenza del prodotto dal punto di vista del suo uso, bensì in base alla mancanza della sicurezza che il grande pubblico può legittimamente attendersi; che questa sicurezza è valutata escludendo qualsiasi uso abusivo del prodotto che nella fattispecie fosse irragionevole;
considerando che una giusta ripartizione dei rischi tra il danneggiato e il produttore implica che quest’ultimo possa esimersi dalla responsabilità se prova l’esistenza di alcuni fatti che lo liberano;
(…)
considerando che l’armonizzazione risultante dalla presente direttiva non può per ora essere totale ma apre la strada verso una maggiore armonizzazione; (…)».
4        L’articolo 1 della direttiva 85/374 così prevede:
«Il produttore è responsabile del danno causato da un difetto del suo prodotto».
5        L’articolo 4 di detta direttiva così recita:
«Il danneggiato deve provare il danno, il difetto e la connessione causale tra difetto e danno».
6        Ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 1, della medesima direttiva:
«Un prodotto è difettoso quando non offre la sicurezza che ci si può legittimamente attendere tenuto conto di tutte le circostanze, tra cui:
a)      la presentazione del prodotto,
b)      l’uso al quale il prodotto può essere ragionevolmente destinato,
c)      il momento della messa in circolazione del prodotto».
 Diritto francese
7        L’articolo 1386-1 del code civil (codice civile) enuncia quanto segue:
«Il produttore è responsabile per il danno causato dai suoi prodotti difettosi, indipendentemente dalla circostanza che egli abbia un rapporto contrattuale con il danneggiato».
8        L’articolo 1386-9 del codice civile prevede che:
«Il richiedente deve provare il danno, il difetto e il nesso di causalità tra il difetto e il danno».
 Procedimento principale e questioni pregiudiziali
9        Ai fini della vaccinazione contro l’epatite B, al sig. W è stato somministrato un vaccino prodotto dalla Sanofi Pasteur, con tre iniezioni praticate, successivamente, il 26 dicembre 1998, il 29 gennaio 1999 e l’8 luglio 1999. Nel mese di agosto 1999, il sig. W ha iniziato a manifestare vari disturbi, che hanno condotto, nel mese di novembre 2000, a una diagnosi di sclerosi multipla.
10      Il 1° marzo 2005 i periti giudiziari hanno concluso che, dal 20 gennaio 2001, la sclerosi multipla da cui il sig. W era affetto non gli consentiva più di esercitare un’attività professionale. Successivamente, le condizioni del sig. W si sono progressivamente aggravate fino a raggiungere una disabilità funzionale del 90%, che richiedeva la presenza costante di un terzo, situazione protrattasi fino al momento del suo decesso, il 30 ottobre 2011.
11      Nel 2006, il sig. W nonché W e a., ossia tre suoi familiari, hanno presentato, sulla base degli articoli 1386-1 e seguenti del codice civile, un ricorso diretto ad ottenere la condanna della Sanofi Pasteur al risarcimento del danno da essi lamentato a causa della somministrazione al sig. W del vaccino in questione. A sostegno di tale ricorso, hanno fatto valere che la concomitanza tra la vaccinazione e la comparsa della sclerosi multipla nonché la mancanza di precedenti personali e familiari del sig. W relativamente a tale patologia sono tali da far sorgere presunzioni gravi, precise e concordanti quanto all’esistenza di un difetto del vaccino e di un nesso di causalità tra l’inoculazione di quest’ultimo e l’insorgenza della suddetta patologia.
12      A tale riguardo, essi hanno richiamato la giurisprudenza della Cour de cassation (Corte di cassazione, Francia) secondo cui, come esposto da quest’ultima nella sua decisione di rinvio, nel settore della responsabilità dei laboratori farmaceutici per danni ascrivibili ai vaccini dai medesimi prodotti, la prova dell’esistenza di un difetto del vaccino e di un nesso di causalità tra tale difetto e il danno subito dal danneggiato può risultare da presunzioni gravi, precise e concordanti soggette al libero apprezzamento del giudice di merito.
13      In particolare, da tale giurisprudenza emerge che il giudice di merito può, nell’esercizio del suo libero apprezzamento, ritenere che gli elementi di fatto prospettati da un ricorrente, come il periodo intercorso tra la somministrazione del vaccino e la comparsa di una malattia nonché l’assenza di precedenti familiari o personali del paziente per quanto riguarda la malattia in questione, costituiscano presunzioni gravi, precise e concordanti, di natura tale da dimostrare il difetto del vaccino e l’esistenza di un nesso di causalità tra quest’ultimo e la malattia di cui trattasi, nonostante la constatazione che la ricerca medica non stabilisca un nesso fra la vaccinazione e la comparsa della malattia.
14      Il ricorso dei litisconsorti W è stato accolto dal tribunal de grande instance de Nanterre (Tribunale di prima istanza di Nanterre, Francia) con sentenza del 4 settembre 2009. Tale sentenza è stata successivamente riformata dalla cour d’appel de Versailles (Corte d’appello di Versailles, Francia), la quale, con sentenza del 10 febbraio 2011, ha affermato che gli elementi da essi dedotti erano idonei a far sorgere presunzioni gravi, precise e concordanti quanto all’esistenza di un nesso di causalità tra l’inoculazione del vaccino in questione e l’insorgenza della malattia, ma non quanto all’esistenza di un difetto di tale vaccino.
15      La Cour de cassation (Corte di cassazione), chiamata a pronunciarsi su un’impugnazione diretta contro tale sentenza, l’ha annullata con sentenza del 26 settembre 2012. In quest’ultima sentenza, detto giudice ha ritenuto che la cour d’appel de Versailles (Corte d’appello di Versailles), pronunciandosi, con considerazioni di ordine generale, sul rapporto rischi/benefici della vaccinazione e dopo aver riconosciuto, alla luce delle eccellenti condizioni di salute pregresse del sig. W, dell’assenza di precedenti familiari e della prossimità temporale tra la vaccinazione e la comparsa della malattia, che esistevano presunzioni gravi, precise e concordanti che consentivano di affermare che il nesso di causalità tra la malattia e l’assunzione del vaccino era sufficientemente dimostrato, senza esaminare se le circostanze particolari da essa così ravvisate non costituissero altresì presunzioni gravi, precise e concordanti tali da dimostrare il carattere difettoso del vaccino, non avesse fornito una base giuridica alla propria decisione.
