● Uscire dall’Euro rimanendo in UE è giuridicamente possibile?

In questo articolo voglio affrontare sotto il profilo squisitamente tecnico le implicazioni giuridiche di un’uscita dall’Euro senza lasciare l’Unione Europea.

[TRATTO DALL’ARTICOLO DELL’AMICO MARCO MORI. SCORRENDO IL TESTO USA PURE IL DITO INDICE PER CLICCARE SUI LINK CHE HO MESSO PER GLI APPROFONDIMENTI (L’IPERTESTUALITÀ È IL SALE DI INTERNET)]

 

Le mie personali convinzioni le conoscete: l’UE è una dittatura finanziaria che comporta gravissime cessioni di sovranità a prescindere dall’adesione all’UEM (artt. 3 e 140 tfue) e dunque va abbandonata, auspicabilmente spazzandola viaPiù chiaro di così non potrei essere.

Lo scopo però è andare oltre le convinzioni personali ed analizzare tecnicamente un’ipotesi di cui non ho mai dibattuto in precedenza, dimostrandovi, peraltro inconfutabilmente, che la mia personale opinione non inficia minimamente la mia capacità di analisi tecnica.

Dobbiamo partire con l’attenta lettura dell’art. 140 tfue il quale dice cose assai chiare e soprattutto, letteralmente, prevede unicamente una linea di percorso: lo status di paese in deroga è propedeutico all’ingresso nell’UEM, benché ciò possa avvenire solo su successiva richiesta del membro stesso. O meglio come vedremo la richiesta, letteralmente, non è propriamente di entrare nell’UEM, ma di essere giudicati. Una sfumatura, forse sottile, ma che in realtà la dice lunga sulla ratio complessiva della norma e sulla triste fine che ha fatto la sovranità anche dei Paesi in deroga.

L’intera norma è dunque concepita unicamente affinché un Paese in deroga diventi membro della zona Euro.

I trattati letteralmente non prevedono che dall’UEM si torni indietro, ma prevedono unicamente un’uscita unilaterale (ma negoziata nel comune interesse di tutti) di uno Stato dall’UE “ogni Stato membro può decidere, conformemente alle proprie norme costituzionali, di recedere dall’Unione” (art. 50 TUE).

[L’IDEA PIÙ PREGNANTE È DEL GIURISTA LUCIANO BARRA CARACCIOLO]

L’esponente più illustre che ha teorizzato la possibilità del percorso inverso, ovvero di un Paese UEM che recede solo dall’Unione monetaria, è certamente Luciano Barra Caracciolo, Presidente di Sezione del Consiglio di Stato.

Il grande giurista ha trovato la motivazione alla sua apertura nella Convenzione di Vienna raffrontata alla stregua del dato testuale degli artt. 139 e 140 tfue:

dato che la procedura di ammissione all’Euro configura l’ammissione medesima come atto ampliativo, la disciplina contenuta in tali norme richiede la manifestazione di consenso dello Stato considerato in ogni sua fase procedurale. Questo consenso, quindi, è un elemento costitutivo indispensabile dell’ammissione e potrà essere ritirato in qualsiasi momento in applicazione del principio della insopprimibile libertà del consenso nel diritto internazionale, ed ancora non esiste un vincolo irreversibile e non è configurato come tale dalle norme se lette in buona fede, intesa come vincolo normativo di jus cogens.

La tesi di Caracciolo è suggestiva, ben argomentata, ed ampiamente supportabile. Tuttavia resta, come lui stesso riconosce, oggetto di interpretazione. Interpretazione, per di più, da fare secondo buona fede. Ebbene tutti noi sappiamo quanta poca buona fede vi sia nell’Unione Europea. Davvero vogliamo credere che interpreterebbero i trattati in una direzione che comporta la riaffermazione della sovranità di uno dei membri?

A mio avviso, se l’Italia avvisasse i Paesi UEM di voler uscire dall’Euro riceverebbe invece un’unica e ben diversa risposta (rammentiamo che Berlusconi per aver solo ventilato questa ipotesi è stato destituito immediatamente).

Il no sarebbe eclatante ed altisonante, perché non interpreterebbero affatto i trattati secondo buona fede, ma letteralmenteIn mancanza di una procedura che consenta espressamente l’uscita dall’Eurozona rimanendo in UE, gli altri Stati si opporrebbero, con argomentazioni giuridiche, ad ogni diverso accordo.

Leggiamo l’art. 139 tfue per comprendere perché, l’interpretazione secondo buona fede dei trattati, non sarà quella propria delle istituzioni europee:

Gli Stati membri riguardo ai quali il Consiglio non ha deciso che soddisfano alle condizioni necessarie all’adozione dell’Euro sono appresso denominati “Stati membri con deroga.

Non sono gli Stati, secondo la lettera dei trattati, ad aver sovranamente deciso di entrare in UE, ma è l’UE che ha deciso chi promuovere. Forse non è avvenuto propriamente così, ma la norma inopinatamente ratificata, anche dal nostro Parlamento, è questa.

