● Chi è il peccatore?

Parliamo dell’attuale moneta a debito, privata. C’è consenso, perfino da parte del mainstream: l’Eurozona era in una crisi di bilancia dei pagamenti, non di debito pubblico. Gli anni scorsi si è sostenuto d’essere in una crisi fiscale dovuta (falsamente) agli elevati debiti pubblici e si sponsorizzava la cosiddetta austerità espansiva, il rimedio proposto ed attuato da Monti, il killer bocconiano. Molti sanno invece che nelle AVO i tassi di cambio fissi scatenano l’indebitamento dei paesi periferici e la conseguente trappola della povertà, così come è sempre accaduto nella storia economica. In realtà, a indebitarsi pericolosamente in primis sono le banche, cioè i privati, e quando scoppia la crisi del debito (poiché gli stranieri non rinnovano più i crediti) gli Stati, tramite le imposte, soccorrono gli istituti di credito necessitati dal ripianamento (forse a dimostrazione che in realtà, la tanto vituperata ed ostacolata crescita del settore statale è indispensabile all’espansione dell’iniziativa privata) fatalmente determinando la crisi fiscale e quindi l’esplosione del debito sovrano… Irlanda e Spagna sono gli esempi più tipici. La Grecia fu uno Stato malignamente coccolato dai tedeschi (parzialmente anche dai francesi e poco dagli italiani) portato ad indebitarsi oltre misura, con i risultati che conosciamo. La ragione di questa vicenda è del tutto il mercantilismo industriale tedesco che, sostenendo la periferia attraverso discutibili soluzioni di finanza creditizia, aveva “pompato” artificiosamente all’estero, in particolare in Grecia, gli acquisti dei propri beni. Furbi, eh? Forse. Questi processi erano benedetti da molti economisti autorevoli, primi fra tutti Blanchard e Giavazzi, già nel 2002. Dunque la crisi non è dei debiti sovrani (pubblici) come si vuole far credere, ma è originata da questioni di bilancia commerciale, vale a dire dai debiti esteri (privati) indotti dal malevolo credito facile.


Ora due domande:

secondo te, umanamente, chi è il peccatore? È più carogna il debole acquirente/compratore oppure il potente venditore che invoglia e trascina in errore?

 

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● PIIGS arrivato su Rai 3

[Storia di un piccolo miracolo italiano raccontato da Claudio Santamaria]

PIIGS è film documentario del 2017 diretto e prodotto da Adriano CutraroFederico GrecoMirko Melchiorre e narrato da Claudio Santamaria che indaga le cause e i riflessi dell’austerity sulla società europea, in particolare del Sud Europa. Gli autori dichiarano che il film segue la tesi secondo la quale le politiche di austerity stanno aggravando gli effetti della crisi finanziaria, specialmente in quei Paesi che The Economist ha definito PIIGS (acronimo di PortogalloIrlandaItaliaGrecia e Spagna) – ovvero quegli Stati con un alto debito pubblico e un’economia debole.

TRAMA La cooperativa Pungiglione vanta un credito di un milione di euro dal comune e dalla regione e rischia di chiudere per sempre: 100 dipendenti perderanno il lavoro e 150 disabili rimarranno senza assistenza. È vero che nell’Eurozona non c’è alternativa all’austerity, al Fiscal Compact, al pareggio di bilancio, ai tagli alla spesa sociale? Al fallimento del Pungiglione? Il film tratta inoltre diversi interventi da parte di giornalisti ed economisti riguardo alla crisi economica attuale.

Partito in sordina, raccogliendo sul web i fondi necessari alla produzione, PIIGS è il documentario italiano con alle spalle la storia più incredibile ed affascinante, visibile da mezzanotte di sabato 30 dicembre 2017  accedendo e registrandosi gratuitamente a RAi Play, CLICCA QUI, link:

http://www.raiplay.it/video/2017/12/Piigs-ca977e13-e24f-4dbe-acda-65f265d5959a.html

Doveva essere una scommessa ed invece è arrivato a coinvolgere Noam Chomsky, Vladimiro Giacchè, Paolo Barnard, Warren Mosler, Erri De Luca, Stephanie Kelton e molti altri che hanno partecipato ad un viaggio che dai cinema di periferia ha raggiunto la TV nazionale a suon di sale piene durante tutto il suo percorso su e giù per la penisola.