16      Pronunciandosi su rinvio a seguito di cassazione, la cour d’appel de Paris (Corte d’appello di Parigi, Francia) ha riformato la summenzionata sentenza del tribunal de grande instance de Nanterre (Tribunale di prima istanza di Nanterre) e ha respinto il ricorso di W e a. con sentenza del 7 marzo 2014. In questa sentenza, detto giudice ha rilevato, in primo luogo, che non vi era consenso scientifico a favore dell’esistenza di un nesso di causalità tra la vaccinazione contro l’epatite B e l’insorgenza della sclerosi multipla, e che l’insieme delle autorità sanitarie nazionali e internazionali ha escluso l’associazione tra la probabilità di essere colpiti da malattia demielinizzante centrale o periferica (caratteristica della sclerosi multipla) e tale vaccinazione. Esso ha affermato, in secondo luogo, che da molteplici studi medici emergeva che l’eziologia della sclerosi multipla è attualmente sconosciuta. In terzo luogo, una recente pubblicazione medica avrebbe concluso che, alla comparsa dei primi sintomi della sclerosi multipla, il processo fisiopatologico ha probabilmente avuto inizio diversi mesi, o addirittura diversi anni, prima. In quarto luogo, e da ultimo, detto giudice ha rilevato che studi epidemiologici indicavano come dal 92 al 95% delle persone colpite dalla suddetta malattia non avessero precedenti di tale tipo nelle loro famiglie. Alla luce di questi elementi, la cour d’appel de Paris (Corte d’appello di Parigi) ha concluso che i criteri della prossimità temporale tra la vaccinazione e i primi sintomi e della mancanza di precedenti personali e familiari fatti valere da W e a. non potevano costituire, insieme o separatamente, presunzioni gravi, precise e concordanti che consentivano di ravvisare la sussistenza di un nesso di causalità tra la vaccinazione e la malattia considerate.
17      In tale contesto, la Cour de cassation (Corte di cassazione), chiamata a pronunciarsi su un nuovo ricorso per cassazione diretto contro tale sentenza, ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:
«1)      Se l’articolo 4 della direttiva [85/374] osti, per quanto riguarda la responsabilità dei laboratori farmaceutici per danni ascrivibili ai vaccini da essi prodotti, a un mezzo di prova che prevede che il giudice di merito, nell’esercizio del suo libero apprezzamento, possa ritenere che gli elementi di fatto presentati dal ricorrente costituiscano presunzioni gravi, precise e concordanti, tali da dimostrare il difetto del vaccino e l’esistenza di un nesso causale tra quest’ultimo e la malattia, nonostante la constatazione che la ricerca medica non stabilisce alcun nesso fra la vaccinazione e la comparsa della malattia.
2)      In caso di risposta negativa alla prima questione, se l’articolo 4 della (…) direttiva 85/374 osti a un sistema di presunzioni secondo cui l’esistenza di un nesso causale tra il difetto attribuito a un vaccino e il danno subito dal danneggiato debba sempre essere considerata dimostrata in presenza di determinati indizi di causalità.
3)      In caso di risposta affermativa alla prima questione, se l’articolo 4 della (…) direttiva 85/374 debba essere interpretato nel senso che la dimostrazione, a carico del danneggiato, dell’esistenza di un nesso causale fra il difetto attribuito a un vaccino e il danno da essa subito, possa essere considerata fornita soltanto qualora tale nesso venga determinato in maniera scientifica».
 Sulle questioni pregiudiziali
 Sulla prima questione
18      Con la sua prima questione, il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se l’articolo 4 della direttiva 85/374 debba essere interpretato nel senso che osta a un regime probatorio nazionale, come quello di cui al procedimento principale, in base al quale il giudice di merito, chiamato a pronunciarsi su un’azione diretta ad accertare la responsabilità del produttore di un vaccino per danno derivante da un asserito difetto di quest’ultimo, può ritenere, nell’esercizio del libero apprezzamento conferitogli al riguardo, che, nonostante la constatazione che la ricerca medica non stabilisce né esclude l’esistenza di un nesso tra la somministrazione del vaccino e l’insorgenza della malattia da cui è affetto il danneggiato, taluni elementi in fatto invocati dal ricorrente costituiscano indizi gravi, precisi e concordanti che consentono di ravvisare la sussistenza di un difetto del vaccino e di un nesso di causalità tra detto difetto e tale malattia.
19      Occorre in limine ricordare che, mentre l’articolo 1 della direttiva 85/374 sancisce il principio secondo cui il produttore è responsabile del danno causato da un difetto del suo prodotto, l’articolo 4 di tale direttiva precisa che l’onere di provare il danno, il difetto e la connessione causale tra difetto e danno grava sul danneggiato.
20      Si deve altresì ricordare che, conformemente a giurisprudenza costante, detta direttiva persegue, sugli aspetti che disciplina, un’armonizzazione totale delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri (sentenza del 20 novembre 2014, Novo Nordisk Pharma, C‑310/13, EU:C:2014:2385, punto 23 e giurisprudenza ivi citata).
21      Per contro, come risulta dal diciottesimo considerando della medesima direttiva, essa non aspira ad un’armonizzazione completa del settore della responsabilità per danno da prodotti difettosi al di fuori degli aspetti che essa disciplina (sentenza del 20 novembre 2014, Novo Nordisk Pharma, EU:C:2014:2385, punto 24 e giurisprudenza ivi citata).
22      A tale riguardo, occorre rilevare, anzitutto, che la direttiva 85/374 non contiene definizioni della nozione di causalità ai sensi degli articoli 1 e 4 della medesima. Per contro, la nozione di «difetto» ai sensi di questi articoli si trova definita all’articolo 6 di tale direttiva.
23      Come emerge dall’articolo 6, paragrafo 1, della direttiva in parola, un prodotto è difettoso quando non offre la sicurezza che ci si può legittimamente attendere tenuto conto di tutte le circostanze, tra cui la presentazione di tale prodotto, l’uso al quale esso può essere ragionevolmente destinato e il momento della sua messa in circolazione. Conformemente al sesto considerando della stessa direttiva, occorre effettuare tale valutazione alla luce delle legittime aspettative del grande pubblico (sentenza del 5 marzo 2015, Boston Scientific Medizintechnik, C‑503/13 e C‑504/13, EU:C:2015:148, punto 37).