Ed infatti il Regno Unito, per il suo particolare status, ha ottenuto un accordo speciale inserito nei protocolli allegati al trattato. Con la Gran Bretagna non si è creato un precedente, perché è il protocollo n. 15 ad aver codificato una situazione diversa da ogni altra nazione in deroga:

Riconoscendo che il Regno Unito non deve essere obbligato (n.d.s. – ma solo lui però!) né deve impegnarsi ad adottare l’Euro senza che il suo governo e il suo parlamento abbiano preso una decisione in merito”, l’art. 1 dispone: A meno che il Regno Unito notifichi al Consiglio che intende adottare l’Euro, esso non ha nessun obbligo di farlo.

In politica monetaria, art. 3Il Regno Unito mantiene i suoi poteri nel settore della politica monetaria conformemente alla legislazione nazionale ed infatti ad esso non si applicano gran parte delle norme sullo statuto della banca centrale. Ed anche in materia di disavanzo c’è solo uno sforzo generico a non averne uno eccessivo (art. 5).

In claris non fit interpretatio. [Nelle cose chiare non è concessa l’interpretazione]

Il Regno Unito non è stato obbligato e tale sua condizione è stata negoziata separatamente ad ogni altro StatoPer gli altri Paesi in deroga invece la realtà è molto diversa, per loro si applica l’art. 140 tfue.

Ogni sovranità è stata già ceduta, rivendicarla significa violare i trattati, cosa che per me va benissimo, ma, se il tema è discutere sulla fattibilità giuridica dell’azione (che nulla ha a che vedere con quella materiale! Le leggi si possono violare!) la conclusione non può che essere negativa.

L’art. 140 tfue testualmente recita:

Almeno una volta ogni due anni o a richiesta di uno Stato membro con deroga,la Commissione e la Banca centrale europea riferiscono al Consiglio sui progressi compiuti dagli Stati membri con deroga nell’adempimento degli obblighi relativi alla realizzazione dell’Unione economica e monetaria. Dette relazioni comprendono un esame della compatibilità tra la legislazione nazionale di ciascuno di tali Stati membri, incluso lo statuto della sua banca centrale, da un lato, e gli articoli 130 e 131 nonché lo statuto del SEBC e della BCE, dall’altro”.

Lo status giuridico per chi è semplicemente nell’UE, salvo negoziazioni particolari, come quelle fatte dalla Gran Bretagna (oggi ripercorribili solo invocando l’art. 50 tue e non certo recedendo dall’UEM), non lascia alcuno spazio. Il Paese in deroga deve progredire ed armonizzarsi, deve rispettare la teoria della banca centrale indipendente, deve rispettare il divieto di una banca che sia prestatrice di ultima istanza.

La norma poi prosegue imponendo ai Paesi in deroga anche tutto il peggio del repertorio dell’eurocrazia:

Le relazioni devono anche esaminare la realizzazione di un alto grado di sostenibile convergenza con riferimento al rispetto dei seguenti criteri da parte di ciascuno Stato membro:

-il raggiungimento di un alto grado di stabilità dei prezzi (n.d.s. – se questo poi crea disoccupazione pazienza…); questo risulterà da un tasso d’inflazione prossimo a quello dei tre Stati membri, al massimo, che hanno conseguito i migliori risultati in termini di stabilità dei prezzi,

-la sostenibilità della situazione della finanza pubblica; questa risulterà dal conseguimento di una situazione di bilancio pubblico non caratterizzata da un disavanzo eccessivo secondo la definizione di cui all’articolo 126, paragrafo 6 (n.d.s. – ergo sarà la Commissione Europea a decidere, formulando l’apposita proposta al Consiglio!)

il rispetto dei margini normali di fluttuazione previsti dal meccanismo di cambio del Sistema monetario europeo per almeno due anni, SENZA SVALUTAZIONI NEI CONFRONTI DELL’EURO,

-i livelli dei tassi di interesse a lungo termine che riflettano la stabilità della convergenza raggiunta dallo Stato membro con deroga e della sua partecipazione al meccanismo di cambio.

La norma poi prosegue evidenziando ancor di più la direzione univoca che porta dall’UE all’UEM, e l’assenza di percorsi inversi che abbiano legalità senza il ricorso alla procedura dell’art. 50 tue:

2. Previa consultazione del Parlamento europeo e dopo dibattito in seno al Consiglio europeo, il Consiglio, su proposta della Commissione, decide quali Stati membri con deroga soddisfano alle condizioni necessarie sulla base dei criteri di cui di cui al paragrafo 1, e abolisce le deroghe degli Stati membri in questione.(omissis…)

3. Se si decide, conformemente alla procedura di cui al paragrafo 2, di abolire una deroga, il Consiglio, deliberando all’unanimità degli Stati membri la cui moneta è l’Euro e dello Stato membro in questione, su proposta della Commissione e previa consultazione della Banca centrale europea, fissa irrevocabilmente il tasso al quale l’Euro subentra alla moneta dello Stato membro in questione e prende le altre misure necessarie per l’introduzione dell’Euro come moneta unica nello Stato membro interessato”.