Ma non è tutto.


PER I CULTORI DELLA RIDONDANZA (estratto da Goofynomics): …D’altra parte, voi lo capite bene: perché mai al mondo Nord e Sud avrebbero dovuto cooperare? Perché mai si sarebbe dovuta verificare una redistribuzione da Nord a Sud? Che fosse necessaria lo si sapeva – Mundell (1961) – e che non fosse politicamente proponibile anche – Kaldor (1971). Quindi? Quindi il disegno era perfetto e ha prodotto i risultati che doveva produrre: la distruzione del welfare, come era chiaro a Featherstone (2001). Piagnucolare “autteità bbutta attiva” come il fariseo De Grauwe non ci porta da nessuna parte. Il piddino andrà al cinema, verserà la lacrimuccia, uscirà sentendosi migliore, penserà che il giorno dopo, oltre a ritirare i vestiti in lavanderia, dovrà anche chiedere “un’altra Europa”, poi se ne dimenticherà – dell’Europa, non dei vestiti – e la cosa finirà lì.

Per rivedere la presentazione di Riccardo Iacona al film PIIGS basta accedere e registrarsi a RAI Play, CLICCA QUI, link:

http://www.raiplay.it/video/2017/12/Anteprima-Piigs-dd236cb2-87af-4599-a50d-71c692753896.html

PER SAPERE TUTTO SU PIIGS

RASSEGNA STAMPA ESSENZIALE

WIKIPEDIA

 

Lingua originale italiano
Paese di produzione Italia
Anno 2017
Durata 76 min
Genere documentario
Regia Adriano CutraroFederico GrecoMirko Melchiorre
Sceneggiatura Adriano CutraroFederico GrecoMirko Melchiorre
Casa di produzione Studio Zabalik
Distribuzione (Italia) Fil Rouge Media
Fotografia Mirko Melchiorre
Montaggio Federico Greco
Effetti speciali Costantino RoverMarco Bambina
Musiche Paolo BaglioDaniele BertinelliAntonio Genovino
Animatori Costantino Rover
Interpreti e personaggi

 

VERSIONE COMPLETA (Vimeo)

● Qual è la vera difesa dell’individuo consumatore? Quella che non c’è

[Globalizzatori e markettari (operatori del marketing) non riempitevi la bocca di parole che non vi appartengono] 

La dicotomia lavoratore-consumatore è la principale guerra fra poveri che il Capitalismo scatena per dominare. Ciò che va capito è che dietro a un prezzo basso c’è sempre un salario basso. Naturalmente c’è la tecnologia, c’è la produttività, però nel breve periodo per far pagare poco le cose devi pagare poco chi le fa

Nessuna associazione di consumatori lo ha mai capito e soprattutto non lo ha capito la sinistra italiana che LA VERA DIFESA DEL CONSUMATORE SI FA CON I SALARI E NON CON I PREZZI: cioè, tu ti devi poter permettere una vita dignitosa, come chiede la Costituzione.

Attenzione a chi dice: “Ma così metti in difficoltà l’azienda” Bene! Se l’azienda è in difficoltà l’imprenditore sarà stimolato ad essere più produttivo e ad investire in tecnologia ecc., questo è il vero vincolo che promuove l’innovazione e la ricerca. Dare agli imprenditori il lavoro “low cost” (apro e chiudo una parentesi: pensate! Il 50% della forza lavoro sarà sostituita da macchine (fatte da chi?)), cosa che è stata fatta in Italia, l’ultimo atto di questa strategia è il JobsAct, non stimola la produttività ma avvicina l’Italia non all’Olanda o alla Danimarca ma al Bangladesh

NOTA FINALE. I sacrifici li devono fare esclusivamente i “ricchi” altrimenti sarebbero recessivi.

● Agli europei che credono ancora nella libertà

[Le nazioni europee dovrebbero essere condotte verso il super-stato senza che i popoli si rendano conto di ciò che sta accadendo.” Jean Monnet (ideologo dell’europa unita). Te capì?]