24      Peraltro, con riferimento alla prova, occorre sottolineare che sebbene l’articolo 4 della direttiva 85/374 preveda, come ricordato al punto 19 della presente sentenza, che l’onere della prova grava sul danneggiato, né detto articolo 4 né altre disposizioni di tale direttiva affrontano gli altri aspetti relativi all’assunzione di una prova siffatta (v., in tal senso, sentenza del 20 novembre 2014, Novo Nordisk Pharma, C‑310/13, EU:C:2014:2385, punti da 25 a 29).
25      Ciò considerato, in base al principio dell’autonomia procedurale e fatti salvi i principi di equivalenza e di effettività, spetta all’ordinamento giuridico interno di ciascuno Stato membro fissare le modalità di assunzione della prova, i mezzi di prova ammissibili dinanzi al giudice nazionale competente o, ancora, i principi che presiedono alla valutazione, da parte di detto giudice, dell’efficacia probatoria degli elementi di prova al suo esame nonché lo standard probatorio richiesto (v., per analogia, sentenza del 15 ottobre 2015, Nike European Operations Netherlands, C‑310/14, EU:C:2015:690, punti 27 e 28, nonché sentenza del 21 gennaio 2016, Eturas e a., C‑74/14, EU:C:2016:42, punti 30 e 32).
26      Per quanto riguarda, più precisamente, il principio di effettività, esso esige, con riferimento alle modalità procedurali dei ricorsi destinati a garantire la salvaguardia dei diritti spettanti ai singoli in forza del diritto dell’Unione, che tali modalità non rendano praticamente impossibile o eccessivamente difficile l’esercizio dei diritti così conferiti dall’ordinamento giuridico dell’Unione (v. segnatamente, in tal senso, sentenza del 10 aprile 2003, Steffensen, C‑276/01, EU:C:2003:228, punto 60 e giurisprudenza ivi citata).
27      Quanto, più specificamente, alla direttiva 85/374, dalla giurisprudenza della Corte emerge che le modalità nazionali di assunzione e di valutazione della prova non devono essere tali da pregiudicare né la ripartizione dell’onere della prova quale prevista all’articolo 4 di tale direttiva né, più in generale, l’effettività del regime della responsabilità previsto dalla suddetta direttiva o gli obiettivi perseguiti dal legislatore dell’Unione attraverso la stessa (v., in tal senso, sentenza del 20 novembre 2014, Novo Nordisk Pharma, C‑310/13, EU:C:2014:2385, punti 26 e 30 e giurisprudenza ivi citata).
28      A tale riguardo, è senz’altro vero che un regime probatorio nazionale come quello oggetto della prima questione è tale da agevolare il compito del danneggiato chiamato a fornire le prove richieste per consentirgli di far sorgere la responsabilità del produttore. Infatti, emerge in sostanza dalle prospettazioni contenute nella decisione di rinvio che un regime siffatto non impone al danneggiato di produrre, in ogni circostanza, prove certe e inconfutabili della sussistenza del difetto del prodotto e del nesso di causalità tra quest’ultimo e il danno subito, ma autorizza il giudice, se del caso, a concludere che tali elementi esistono fondandosi su un complesso di indizi la cui gravità, precisione e concordanza gli consentono di ritenere, con un grado sufficientemente elevato di probabilità, che una simile conclusione corrisponda alla realtà.
29      Tuttavia, un regime probatorio siffatto non è, di per sé, tale da comportare un’inversione dell’onere della prova gravante sul danneggiato ai sensi dell’articolo 4 della direttiva 85/374, poiché tale regime lascia, in tal modo, al medesimo l’onere di dimostrare i vari indizi la cui compresenza permetterà eventualmente al giudice adito di fondare il proprio convincimento quanto alla sussistenza di un difetto del vaccino e del nesso di causalità tra quest’ultimo e il danno subito (v., per analogia, sentenza del 20 novembre 2014, Novo Nordisk Pharma, C‑310/13, EU:C:2014:2385, punti da 26 a 28).
30      Peraltro, è necessario precisare – alla luce, in particolare, della circostanza menzionata dal giudice del rinvio secondo cui la ricerca medica non stabilisce né esclude l’esistenza di un nesso tra la somministrazione del vaccino e l’insorgenza della sclerosi multipla – che un regime probatorio che precluda ogni ricorso a un metodo indiziario e preveda che, per soddisfare l’onere della prova previsto dall’articolo 4 della suddetta direttiva, il danneggiato è tenuto a fornire prova certa, tratta dalla ricerca medica, dell’esistenza di un nesso di causalità tra il difetto attribuito al vaccino e l’insorgenza della malattia sarebbe in contrasto con quanto richiesto dalla stessa direttiva.
31      Infatti, uno standard probatorio di tale grado, che finirebbe con l’escludere ogni modalità di prova diversa dalla prova certa tratta dalla ricerca medica, avrebbe l’effetto, come rilevato dall’avvocato generale al paragrafo 45 delle sue conclusioni, di rendere in un numero elevato di situazioni eccessivamente difficile o – quando, come nella fattispecie, è pacifico che la ricerca medica non ha permesso né di stabilire né di escludere l’esistenza di un nesso di causalità siffatto – impossibile l’affermazione della responsabilità del produttore, in tal modo compromettendo l’effetto utile della direttiva 85/374 (v., per analogia, sentenza del 9 novembre 1983, San Giorgio, 199/82, EU:C:1983:318, punto 14).
32      Una limitazione siffatta quanto al tipo di prove ammissibili sarebbe inoltre in contrasto con taluni degli obiettivi perseguiti dalla suddetta direttiva, nel novero dei quali rientrano in particolare, come emerge dai suoi considerando secondo e settimo, quello di garantire una giusta ripartizione dei rischi inerenti alla produzione tecnica moderna tra il danneggiato e il produttore (v., in tal senso, sentenza del 5 marzo 2015, Boston Scientific Medizintechnik, C‑503/13 e C‑504/13, EU:C:2015:148, punto 42) e, come emerge dal primo e dal sesto considerando della stessa direttiva, quello di tutelare la sicurezza e la salute dei consumatori (v., in tal senso, sentenza del 5 marzo 2015, Boston Scientific Medizintechnik, C‑503/13 e C‑504/13, EU:C:2015:148, punto 47).