Evidente dunque che non è lo Stato in deroga a decidere se entrare nell’Euro, ma sono le istituzioni europee a promuoverlo, se e quando, farà i compiti a casa, che restano comunque un obbligo giuridico e non una mera scelta. Ed ancora una volta è fondamentale il ruolo della Commissione Europea, che è l’unica a poter proporre l’ammissione di uno Stato membro (Lo Stato invece può solo, per dirla semplice, chiedere di essere iscritto all’esame).

Insomma, non a caso la Gran Bretagna, più attenta di noi alla sovranità, ha fatto espressamente riconoscere che, per lei, questi obblighi non valgono.

Per tutti gli altri invece, buona cessione di sovranità!

Dunque rimanere in UE può essere una scelta, ma non può in nessun caso essere considerata possibile o lecita giuridicamente. L’interpretazione dei trattati secondo buona fede è suggestiva e condivisibile, ma presupporrebbe che l’UE non fosse una dittatura e che le decisioni potessero seguire il diritto secondo il noto brocardo: “la legge è uguale per tutti”L’UE invece vive solo sui rapporti di forza, la legge non è uguale per tutti.

Ergo non si ha alcuna certezza di avere cooperazione dalle altre nazioni. Esse sarebbero invece obbligate a cooperare, almeno formalmente, se si scegliesse la procedura di cui all’art. 50 tue contestualmente all’uscita dall’Euro, procedura che toglierebbe al nostro nemico ogni possibile strumento di enforcement legale.

E date le circostanze spuntare le armi del nemico non sarebbe una cattiva idea…

Se si vuole sperare nello status della Gran Bretagna, ammesso e non concesso che questo sia un successo, l’unico passaggio possibile è l’art. 50 tue da azionare contestualmente all’uscita unilaterale e repentina dall’EuroSe invece si vuole salutare la compagnia subito lasciando l’UE, è assolutamente perfetto l’argomento di Luciano Barra Caracciolo. Ed è questa la linea che ovviamente prediligo. 


QUI >>> goo.gl/DYBqXc L’ESPOSTO CONTRO CESSIONE SOVRANITÀ NAZIONALE MIO CONTRIBUTO DELL’ANNO 2014 SUPPORTATO DALL’AMICO MARCO MORI.

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● Giuseppe Guarino, il giurista 94 enne parla di Democrazia soppressa

…I volumi si accumulano, uno dopo l’altro, sulla scrivania. Ognuno con un pezzetto di carta infilato alla pagina giusta, per non perdere il filo del ragionamento pronto a correre via da una riga all’altra. Nel buio del suo studio romano, sotto il cono di luce delle lampade, Giuseppe Guarino cerca dati, avvicina gli occhi, porge libri. Il giurista, classe 1922, è determinato come uno scienziato in laboratorio a smontare l’ingranaggio che ha trasformato l’Europa in un continente condannato a un inesorabile declino.

IL «COLPO DI STATO»

Ex ministro delle Finanze e dell’Industria (tra il 1988 e il 1992), docente emerito di diritto pubblico, europeista convinto (all’epoca dei padri fondatori dell’Unione) Guarino è diventato uno dei più appassionati critici della moneta unica.

 

«IL TRATTATO DI MAASTRICHT TRADITO»

Ha studiato il diritto europeo: «Un argomento entusiasmante», dice. E secondo le sue ricerche il trattato di Maastricht, il grande progetto su cui si era fondata l’Unione monetaria, è stato tradito: le leggi su cui si basava originalmente la moneta unica «non sono mai state applicate», per essere a un certo punto «sostituite» con regolamenti «opposti» e infine con il Fiscal compact.
La sua denuncia è arrivata fino al tavolo del presidente José Manuel Barroso, ma è stata anche rimandata al mittente.

E oggi l’uomo che ha insegnato il diritto pubblico a Giorgio Napolitano e Mario Draghi, denuncia il «colpo di Stato» in atto a Bruxelles. «La democrazia», commenta accorato «è stata soppressa».

[SCORRENDO IL TESTO USA PURE IL DITO INDICE PER CLICCARE SUI LINK CHE HO MESSO PER GLI APPROFONDIMENTI (L’IPERTESTUALITÀ È IL SALE DI INTERNET)]

 

DOMANDA. Per rilanciare l’economia si punta ad abbattere il debito. Il governo propone dismissioni fino a circa 12 miliardi. Sarebbe sufficiente e utile?

Risposta. Ne dubiterei. L’ammontare del debito della pubblica amministrazione corrisponde al totale degli interessi dei titoli di Stato ancora in essere, quale che sia stata la loro data di emissione.