 

Potete dire quel che volete sulla storia dell’Europa, ma non potete negare che sia stata la culla della libertà per il mondo. Le principali battaglie ebbero luogo laggiù, fino a quando non emerse nettamente il concetto di libertà individuale. Poi, sulla scia delle due Guerre Mondiali prese piede lentamente un nuovo standard. Potreste chiamarlo ‘comfort’, ‘sicurezza’, ‘pace per tutti’, ‘condivisione ed assistenza’, ‘bella vita.’ Benché assoggettati alla dominante aliquota fiscale, i cittadini godevano dei ‘servizi’ forniti dai rispettivi governi. Molti servizi erano piacevoli. Perché no? Tutto andava bene.

Anche quando quei governi si riunirono sotto l’egida dell’Unione europea, la maggior parte dei cittadini dei paesi membri non ebbe alcunché da ridire, sempre a condizione che i famosi ‘servizi’ proseguissero ad essere erogati.

Tuttavia quel contratto base aveva una postilla: i governi nazionali ed i loro superiori dell’UE che formalmente ricoprivano il ruolo di Providers (fornitori di servizi – ndt), a loro discrezionalità potevano realizzare dei ‘giri di vite’ ed applicare nuove regole oppressive. E potevano – in caso di resistenza a quelle nuove regole – abbandonare il loro atteggiamento di benevolenza per assumere il ruolo di Enforcers (impositori di obblighi – ndt).

Nell’eventualità che tutto ciò fosse accaduto, che fine avrebbe fatto la famosa libertà individuale di cui sopra? Sarebbe semplicemente scomparsa.

Il giro di vite è stato realizzato consentendo che enormi masse di migranti entrassero in Europa. Un giro di vite autorizzato dai ‘superiori’ dei Providers. I crimini ed i problemi causati da questa massiccia immigrazione sono stati ben documentati dai media indipendenti. I cittadini europei non hanno avuto alcuna voce in capitolo sull’invasione. Al contrario, dissentire o discuterne in un forum pubblico è diventato politicamente scorretto.

I signori dei governi non hanno opposto resistenza. La fondamentale libertà d’espressione è colata a picco. In effetti, per anni in tutta Europa è stata condotta una vasta campagna di diffusione della correttezza politica. Ha coperto molte aree, grazie all’attivo supporto da parte della UE.

La ‘bella vita’ ha finito per incrinarsi nelle giunture. Non andava più tutto così bene. Il Provider stava diventando l’Enforcer. Ripensando al cambiamento, è diventato ovvio che fosse qualcosa di diverso rispetto alle aspettative. I Providers non erano affatto i messia dell’utopia socialista. Quella farsa era stata solo una tappa, una fase intermedia sul percorso di un’operazione molto più vasta.

Li rammollisci per qualche tempo, gli riempi la pancia di ‘servizi’, ed al momento opportuno, quando si cullano nell’auto-indulgenza, quando si sentono garantiti e protetti, quando hanno barattato la loro libertà per qualcosa di diverso che a prima vista sembra libertà, ecco che inizia il caos.

Giro di vite. Affermazione del controllo.

La struttura europea non è mai stata abbastanza estrema per i gusti di lorsignori. Dopotutto era solo una confederazione di nazioni distinte. L’operazione segreta era quella di fare dell’Europa un’unico popolo privo di tradizioni eterogenee, scremato da ogni caratteristico uso e costume nazionale. L’obiettivo era la creazione di un’entità continentale talmente piena di migranti da affievolire le differenze visibili, ed in più turbata da molti conflitti.

Per fare uno stufato, riscalda e mescola.

Così che alla fine del percorso sia rimossa perfino la memoria di come – ad un certo punto della Storia – siano stati proprio quei popoli a dare alla luce il concetto di libertà individuale. E completare l’opera rimuovendo la stessa idea di cosa si intenda per libertà individuale.

Si continuano ad accogliere immigrati che loro malgrado provengono da culture in cui il concetto di autentica libertà, con tutte le responsabilità individuali che ne conseguono, non riveste alcun significato. L’operazione è giunta a buon punto. I signori del governo non hanno mai perseguito alcuna utopia. Loro desiderano solo la sottomissione. Per molto tempo hanno usato il fioretto. Adesso hanno sguainato la sciabola.

Questa è la storia dell’Europa moderna che non viene insegnata nelle scuole. Le scuole vieterebbero persino che ne sia fatto un accenno. Quindi, la lotta ricomincia. Ha molte facce, alcune ideologiche, vale a dire incorporate in gruppi impegnati principalmente a preservare le identità nazionali ed etniche. Ma quanto tempo ci vorrà prima che l’individuo, definito dalla PROPRIA PERSONALE scelta e visione, torni ad emergere al di sopra dei gruppi?