33      Sebbene quindi, dalle considerazioni espresse ai punti da 28 a 32 della presente sentenza, risulti che un regime probatorio nazionale come quello descritto al punto 28 di questa sentenza appaia, in quanto tale, allo stesso tempo neutro per quanto riguarda l’onere della prova previsto all’articolo 4 della direttiva 85/374 e, in linea di principio, idoneo a preservare l’effettività del regime di responsabilità sancito da tale direttiva, garantendo nel contempo il rispetto degli obiettivi da questa perseguiti, nondimeno la portata effettiva di un regime siffatto dev’essere determinata in considerazione dell’interpretazione datane e dell’applicazione fattane dai giudici nazionali (v., per analogia, sentenza del 9 dicembre 2003, Commissione/Italia, C‑129/00, EU:C:2003:656, punto 31).
34      A tale riguardo, è importante che i principi che caratterizzano il suddetto regime probatorio non siano applicati dal giudice nazionale in modo tale da risolversi, in pratica, nell’instaurazione a danno del produttore di forme di presunzione ingiustificate, che siano tali da violare l’articolo 4 della direttiva 85/374, o addirittura da pregiudicare l’effettività stessa delle norme sostanziali previste da tale direttiva.
35      Ciò potrebbe avvenire, in primo luogo, come rilevato dall’avvocato generale ai paragrafi 54, 60 e 75 delle sue conclusioni, nel caso in cui i giudici nazionali applichino tale regime probatorio in modo troppo poco esigente, accontentandosi di prove non pertinenti o insufficienti (v., per analogia, sentenza del 15 ottobre 2015, Nike European Operations Netherlands, C‑310/14, EU:C:2015:690, punti 29 e 43). In una simile situazione, risulterebbero infatti violate non solo la regola sull’onere della prova prevista all’articolo 4 della direttiva 85/374, ma, più in generale, l’effettività del regime di responsabilità istituito all’articolo 1 di tale direttiva, dato che la sussistenza di due dei tre presupposti cui è subordinata la responsabilità del produttore in base a tale direttiva, ossia l’esistenza di un difetto del prodotto e quella di un nesso di causalità tra tale difetto e il danno subito dal danneggiato, non sarebbe sufficientemente verificata dal giudice nazionale.
36      In secondo luogo, l’onere della prova potrebbe altresì risultare violato se i giudici nazionali applicassero il regime descritto al punto 28 della presente sentenza in maniera tale che, in presenza di uno o più tipi di indizi fattuali, si presuma immediatamente e automaticamente che esiste un difetto del prodotto e/o un nesso di causalità tra tale difetto e l’insorgenza del danno. Infatti, in simili circostanze, il produttore potrebbe allora trovarsi, ancor prima che i giudici di merito abbiano preso conoscenza degli elementi di valutazione di cui dispone il produttore e degli argomenti presentati da quest’ultimo, obbligato a rovesciare la suddetta presunzione per opporsi con successo alla domanda (v., per analogia, sentenze del 9 novembre 1983, San Giorgio, 199/82, EU:C:1983:318, punto 14, e del 9 febbraio 1999, Dilexport, C‑343/96, EU:C:1999:59, punto 52).
37      Così, da un lato, spetta ai giudici nazionali garantire che gli indizi prodotti siano effettivamente sufficientemente gravi, precisi e concordanti da autorizzare la conclusione secondo cui l’esistenza di un difetto del prodotto appare, nonostante gli elementi prodotti e gli argomenti presentati a propria difesa dal produttore, la spiegazione più plausibile dell’insorgenza del danno, di modo che il difetto e il nesso di causalità possano ragionevolmente essere considerati dimostrati.
38      Dall’altro, è necessario che questi stessi giudici facciano in modo che resti impregiudicato il principio secondo cui spetta al danneggiato dimostrare, attraverso tutti i mezzi di prova generalmente ammessi dal diritto nazionale e, come nella fattispecie, segnatamente con la produzione di indizi gravi, precisi e concordanti, l’esistenza di un difetto del vaccino e di un nesso di causalità. Ciò richiede che il giudice si assicuri di preservare il proprio libero apprezzamento quanto al fatto che una simile prova sia stata o meno fornita in modo giuridicamente sufficiente, fino al momento in cui, avendo egli preso conoscenza degli elementi prodotti dalle due parti e degli argomenti scambiati dalle stesse, si ritenga in grado, alla luce dell’insieme delle circostanze pertinenti del caso al suo esame, di formare il proprio convincimento definitivo al riguardo (v., per analogia, sentenza del 9 novembre 1983, San Giorgio, 199/82, EU:C:1983:318, punto 14).
39      Quanto agli elementi concreti che caratterizzano la causa su cui, nella fattispecie, il giudice del rinvio è chiamato a pronunciarsi, è necessario ricordare che l’articolo 267 TFUE legittima la Corte non già ad applicare le disposizioni del diritto dell’Unione a un determinato caso di specie, ma solamente a pronunciarsi sull’interpretazione degli atti adottati dalle istituzioni dell’Unione.
40      Secondo costante giurisprudenza, la Corte può tuttavia, nell’ambito della collaborazione giudiziaria instaurata da detto articolo e in base al contenuto del fascicolo, fornire al giudice nazionale gli elementi d’interpretazione del diritto dell’Unione che potrebbero essergli utili per la valutazione degli effetti di tali disposizioni (v., segnatamente, sentenza del 28 settembre 2006, Van Straaten, C‑150/05, EU:C:2006:614, punto 37 e giurisprudenza ivi citata).
41      Nella fattispecie, elementi come quelli dedotti nella causa principale e legati alla prossimità temporale tra la somministrazione di un vaccino e l’insorgenza di una malattia nonché alla mancanza di precedenti personali e familiari correlati a tale malattia, così come l’esistenza di un numero significativo di casi repertoriati di comparsa di tale malattia a seguito di simili somministrazioni, sembrano a prima vista costituire indizi la cui compresenza potrebbe, eventualmente, indurre un giudice nazionale a ritenere che un danneggiato abbia assolto l’onere della prova su di lui gravante ai sensi dell’articolo 4 della direttiva 85/374. Così potrebbe essere, in particolare, nel caso in cui detti indizi conducano il giudice a ritenere, da un lato, che la somministrazione del vaccino costituisce la spiegazione più plausibile dell’insorgenza della malattia e, dall’altro, che tale vaccino non offre quindi, ai sensi dell’articolo 6 di tale direttiva, la sicurezza che ci si può legittimamente attendere tenuto conto di tutte le circostanze, in quanto esso determina un danno anomalo e particolarmente grave al paziente che, con riferimento a un prodotto di questa natura e alla luce della sua funzione, può in effetti legittimamente attendersi un grado elevato di sicurezza (v., in tal senso, sentenza del 5 marzo 2015, Boston Scientific Medizintechnik, C‑503/13 e C‑504/13, EU:C:2015:148, punto 39).