Cioè quanto nel 2013?

R. A fine 2012 era pari a 86.717 milioni di euro, corrispondenti a 5,5 punti di Prodotto interno lordo (Pil). Per il 2013 è prevista una leggera diminuzione.

Perché non è conveniente far diminuire sin da ora il totale?

R.Conviene se la vendita porta il debito a un livello che non richieda ulteriori interventi in anni successivi. Se le previsioni danno un tasso medio di crescita del Pil inferiore al costo totale del debito, il rapporto tra debito e Pil riprende a crescere.

Lei parla di un “punto di non ritorno”. Di cosa si tratta?

R. Se il tasso prevedibile di crescita del Pil nell’anno e in quelli successivi è inferiore al tasso prevedibile di crescita del costo degli interessi negli stessi anni, il rapporto debito-Pil aumenta.

Ed è quello che sta succedendo?

R. Nel 2006 depositai in Senato, nel corso di una audizione parlamentare, una tabella in cui, partendo dal rapporto tra debito e Pil del 2005, indicavo che se il tasso di crescita del Pil fosse stato dello 0,5%, la percentuale sarebbe stata del 130% nel 2013.

Ci aveva azzeccato?

R. La media del Pil è stata inferiore e corrispondentemente il rapporto nel 2013 ha raggiunto il 133%. Si tocca il punto di non ritorno quando la crescita prevista per gli anni a venire supera il costo annuale complessivo del debito e non si prevedono fattori straordinari che possono invertire la tendenza.

Il debito italiano esisteva già nel 1991. Lei ha fatto parte della classe dirigente che ha concorso a gonfiarlo. Come è accaduto?

R. L’osservazione è corrente, ma non corretta.

In che senso?

R. Bisogna distinguere tra debito interno e debito estero. Fino al 1992 la detenzione di capitali all’estero era vietata. I creditori dello Stato erano nella quasi totalità soggetti interni, famiglie, i cittadini, banche, imprese. La formula dello Stato sociale liberava le famiglie dalla generalità dei costi per sanità, istruzione, assistenza e previdenza. La proprietà dell’abitazione era diffusa in Italia più che in qualsiasi altro Paese.

In sostanza c’era abbastanza ricchezza all’interno dei confini nazionali?

R. L’economia era sostenuta dalla domanda interna che era frutto del risparmio elevato delle famiglie. Era crescente e presente in modo abbastanza omogeneo nella quasi totalità del Paese. La parte non consumata del risparmio veniva versata allo Stato (attraverso gli acquisti di titoli). Alle scadenze i titoli venivano reinvestiti. Vi si aggiungeva spesso il ricavo degli interessi. Nel 1992 la liquidità di cui disponevano le famiglie superava di un buon quarto il debito totale dello Stato.

Cosa provocò il crollo di questo sistema?

R. Come era cresciuta la liquidità interna così, a seguito della crisi petrolifera degli anni 1978-1992, era aumentato il volume della liquidità internazionale. Venivano offerti rendimenti elevati. Si aggiungeva il miraggio di sottrarre i propri risparmi al Fisco. Il timore di incorrere in sanzioni non era sufficiente per bloccare l’esodo dei capitali.

Poi è intervenuta l’Europa.

R. La direttiva sulla libera circolazione dei capitali, compresi quelli a breve, fu una delle prime a essere adottate tra le 330 da emettere per realizzare il mercato unico europeo. Fu la trasformazione istantanea del debito da interno a estero a determinare il crollo del sistema italiano, al quale si doveva lo straordinario fenomeno del “miracolo italiano o boom italiano“.

Non si sarebbe potuto modificare il sistema interno prima che lo tsunami si producesse?

R. Non è facile modificare strutture formatisi a seguito di percorsi, frutto di lunghi processi. Si oppongono barriere culturali e di interessi che non è facile abbattere. È un fenomeno anche oggi presente. In tali condizioni, influenzati da convincimenti generali e da interessi costituiti, credendo di far bene, si adottano condotte che aggravano la situazione.

Infatti l’Italia fu uno dei primi Paesi a applicare la direttiva sulla libera circolazione dei capitali.

R. Ci sarebbe stato tempo per adottarla fino al 30 giugno 1993. Un tempo sufficiente per dare una “aggiustata” al sistema.

IL PASSAGGIO DAL DEBITO INTERNO AL DEBITO ESTERO

 

Dopo l’entrata in vigore del Trattato sull’Unione europea (Maastricht) qualcosa si fece, anzi molto.

R. Il debito italiano, all’atto della stipula del Trattato, era pari al 100,8%. Salì nei tre anni successivi a 124,3%. Al sesto anno era pari al 116,8%. Tra il 1992 ed il 2005, vennero alienati beni pubblici, prevalentemente imprese del sistema delle partecipazioni statali, per un valore complessivo che rivalutato al 2013 ammonta a circa 128 miliardi di euro. Nel 2006 il rapporto tra debito e Pil si era ridotto al 106,5%.