L’originaria battaglia fu proprio quella: liberare ogni singolo individuo.

Non fu facile allora, e non lo sarà stavolta. Ma inizia tutto all’interno della mente. E non nella mente del gruppo. Di nessun gruppo.

Nel 1859, John Stuart Mill scrisse:

“Se si realizzasse che il libero sviluppo dell’individualità è uno degli elementi essenziali da cui scaturisce il benessere … non esisterebbe alcun pericolo di sottovalutazione della libertà individuale.”

Sfuggire dalla trappola che è diventata l’Europa potrà essere opera di gruppi congiunti; ma la ragione della fuga alla fine sarà per tutti la medesima: l’individuo, il suo potere personale e la sua facoltà di scegliere il proprio destino.

Levate in alto le vostre torce. Sebbene non sembri così importante, quelle sono le fiamme al cui calore evaporerà il collettivismo. E’ sempre andata così, e lo farà ancora.

Furono proprio i grandi pensatori e scrittori europei ad affermarlo a chiare lettere: la libertà esiste ed appartiene all’individuo, non al gruppo, non ad un’entità indistinta, né ad un collettivo; la libertà non è semplicemente una parola o un ideale fluttuante da agitare in aria come uno stendardo; è la piattaforma dell’anima da cui tutte le cose buone diventano possibili; è il punto di partenza di una vita; è il sangue che scorre attraverso il sogno di un futuro condiviso, un futuro migliore; è la sorella della responsabilità individuale.

Quando una coperta viene gettata sulla libertà, nessuno se ne accolla la responsabilità.

Questo è il motivo per cui così tante persone oggi fingono di non avere perduto la libertà. Perché non riescono ad assumersi le responsabilità che una simile presa di coscienza comporterebbe. Vorrebbero tutto in cambio di niente, e vorrebbero il diritto di spendere tutto, o bruciarlo, strapparlo, distruggerlo. E poi chiederne ancora.

Per lorsignori, i paesi dell’Europa sono solo luoghi. Luoghi facili da spremere.

Ma indipendentemente dalle circostanze, il nucleo centrale della contesa resta sempre quello: la liberazione dell’individuo da tutte le false speranze che lo hanno indotto a barattare la propria libertà in cambio della promessa di un’utopia.

Quell’illusione sta svanendo.

L’individuo, dovendo contare solo sulle proprie risorse, avrà bisogno di apprendere nuovamente le lezioni dimenticate. Dovrà riaccendere quell’energia. La sfida può essere tonificante e può risvegliare i corridoi dormienti dello spirito, laddove un tempo camminava il potere individuale.

E dove potrà camminare ancora.

Insoddisfazione e resistenza possono generare gioia. Una volta, tanto tempo fa, l’individuo ne era consapevole; poi scambiò quella coscienza per una dose sciropposa di New Age; ma adesso l’illusione sta svanendo. Ora l’individuo dovrà tornare ad essere fautore delle proprie imprese; del proprio destino.

Io dico che l’Europa risorgerà.

Tradotto da >>> https://jonrappoport.wordpress.com/2017/02/08/to-the-people-of-europe-who-still-believe-in-freedom/

● I mercati, quelli che remano contro

MEMENTO: CHI SONO GLI SPECIALISTI COMPRATORI DEL DEBITO PUBBLICO

[…per definizione in conflitto di interessi verso di te]

● E, riguardo  all’interesse verso il denaro

Visto qui >>> https://forum.termometropolitico.it/306915-un-intervista-con-miguel-serrano.html

[Ora chiediti chi sono i veri nazisti…]

● La difesa comune €uropea servirà a…

…reprimere il dissenso e a fortificare il pensiero unico dominante (di Giuseppe PALMA).

 

Tutti parlano di maggiore integrazione europea.
Tutti che, con la scusa di difendere il vecchio continente dal terrorismo islamico, invocano l’esercito unico europeo e quindi l’ulteriore ed illegittima cessione di sovranità anche in campo militare.