42      Come precedentemente sottolineato, eventuali conclusioni del genere possono tuttavia essere tratte con piena cognizione di causa, in ciascun caso concreto, dal giudice chiamato a esaminare il merito di una data controversia solamente dopo che quest’ultimo avrà debitamente preso in considerazione l’insieme delle circostanze della causa al suo esame e, in particolare, tutti gli altri elementi esplicativi e gli altri argomenti dedotti dal produttore volti a contestare la rilevanza degli elementi di prova presentati dalla vittima e a mettere in dubbio il grado di plausibilità, menzionato al punto precedente, della spiegazione offerta dal danneggiato.
43      Alla luce dell’insieme delle suesposte considerazioni, occorre rispondere alla prima questione che l’articolo 4 della direttiva 85/374 dev’essere interpretato nel senso che non osta a un regime probatorio nazionale, come quello di cui al procedimento principale, in base al quale il giudice di merito, chiamato a pronunciarsi su un’azione diretta ad accertare la responsabilità del produttore di un vaccino per danno derivante da un asserito difetto di quest’ultimo, può ritenere, nell’esercizio del libero apprezzamento conferitogli al riguardo, che, nonostante la constatazione che la ricerca medica non stabilisce né esclude l’esistenza di un nesso tra la somministrazione del vaccino e l’insorgenza della malattia da cui è affetto il danneggiato, taluni elementi in fatto invocati dal ricorrente costituiscano indizi gravi, precisi e concordanti i quali consentono di ravvisare la sussistenza di un difetto del vaccino e di un nesso di causalità tra detto difetto e tale malattia. I giudici nazionali devono tuttavia assicurarsi che l’applicazione concreta che essi danno a tale regime probatorio non conduca a violare l’onere della prova instaurato da detto articolo 4 né ad arrecare pregiudizio all’effettività del regime di responsabilità istituito da tale direttiva.
 Sulla seconda questione
44      Con la sua seconda questione, il giudice del rinvio chiede se l’articolo 4 della direttiva 85/374 debba essere interpretato nel senso che osta a un regime probatorio fondato su presunzioni secondo il quale, quando la ricerca medica non stabilisce né esclude l’esistenza di un nesso tra la somministrazione del vaccino e l’insorgenza della malattia da cui è affetto il danneggiato, la sussistenza di un nesso di causalità tra il difetto attribuito al vaccino e il danno subito dal danneggiato deve sempre essere considerata dimostrata in presenza di taluni indizi fattuali predeterminati di causalità.
45      Dall’insieme degli atti a disposizione della Corte emerge che i giudici di merito, chiamati a pronunciarsi su controversie pur molto simili sotto il profilo dei fatti, hanno ripetutamente concluso, sulla base di indizi analoghi, talvolta che questi ultimi erano caratterizzati dalla gravità, dalla precisione e dalla concordanza richieste perché si potesse presumere la sussistenza di un nesso di causalità tra un difetto attribuito a un vaccino contro l’epatite B e l’insorgenza della sclerosi multipla, talaltra che tali caratteristiche fossero assenti. Le decisioni nazionali contraddittorie emesse nella causa principale, richiamate ai punti da 14 a 16 della presente sentenza, costituiscono un’illustrazione di tale situazione.
46      Nella sua prima questione, il giudice del rinvio fa riferimento, peraltro, al libero apprezzamento di cui dispongono i giudici di merito quanto alla valutazione degli indizi fattuali così sottoposti al loro vaglio.
47      In tale contesto, il giudice del rinvio sembra interrogarsi sulla possibilità, per il medesimo o, eventualmente, per il legislatore nazionale, di elencare taluni tipi di indizi materiali predeterminati la cui compresenza sia idonea a condurre automaticamente, attraverso presunzioni, all’individuazione di un nesso di causalità tra il difetto attribuito al vaccino e l’insorgenza della malattia.
48      A tale riguardo, occorre senz’altro ricordare che la salvaguardia dei diritti spettanti ai singoli in forza delle pertinenti disposizioni del Trattato dipende, in larga misura, da successive operazioni di qualificazione giuridica dei fatti. Occorre parimenti rilevare che un giudice chiamato, come il giudice del rinvio nella presente causa, a pronunciarsi in ultimo grado è incaricato, in particolare, di assicurare a livello nazionale l’interpretazione uniforme delle norme giuridiche (v., in tal senso, sentenza del 13 giugno 2006, Traghetti del Mediterraneo, C‑173/03, EU:C:2006:391, punto 36).
49      Cionondimeno, la Corte non è competente a interpretare il diritto nazionale e spetta solamente al giudice nazionale determinare l’esatta portata delle disposizioni legislative, regolamentari o amministrative nazionali. Questo vale, in particolare, per le disposizioni nazionali in materia di prova (v., in tale senso, sentenza del 9 febbraio 1999, Dilexport, C‑343/96, EU:C:1999:59, punto 51 e giurisprudenza ivi citata) così come per quelle che fissano le rispettive competenze dei differenti organi giurisdizionali nazionali.
50      Con riferimento alle disposizioni nazionali in materia di prova oggetto della prima questione, occorre sottolineare, tuttavia, che i giudici nazionali chiamati ad applicarle devono tener conto, allo stesso tempo, dei principi enunciati ai punti 37 e 38 della presente sentenza e del principio della certezza del diritto, il cui corollario è rappresentato dal principio della tutela del legittimo affidamento e che, secondo costante giurisprudenza, esige, in particolare, che l’applicazione delle norme giuridiche sia prevedibile per i singoli (sentenza del 2 dicembre 2009, Aventis Pasteur, C‑358/08, EU:C:2009:744, punto 47 e giurisprudenza ivi citata).