Si trattò spesso di svendite. Vedi il caso Telecom.

R. Le autorità monetarie valutavano che incassare di meno, ma subito, fosse più conveniente che continuare a pagare tassi di interesse che avevano portato l’onere medio, ancora nel 1995, al 10% pregiudicando, oltre tutto, le possibilità di ammissione all’euro.

Chi furono i compratori?

R. Salvo la Nuova Pignone di Firenze che, ceduta alla General Electric, si è sviluppata a livello internazionale, per le cessioni più importanti (banche e industrie) gli acquirenti furono italiani.

I capitalisti senza capitale?

R. Lo sviluppo delle principali imprese private italiane si era basato sulla domanda interna. Dovendo ora affrontare la concorrenza internazionale, immaginarono di rafforzarsi acquisendo le imprese che potessero integrarsi con quelle già possedute. Ma due debolezze non sempre creano una forza. Le attese di crescita non si verificarono. In molti casi i compratori furono costretti a rivendere.

E i risparmiatori italiani?

R. Una buona parte investì in titoli, basati sull’impiego dei cosiddetti “derivati”, che promettevano elevato rendimento. In un primo tempo si ebbero crescenti ricavi. Scoppiata, a livello internazionale, la bolla dei derivati, le famiglie persero parecchio, in qualche caso quasi tutto.

Sin dagli Anni 60 si era avvertita la necessità di portare a conclusione il processo di integrazione europeo con la creazione di un mercato comune e di un’unione monetaria. Quali erano gli obiettivi?

R. Due effetti favorevoli erano certi. La confluenza delle singole economie in un unico grande mercato avrebbe eliminato i dazi di importazione ed esportazione e anche il costo della sosta alle frontiere, necessaria per l’espletamento dei controlli. L’impiego di una unica moneta avrebbe a sua volta eliminato i costi di transazione.

Sarebbe bastato?

R. Certamente no. Nell’articolo 2 del Trattato sull’Unione europea, richiamato in tutti i trattati successivi, era fissato l’obiettivo che gli Stati intendevano conseguire. Si trattava dello «sviluppo armonioso ed equilibrato, una crescita sostenibile, non inflazionistica, rispettosa dell’ambiente, un elevato grado di convergenza dei risultati economici, un elevato livello di occupazione e di protezione sociale, il miglioramento del tenore e della qualità della vita». Gli Stati aderenti all’Unione avrebbero rinunciato all’esercizio di buona parte della sovranità. Avrebbero ottenuto dall’Unione, quale controprestazione, la crescita, quale definita nell’articolo 2.

E come la si sarebbe ottenuta, a chi competeva?

R. Il compito non poteva che spettare agli Stati membri. L’Unione non può indebitarsi. Le risorse che affluiscono direttamente (i dazi esterni) sono poche. L’Unione provvede alle sue spese con le risorse che le versano gli Stati, in conformità di una disciplina dettata dal Trattato.

Alla crescita avrebbero dovuto dunque provvedere gli Stati. Ma con quali strumenti?

R. La disciplina dell’atto unico e quella generale dell’Unione escludevano la quasi generalità dei mezzi di cui possono avvalersi gli Stati che non fanno parte dell’Ue. Ne restavano, di possibilità, solo due, le autonome politiche economiche degli Stati che comprendono tutti gli aspetti diversi da quelli monetari, e l’indebitamento. Il Trattato sull’Unione europea (Tue) garantiva entrambi, limitandosi a chiedere che nel farne uso, si attenessero a principi di cautela che venivano indicati.

Quali?

R. L’Unione aveva un interesse diretto a che gli Stati ottenessero risultati di crescita. Solo così sarebbero stati in condizione di trasferire all’Unione le risorse necessarie. La quale si riservava, quindi, la determinazione di principi “di massima” di coordinamento. In caso di scostamento, con un apposito procedimento, avrebbe potuto emettere una raccomandazione, atto privo peraltro di efficacia vincolante.

E l’indebitamento?

R. Sarebbe stato non solo possibile, ma in presenza di circostanze favorevoli addirittura indispensabile, per valorizzare fattori produttivi esistenti e/o insufficientemente utilizzati.
A tutela del principio del carattere non inflazionistico della crescita, il Tue introduceva limiti che gli Stati non avrebbero potuto superare. Riguardavano distintamente i rapporti indebitamento (3%) e debito (60%) in relazione al Pil. Nella loro interpretazione e applicazione gli Stati e l’Unione avrebbero dovuto attenersi a criteri vincolanti.

Sarebbero stati sufficienti i due strumenti per procurare la crescita?

R. L’economia Usa ha raddoppiato nel XX secolo la sua ricchezza attenendosi a questi limiti. Li ha superati solo in anni di diretto coinvolgimento in vicende belliche.