La verità è un’altra: la cosiddetta “difesa comune” servirà solo a REPRIMERE i dissidenti e le voci contrarie al crimine dell’€uro, in modo tale che esista una voce sola: il pensiero unico dominante. Chi difenderà la Costituzione sarà considerato un sovversivo. 
Come sostenne Altero Spinelli nel tanto osannato Manifesto di Ventotene, il passaggio dalle Nazioni all’Europa unita si avrà attraverso un processo anti-democratico, cioè con sospensione dei processi democratici.
Ed è quello che sta avvenendo dal 1992 in avanti. E con particolare “violenza” dal 2011 in poi.

Se ad uno Stato togli la moneta e la difesa, togli l’essenza stessa di essere Stato. I grossi gruppi finanziari divengono i veri detentori della sovranità, disponendo della vita e della morte sia delle Istituzioni che di ciascun singolo individuo.
Se non dovesse rinascere un sano patriottismo costituzionale, la nostra classe politica – già da decenni totalmente asservita al capitale internazionale – svenderà anche gli ultimi residui di Sovranità.

Con l’esercito comune europeo, tanto per capirci, il soldato tedesco reprimerà il dissenso in Italia e viceversa. Con la particolarità che entrambi non risponderanno ad organismi eletti direttamente dal popolo (in assenza di qualsivoglia controllo democratico), bensì alla Commissione europea e alla Bce. 

● Il credito come diritto umano

Il prof. Muhammad Yunus [goo.gl/h7Yxid]: uno spunto su come aiutare i piccoli operatori economici e le micro imprese società di persone. Fondatore della celebre Grameen Bank in Bangladesh e vincitore del Premio Nobel per la Pace nel 2006, sostiene che l’accesso al credito debba essere riconosciuto come un diritto umano fondamentale e come tale tutelato e garantito dagli Stati, dalla comunità internazionale e dagli attori del sistema finanziario e bancario.

Punto di partenza nella sua argomentazione è l’art 25 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948 e relativa legge di ratifica di stampo costituzionale, che al paragrafo 1 così recita:

Ogni individuo ha il diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari, ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità vedovanza, vecchiaia o in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà.

Egli pone in evidenza che allo Stato, oltre alle limitazioni per assicurare ad ogni individuo il godimento dei diritti civili e politici, viene richiesto anche di creare le condizioni economiche e sociali adatte a rendere la vita di ogni cittadino dignitosa e pacifica, in modo che possa aspirare alla piena realizzazione della propria personalità: la povertà secondo Yunus, nonostante ciò che viene riportato con linguaggio aulico nelle grandi Dichiarazioni e Convenzioni internazionali, è uno stato di negazione di tutti i diritti in quanto sottrae all’individuo ogni speranza nel futuro. L’eliminazione della povertà è vista come una precondizione per poter proteggere e realizzare effettivamente ogni altro diritto fondamentale. Yunus pertanto propone la ridefinizione del concetto di “sviluppo”, da considerare non solo in relazione alla crescita economica quanto invece come insieme di azioni e politiche che pongano al loro centro la tematica diritti umani. Un Paese si sviluppa veramente quando migliorano le condizioni economico-sociali della metà meno abbiente della popolazione, altrimenti ciò che si compie è solamente allargare la forbice tra i ricchi (sempre più ricchi) e i poveri (sempre più poveri). Misuratori di benessere come il reddito pro-capite non sono soddisfacenti in questo senso, è invece necessario indagare quali siano gli strati sociali che effettivamente abbiano beneficiato dell’aumento di ricchezza in un determinato Paese.

La povertà per Yunus non è causata dalla mancanza di volontà né dallo scarso lavoro compiuto, ma dall’insufficiente remunerazione che il povero riceve per tale lavoro: il sistema economico contemporaneo è, dal suo punto di vista,
basato sullo sfruttamento. Se il cosiddetto povero potesse invece disporre di una base economica maggiore, allora avrebbe maggior controllo sia sulla sua attività sia sul suo futuro: qui entra in gioco il credito. Sarebbe possibile rompere questa spirale di dipendenza e sfruttamento dando ai poveri la possibilità di costruirsi da soli un futuro, concedendo loro una somma iniziale per intraprendere un’attività economica, creare nuove forme di occupazione
innescando un circolo virtuoso che porterebbe ad un significativo sviluppo economico e umano di un’area altrimenti abbandonata al suo destino.