51      Quanto alle norme in materia di competenza giurisdizionale, spetta esclusivamente al diritto nazionale e al giudice del rinvio determinare – tenendo conto, segnatamente, dei principi menzionati ai punti 37, 38 e 50 della presente sentenza – in che misura le competenze di cui detto giudice è investito gli consentano di sindacare le valutazioni espresse dai giudici di merito relative alla gravità, alla precisione e alla concordanza degli indizi posti al vaglio di questi ultimi, in tal modo contribuendo a garantire la maggiore uniformità possibile nell’applicazione delle norme dell’Unione in questione.
52      Per contro, il ricorso, da parte del legislatore nazionale o, eventualmente, dell’organo giurisdizionale nazionale supremo, a un metodo di prova, come quello prospettato nella seconda questione, secondo cui la sussistenza di un nesso di causalità tra il difetto attribuito a un vaccino e il danno subito dal danneggiato sarebbe sempre da considerarsi dimostrata in presenza di taluni tipi di indizi concreti predeterminati di causalità comporterebbe, segnatamente, la conseguenza di arrecare pregiudizio alla norma relativa all’onere della prova prevista all’articolo 4 della direttiva 85/374.
53      Da un lato, infatti, il giudice del rinvio – precisando, nella sua questione, che, una volta accertati determinati fatti così pre-identificati, l’esistenza di un simile nesso di causalità «debba sempre essere considerata dimostrata» – sembra volersi riferire a una presunzione di tipo assoluto. Orbene, da un tipo di presunzione del genere deriverebbe la conseguenza che, anche quando i fatti così pre-identificati non siano, per ipotesi, idonei a dimostrare in modo certo la sussistenza di un simile nesso di causalità, il produttore risulterebbe, in un simile caso, privato di ogni possibilità di produrre elementi di fatto o di far valere argomenti, ad esempio di ordine scientifico, al fine di tentare di rovesciare tale presunzione, e il giudice sarebbe così privato di ogni possibilità di valutare i fatti alla luce di tali elementi o argomenti. Attraverso il suo automatismo, una situazione del genere non solo pregiudicherebbe il principio enunciato all’articolo 4 della direttiva 85/374, secondo il quale l’onere della prova del difetto e del nesso di causalità grava sul danneggiato, ma rischierebbe, per giunta, di ledere l’effettività stessa del regime di responsabilità istituito da detta direttiva. Infatti, in tal modo il giudice sarebbe costretto a riconoscere la sussistenza di uno dei tre presupposti cui è subordinata la responsabilità del produttore in base alla suddetta direttiva, senza che egli possa neppure esaminare se gli altri elementi di valutazione che gli siano stati presentati nel caso al suo esame siano tali da imporre una conclusione opposta.
54      Dall’altro lato, anche supponendo che la presunzione prospettata dal giudice del rinvio sia relativa, nondimeno, qualora i fatti così pre-identificati dal legislatore o dal giudice nazionale supremo risultino dimostrati, la sussistenza di un nesso di causalità sarebbe automaticamente presunta, di modo tale che il produttore potrebbe dunque trovarsi, ancor prima che il giudice di merito abbia preso conoscenza degli elementi di valutazione di cui dispone il produttore e degli argomenti presentati da quest’ultimo, obbligato a rovesciare tale presunzione per opporsi con successo alla domanda. Orbene, come già rilevato al punto 36 della presente sentenza, una situazione del genere condurrebbe a una violazione di quanto previsto all’articolo 4 della direttiva 85/374 circa l’onere della prova.
55      Alla luce delle suesposte considerazioni, occorre rispondere alla seconda questione che l’articolo 4 della direttiva 85/374 dev’essere interpretato nel senso che osta a un regime probatorio fondato su presunzioni secondo il quale, quando la ricerca medica non stabilisce né esclude l’esistenza di un nesso tra la somministrazione del vaccino e l’insorgenza della malattia da cui è affetto il danneggiato, la sussistenza di un nesso di causalità tra il difetto attribuito al vaccino e il danno subito dal danneggiato deve sempre essere considerata dimostrata in presenza di taluni indizi fattuali predeterminati di causalità.
 Sulla terza questione
56      Alla luce della risposta fornita alla prima questione, non è necessario rispondere alla terza.
 Sulle spese
57      Nei confronti delle parti nel procedimento principale la presente causa costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte non possono dar luogo a rifusione.
Per questi motivi, la Corte (Seconda Sezione) dichiara:
1)      L’articolo 4 della direttiva 85/374/CEE del Consiglio, del 25 luglio 1985, relativa al ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati membri in materia di responsabilità per danno da prodotti difettosi, dev’essere interpretato nel senso che non osta a un regime probatorio nazionale, come quello di cui al procedimento principale, in base al quale il giudice di merito, chiamato a pronunciarsi su un’azione diretta ad accertare la responsabilità del produttore di un vaccino per danno derivante da un asserito difetto di quest’ultimo, può ritenere, nell’esercizio del libero apprezzamento conferitogli al riguardo, che, nonostante la constatazione che la ricerca medica non stabilisce né esclude l’esistenza di un nesso tra la somministrazione del vaccino e l’insorgenza della malattia da cui è affetto il danneggiato, taluni elementi in fatto invocati dal ricorrente costituiscano indizi gravi, precisi e concordanti i quali consentono di ravvisare la sussistenza di un difetto del vaccino e di un nesso di causalità tra detto difetto e tale malattia. I giudici nazionali devono tuttavia assicurarsi che l’applicazione concreta che essi danno a tale regime probatorio non conduca a violare l’onere della prova instaurato da detto articolo 4 né ad arrecare pregiudizio all’effettività del regime di responsabilità istituito da tale direttiva.
2)      L’articolo 4 della direttiva 85/374 dev’essere interpretato nel senso che osta a un regime probatorio fondato su presunzioni secondo il quale, quando la ricerca medica non stabilisce né esclude l’esistenza di un nesso tra la somministrazione del vaccino e l’insorgenza della malattia da cui è affetto il danneggiato, la sussistenza di un nesso di causalità tra il difetto attribuito al vaccino e il danno subito dal danneggiato deve sempre essere considerata dimostrata in presenza di taluni indizi fattuali predeterminati di causalità.
Firme