INTRODOTTA UNA DISCIPLINA OPPOSTA A QUELLA DI MAASTRICHT

Lo sviluppo promesso non si è realizzato. Come mai? 

R. La creazione dell’Unione europea e dell’Eurozona era un’operazione molto complessa. Non esistevano precedenti. La disciplina finalizzata alla crescita sarebbe entrata in vigore all’inizio della terza fase, quella definitiva, coincidente con quella del 1 gennaio 1999 fissata per il lancio dell’euro. La fase seconda era propedeutica alla terza. Ne discende che per dare un giudizio adeguato della disciplina dettata dal Trattato sull’Unione europea rispetto all’obbligo assunto di promuovere la crescita, si deve tener conto dei soli quindici anni decorsi dal 1 gennaio 1999.

E c’è qualche norma varata nella seconda fase da segnalare?

R. Certamente. Negli anni tra l’entrata in vigore del Trattato e l’inizio della terza fase gli Stati sarebbero stati assoggettati a norme costrittive. Se non le avessero rispettate non avrebbero superato lo scrutinio per l’ammissione all’euro.
Due condizioni attenevano a dati obiettivi del periodo già trascorso. Due dovevano essere valutate al momento dell’esame di ammissione, una specie di diploma o di laurea.

E quali erano?

R. Riguardavano il tasso di inflazione e i tassi di interesse su titoli pubblici di lungo termine. Per entrambi gli aspetti si richiedeva che nel periodo antecedente lo scostamento dalla media dei tre Stati migliori non fosse stata superiore nel primo caso all’1,5%, nel secondo al 2%. Era un divario che nella concorrenza tra le economie gli Stati più deboli avrebbero potuto recuperare.

Quindi erano regole pensate per proteggere le economie più deboli?

R. Nella terza fase, cioè dal 1 gennaio 1999, le economie dei Paesi euro, partecipi di un unico mercato e fruitori di una unica moneta, avrebbero operato tra loro in concorrenza. Una concorrenza piena e leale. Se non si fossero create condizioni di omogeneità sufficienti, le economie più forti avrebbero esercitato un potere dominante sulle altre. Le regole della fase transitoria dovevano dunque creare condizioni di omogeneità, che fossero sufficienti per scongiurare il pericolo.

E la terza fase?

R. La terza fase, con il lancio della moneta comune e inizio della competizione, basata su condizioni per una leale concorrenza, è l’unica di cui si deve tener conto per valutare l’adeguatezza della disciplina contenuta nel Trattato unico europeo.
Come sono stati i risultati per la generalità dei Paesi euro?

R. Nella classifica dei 38 Paesi con minore sviluppo nel mondo negli anni dal 2000 al 2010 compresi, l’Eurozona è presente con 13 Paesi. Sorprendenti e nello stesso tempo sconvolgenti sono i risultati dei tre Paesi maggiori, Italia, Francia, Germania. L’Italia è terza, la Germania decima, la Francia quattordicesima. Si ripete, la classifica non è dei migliori risultati decennali nel mondo, bensì dei peggiori. Nella identica classifica relativa al decennio antecedente, 1990-2000, nessuno dei Paesi euro era presente. L’evento, da ritenere responsabile della depressione diffusa e crescente nella zona euro, deve essersi necessariamente verificato tra il 1999 e il 2000.

E di che evento si tratta?

R. Ce ne è uno solo, coincidente con il lancio dell’euro. Alla data del 1 gennaio 1999, invece della disciplina stabilita dal Trattato unico europeo per la terza fase, ne è stata applicata una diversa, anzi opposta, introdotta a partire per l’appunto dal 1 gennaio 1999, con un regolamento, il numero 1466/97. Il regolamento è stato applicato sino al 27 giugno 2005.

E poi?

R. Gli è subentrato il regolamento 1055/2005, rimasto in vigore sino al 16 novembre 2011.
Data in cui è arrivato un terzo regolamento, il numero 1175/2011, cui ha fatto seguito un atto atipico, denominato Fiscal compact con il quale, nell’impossibilità che si raggiungessero i voti necessari per modificare il Trattato in vigore, quello di Lisbona, si è cercato di aggirare l’ostacolo con un Trattato non europeo, ma di diritto internazionale.

Chi prese quella prima iniziativa?

R. L’iniziativa fu presa dalla Commissione, esulando da qualsiasi competenza attribuitale dal Trattato di Lisbona. Mentre gli organi dell’Unione proponevano ed applicavano i regolamenti, era entrato in vigore (il 1° maggio 1999) il trattato di Amsterdam. Veniva poi adottato ed era entrato in vigore (1° dicembre 2009) il Trattato di Lisbona.
Entrambi i Trattati riproducevano testualmente le statuizioni degli articoli 102 A, 103, 104 c) e protocollo numero 5, contenenti la disciplina dell’euro.

Con quali conseguenze?