Il sistema creditizio oggi è tuttavia accessibile solamente a coloro che sono in grado di fornire delle garanzie in caso di mancata o tardiva restituzione del prestito: con questo meccanismo è evidente che il credito viene negato
proprio a chi invece ne ha maggiore necessità. Le banche sono secondo Yunus responsabili del crescente divario tra ricchi e poveri in quanto perpetuano un sistema discriminatorio e concepito come rapporto bilaterale contrattualistico, di diritto privato, il cui fine rimane il ritorno economico.
Mai come oggi, secondo il fondatore di Grameen Bank, è pressante invece la necessità di pensare e istituire una modalità nuova di concessione di credito, slegata dalle garanzie e dal guadagno, basata invece su un progetto di
politica economica e sociale che faccia della lotta alla povertà il propulsore principale della sua azione.
Possiamo dire che per “diritto ad accedere al credito” si intenda qui la possibilità di ricevere credito a tassi di interesse bassi: Yunus infatti distingue gli operatori di microfinanza dai “money-lenders”, che applicano tassi di interesse superiori al 15% del costo della somma di denaro prestata.

Ad ognuno deve quindi essere garantita uguale opportunità di migliorare la sua condizione economica e sociale, cosa che può essere attuata attraverso l’erogazione di credito: questo mezzo è oggi ampiamente sottovalutato, mentre costituisce una fondamentale risorsa. Yunus tiene a precisare che questa sua argomentazione non deve essere confusa con un appello alla carità nei confronti dei poveri: questa non li aiuterebbe a risollevare la loro condizione, sarebbe al contrario dannosa. Il diritto al credito da lui prospettato è inserito all’interno di un sistema finanziario che deve assicurare la restituzione dei prestiti nelle modalità e nei tempi stabiliti, altrimenti lo stesso sistema si rivelerebbe fallimentare.

Lo Stato in questa concezione rappresenta il garante della corretta attuazione e realizzazione del diritto al credito, è quindi tenuto ad intervenire in caso di inefficienza delle istituzioni bancarie e finanziarie. Yunus parla anche della responsabilità in capo alla “comunità mondiale”, per sottolineare che la globalizzazione sta aumentando in maniera crescente l’interdipendenza tra le istituzioni politiche ed economiche, tanto che è impossibile oggi concepire la lotta alla povertà e il rispetto dei diritti umani come questioni circoscrivibili all’interno dei confini di uno Stato.

Il diritto al lavoro è enunciato sia all’art. 23 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948 sia all’art. 6 della Convenzione Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali (ICESCR) del 1966.

Indubbiamente la creazione di lavoro costituisce un’arma potente di lotta alla povertà, perché innesca circoli virtuosi di reddito e delle rilevanti esternalità positive nei confronti della società. Distinguiamo lavoro salariato (“wage employment”) e indipendente (“self-employment”): il modo più efficace per far sì che un individuo possa progressivamente aumentare il suo patrimonio e quindi avere più controllo sui suoi diritti e sulla sua vita è il secondo, mentre nel primo caso il risultato spesso è una vita misera, di stenti e di sacrifici “per due pasti al giorno”. Secondo Yunus i poveri sono imprenditori per natura, in quanto il buon utilizzo del credito a loro concesso è questione di sopravvivenza: sono a conoscenza del fatto che non avrebbero altre possibilità per risollevare la loro condizione, quindi faranno di tutto per far fruttare il loro prestito nonché per restituirlo.

In conclusione, per Yunus il diritto ad accedere al credito per generale lavoro indipendente deve essere garantito universalmente, come precondizione per l’effettiva realizzazione di altri diritti umani fondamentali già enunciati in Carte, Dichiarazioni e Convenzioni Internazionali (come il diritto al cibo, al lavoro, all’istruzione ecc.) che vengono invece quotidianamente negati in determinati contesti a causa dell’estrema povertà e della mancanza di adeguate politiche per lo sviluppo.

L’accesso al credito per tutti è senza dubbio una questione sollevata dalla morale, come reazione alle ingiustizie e alle disuguaglianze provocate da una globalizzazione gestita secondo gli interessi di pochi; se nel responsabilizzare i governi Yunus dimostra di voler raggiungere per questo diritto il riconoscimento legale, l’importanza e la legittimità della questione rimarrebbero intatte anche in caso di fallimento di questa proposta.

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