 

 

L’intento di questi pochi pixel è quello di migliorare il benessere collettivo. Su questa materia in Italia esistono molti studiosi e ricercatori, anche in aspro conflitto tra loro, costoro provengono da un obsoleto gruppo di studio (Popolo Unico) fondato nel 2015 ove si distillava dagli Stati Uniti la primitiva ideologia OPPT. Semplificando al massimo, l’utilità della LR non è quella di disporne per singole occorrenze alla stregua della patente di guida o del passaporto ecc. bensì è quella di aiutarci a capire chi siamo giuridicamente dinanzi allo Stato e quali diritti inalienabili debbano esserci ripristinati. La ricognizione e l’apprendimento delle norme sui Diritti umani è pre-condizione necessaria alla migliore comprensione di questi temi.

● Attivismo da tastiera

A che cosa servono le petizioni? 
E le associazioni? I movimenti? I partiti…

 

«Per far valere i diritti assoluti ed inalienabili (andate a leggere cosa significano questi termini) l’ordinamento giuridico italiano vi OBBLIGA ad essere sottoposti ad INTERMEDIARI (avvocati, medici, notai, impiegati, pubblici ufficiali, ecc…) dove risiede il vostro potere?

Non state di fatto elemosinando presso un Tutore ciò che vi appartiene per diritto?

Se avete sempre bisogno di un Tutore, siete o non siete considerati degli incapaci totali?

Si capisce o no che con questo meccanismo vi hanno tolto ogni e qualsiasi potere relegandovi a dei mendicanti in cerca del buon benefattore?