R. La commissione è andata avanti come se i Trattati non esistessero. Hanno imposto le norme, che sono responsabili della depressione che attanaglia da 15 anni l’Europa. La disciplina, che era stata studiata con tanta accortezza dagli elaboratori del Trattato sull’Unione e per promuovere la crescita, non è stata mai applicata.

Formalmente cosa è successo?

R. Il Trattato sull’Unione europea (Tue) e oggi il Trattato di Lisbona, che riproduce il testo del Tue, affida la funzione della crescita agli Stati membri ed attribuisce agli Stati due poteri. Il primo, di avere ciascuno una propria autonoma politica economica. Il secondo, di indebitarsi nei limiti dei valori di riferimento di cui al protocollo numero 5, da interpretarsi secondo i criteri vincolanti dettati dall’articolo 104 c) del Trattato unico europeo, oggi 126 Trattato di Lisbona. Il regolamento 1466/97 e nel suo solco in forma aggravata gli atti successivi, hanno cancellato i due poteri.

E come li hanno sostituiti?

R. Non li hanno sostituiti con altri poteri. Hanno collocato al loro posto due doveri.
Il primo, eguale per tutti gli Stati euro, consistente nell’avere a medio termine un bilancio in attivo o in pareggio, il secondo, diverso da Stato a Stato, di pervenire al risultato in stretta osservanza di un programma definito per ciascuno Stato dagli organi dell’Unione.

Quali conseguenze vanno tratte dalle modifiche apportate?

R. Parecchie. Alcune gravissime, e del tutto imprevedibili.

«CON IL NUOVO REGOLAMENTO È STATA SOPPRESSA LA DEMOCRAZIA»

 

Per esempio?

R. Se la crescita non si produce in modo fisiologico per effetto di condizioni favorevoli preesistenti, si rende necessario stimolarla. È indispensabile in tal caso la presenza di due fattori distinti. Il primo, che esistano in quantità sufficiente fattori valorizzabili. Il secondo, che lo Stato, dove non disponga già di adeguate risorse, possa ricorrere all’indebitamento.
I regolamenti hanno cancellato la politica economica degli Stati e la capacità di indebitarsi, sia pur nei limiti di cui agli articoli 104 c) del Trattato sull’Unione europa e 126 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (Lisbona).
Nessuno degli Stati euro, oggi in difficoltà, disponeva al 1 gennaio 1999 di un bilancio in pareggio.

Il pareggio di bilancio è l’origine del problema?

R. Il deterioramento progressivo e crescente delle loro economie dipende dal divieto di indebitarsi anche se fosse stato presente il secondo dei presupposti per la crescita.
Fattori valorizzabili erano tutti quelli che la depressione aveva espulso dalla produzione, se ancora vitali o recuperabili. Ma mancavano le risorse.

Abbiamo perso un’opportunità?

R. Ogni occasione favorevole è andata perduta. Le risorse disponibili sono sotto i nostri occhi. L’elevatissimo e imprevedibile numero di disoccupati e sottooccupati nell’insieme dell’Eurozona ed in ciascuno dei Paesi senza deroga, imprese costrette a dismettere la loro attività, deterioramento nel funzionamento della pubblica amministrazione e dei beni pubblici, decadenza delle prestazioni rese ai cittadini, difficoltà nel far fronte ad eventi eccezionali, e così via.

E c’è una seconda conseguenza?

R. È la più grave. Se in materia economica tutti i poteri dello Stato sono stati cancellati, responsabile dei risultati è il sistema applicato. Nella specie l’insieme delle regole astratte, imposto a partire dal 1 gennaio 1999.
Gli organi dell’Unione controllano con rigore che siano puntualmente applicati. Sono costretti a loro volta ad attenersi alle specifiche norme che regolano le loro condotte. Si ha come risultato finale che i cittadini di ciascun Paese membro non dispongono di alcun potere per influire sulle discipline cui saranno assoggettati.

Significa che c’è un deficit di democrazia?

R. La “democrazia” non consiste nella semplice titolarità di una serie, quand’anche la più completa e precisa, di diritti di libertà. Non v’è ancora “democrazia”, se ai diritti di libertà si aggiunge un nutrito gruppo di diritti sociali. La “democrazia” esige che i cittadini possano trasmettere a governanti, che a essi rispondono, orientamenti e indirizzi in merito alla disciplina che dovranno applicare. Il presupposto è che i loro governanti dispongono di poteri sul cui esercizio i cittadini possono esercitare la loro influenza.

E non è così?

R. Nella materia economica che nelle condizioni storiche attuali è determinante su ogni altro settore della convivenza, i governi degli Stati membri, a partire dal 1 gennaio 1999, hanno solo obblighi, non poteri. La “democrazia”, principio fondante della costituzione di ciascuno Stato membro, condizione richiesta dai Trattati ai fini dell’ammissione all’Unione, è stata soppressa, nell’Eurozona cancellata sino alle sue ultime radici, a partire dal 1 gennaio 1999.

Non ci sono strumenti per cambiare le cose?