Ora veniamo a quello che ci sta interessando da vicino: i vaccini obbligatori. Qui dentro https://www.popolounico.org/tag/vaccini) vi è una marea di informazione sulla composizione dei vaccini, sugli effetti collaterali, sulle falsità perpetrate nel tempo dalle istituzioni sanitarie ecc. Gran parte dell’informazione proviene dagli stessi Organi italiani e internazionali a tutela della salute. Informazione che non può essere smentita, come non possono essere smentiti gli stessi bugiardini che avete letto qui (si spera che chi entri dentro il Gruppo Facebook https://www.facebook.com/groups/1512092548834857/ o nel Sito di Popolo Unico prima di cominciare a commentare “alla cavolo” si legga prima il post fissato in alto): sarebbe come uno che entra in sala a film quasi finito e voglia raccontare agli altri la trama…). Informazioni tenute all’oscuro, al buio di tutti per mantenere la massa focalizzata su FALSE convinzioni in modo da non avere intralci in questa campagna criminale che può tranquillamente essere definita come il più grande attacco NAZISTA contro tutta la popolazione mondiale. Si, perché destabilizzare sistemi immunitari immaturi riguardo le prossime generazioni con i relativi immensi effetti collaterali gravi e gravissimi, significa medicalizzare l’umanità con lo scopo di indebolirla togliendole tutta la forza vitale, e non si osa nemmeno immaginare cosa questo potrebbe significare a lungo andare.

A fronte di questa realtà ampiamente documentata, mi trovate per favore un qualsiasi partito politico, anche tra i più piccoli, che abbia fatto il lavoro che si sta facendo qui, DIVULGANDOLO A TAPPETO, SENZA SE E SENZA MA?

A parte che vi sarebbero tantissimi altri argomenti (che qui abbiamo approfondito nei dettagli) di cui MAI HANNO DETTO LA VERITÀ NUDA E CRUDA E MAI HANNO DIVULGATO A TAPPETO COME QUALSIASI PORTATORE SANO DI VERITÀ AMA FARE.

Che impatto avrebbe questo sull’opinione pubblica e sul RISVEGLIO ISTANTANEO delle masse dormienti?

E non tirate fuori i M5S che amano stare in questa Europa del debito truffa e sono favorevoli ai vaccini (delirante l’intervista a Di Battista) e sono perfettamente FUNZIONALI al dissenso parcheggiato per non nuocere. Non li sentirete MAI divulgare apertamente quello che avete letto qui. Forse qualcuno di loro potrebbe prendere iniziative personali su un impeto di coscienza, ma state tranquilli che se va oltre viene richiamato subito all’ordine. Comunque devono sempre dare l’impressione di essere la vera alternativa…

Ora analizziamo il concetto di ASSOCIAZIONI che si offrono per correre in vostro aiuto. Su un’emergenza VACCINI come questa, qualsiasi INTERMEDIARIO usa il modus operandi di sempre. Ti aiuto dietro pagamento di una quota associativa e ti faccio assistere da avvocati che sono convenzionati ma non gratuiti. Quindi, una vera e propria attività economica che si SOSTIENE SUL PROBLEMA.

Avranno mai interesse ad ESTIRPARE I PROBLEMI CHE SONO LA LORO FONTE DI GUADAGNO E SOSTENTAMENTO? Chi avrà interesse a farlo se non chi lo fa gratuitamente con anima, cuore, sacrificio e amore? Un’emergenza dalle proporzioni gigantesche che potrebbe avere effetti DEVASTANTI proprio sull’uomo come quella che ora stiamo vivendo con l’introduzione di 12 vaccini obbligatori, con la concreta possibilità di avere tra 20 anni un bambino AUTISTICO su due potrà mai ESSERE SOTTOMESSA AD INTERESSI PRIVATI DI TIPO COMMERCIALE? Ma ci rendiamo conto della IMMANE condizione di sottomissione al denaro che supera anche la manipolazione delle future generazioni?

Ed ora veniamo alle manifestazioni. Portatemi, per favore, il risultato di una manifestazione che sia riuscita nell’intento di far tornare il governo indietro su decisioni prese. Al contrario, la storia è piena di manifestazioni in cui i manifestanti sono stati picchiati e malmenati. E non solo, le manifestazioni sono occasioni per i governanti di infiltrare facinorosi che combinano casini per far passare i manifestanti come esseri spregevoli e per non focalizzare sulla massa il contenuto della protesta. Facile come bere un bicchiere d’acqua. Quindi, o andate dentro il parlamento o è meglio che state a casa. Ma non dietro ad un computer come qualcuno ha osato dire. A casa propria si preparano strumenti intelligenti per distaccarsi dal questo immondo sistema e li si portano DIRETTAMENTE dentro le sale, le aule e gli uffici per far valere PERSONALMENTE E SENZA INTERMEDIARI I DIRITTI CHE CI APPARTENGONO E CI SONO STATI SCIPPATI ALLA NASCITA. Fargli capire (al Sistema) che hai capito e lo hai notificato li mette SPALLE AL MURO ALLE LORO RESPONSABILITÀ ANCHE INDIVIDUALI.

Se avete ancora intenzione di farvi AMMINISTRARE da chi vi ha ficcato in questi problemi per SOTTOMETTERVI, andate a chiedere l’elemosina in cabina elettorale, in piazza o pagate associazioni che campano sul problema.

Qui, in Popolo Unico, si fa altro.

Si combatte con cuore, intento, anima e determinazione per la MORTE DI TUTTI I PROBLEMI E DI TUTTI QUELLI CHE CI CAMPANO SOPRA.».

[da Pierangelo Spazzoli qui ]

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L’intento di questi pochi pixel è quello di migliorare il benessere collettivo. Su questa materia in Italia esistono molti studiosi e ricercatori, anche in aspro conflitto tra loro, costoro provengono da un obsoleto gruppo di studio (Popolo Unico) fondato nel 2015 ove si distillava dagli Stati Uniti la primitiva ideologia OPPT. Semplificando al massimo, l’utilità della LR non è quella di disporne per singole occorrenze alla stregua della patente di guida o del passaporto ecc. bensì è quella di aiutarci a capire chi siamo giuridicamente dinanzi allo Stato e quali diritti inalienabili debbano esserci ripristinati. La ricognizione e l’apprendimento delle norme sui Diritti umani è pre-condizione necessaria alla migliore comprensione di questi temi.