R. Degli istituti della democrazia restano nomi e simboli. La sostanza è scomparsa. Nessun referendum potrebbe abrogare la disciplina dei regolamenti dell’Unione. I partiti dovrebbero consentire ai cittadini di concorrere con metodo democratico alla politica nazionale. Sono divenuti aggregati di gruppi per la conquista di un potere che non esiste. I sindacati sono impotenti. Manifestazioni individuali e collettive, comprese le più gravi, restano senza effetto. Anche se si lanciasse una bomba atomica, ipotesi assurda, non servirebbe a nulla. Si ampliano invece gli spazi per la corruzione, per l’illiceità, per il mero verbalismo.

Finiscono qui le conseguenze?

R. Ve ne è un’altra che da sola dimostra la dannosa pericolosità del sistema applicato dal 1 gennaio 1999. In ogni sistema giuridico, poste alcune premesse, anche se non ne sono state valutate le conseguenze, queste non possono non prodursi.
Il principio del bilancio attivo o in pareggio a medio termine è stato imposto con regole generali a tutti gli Stati ammessi all’euro. Le condizioni non erano identiche. Alcuni Paesi avevano da tempo un bilancio in pareggio o prossimo al pareggio, altri ne erano distanti. La prescrizione non rivolta ai secondi di realizzare il pareggio a medio termine, comportava di fatto che essi assumessero una conformazione analoga, anzi identica, a quella dei primi.

Insomma una imposizione inattuabile?

R. Nelle corse al trotto dei cavalli, se non erro, si gravano di handicap i migliori perché tutti abbiano pari opportunità di classificarsi tra i primi. Il principio applicato dai regolamenti è opposto. L’handicap è stato imposto alle economie più deboli, non a quelle più forti. Ne risultano violate le condizioni essenziali per una leale concorrenza. In via generale si è reso più difficile ai più deboli il raggiungimento del pareggio. Quindi si è imposta una regola non coerente con il principio della concorrenza.

 

«LA COMMISSIONE HA INDIVIDUATO L’ERRORE NELLA INSUFFICIENZA DEL RIGORE»

 

Ma dati i risultati negativi, non c’è stata una riflessione successiva?

R. Il regolamento 1175/2011 afferma che in precedenza erano stati commessi sbagli. Ha individuato l’errore nella insufficienza del rigore. Raccogliendo un seme presente nel regolamento 1466/97, lo ha concimato e lo ha portato a fioritura.
L’obbligo, quello generale del bilancio a medio termine e quello specifico di ciascuno degli Stati membri di attenersi al programma per essi definito, da solo non avrebbe generato crescita. Ma il regolamento ha sostenuto che gli Stati che partivano indietro, per correre come migliori, avrebbero dovuto assumere conformazioni identiche, o quanto meno analoghe, a quelle dei migliori. A cominciare dalle strutture.

Cosa intenede per strutture?

R. Qui il discorso potrebbe proseguire su due piani distinti, su quello formale e su quello sostanziale. A quale dei due dare la preferenza?

Cominciamo da quello sostanziale.

R. I sistemi economici, a maggior ragione gli Stati, sono organismi diversi ma assimilabili agli uomini e a qualsiasi altra specie di entità vivente. In ogni organismo le componenti, le grandi come le minime, sono in perpetuo movimento.
Ogni entità è, nel momento successivo, diversa da quella che era nel momento anteriore. Ogni entità è somigliante, ma nello stesso tempo necessariamente diversa da qualsiasi altra della medesima specie. Pur nella diversità della conformazione tutte le entità della medesima specie sono costituite da organi o da sistemi di organi presenti in tutte le altre entità della medesima specie. Sono le strutture.
In ogni organismo i singoli organi e i sistemi che gli stessi formano corrispondono a quelli che concorrono alla conformazione delle altre entità della medesima specie. Ma sono necessariamente diverse.

E cosa c’entrano le strutture con le norme europee?

R. Queste peculiarità valgono anche per l’Unione e per gli Stati membri. Le entità elementari, e così anche se si risale ai livelli superiori, si influenzano reciprocamente. Non sono mai identiche ai corrispondenti organi o sistemi, che concorrono alla conformazione delle altre entità della specie. Per i trapianti che si effettuano nell’uomo non si dispone mai di organi identici a quello da sostituire. Le differenze sono inevitabili. Ci si deve limitare ad accertare che non sia incompatibile.
Le strutture di organismi, quali gli Stati e le loro economie, corrispondono, come ora detto, agli organi del corpo umano e ai sistemi che concorrono alla conformazione di ogni singola specie. Non sono mai identiche dall’una all’altra entità della medesima specie.

Quindi non si possono ‘replicare’le strutture di un altro Stato?

R. Se si inserisce la struttura di una economia in un’altra economia, quella di uno Stato in un altro Stato, è prevedibile che si provochino danni.
Eliminando la struttura preesistente si genera un vuoto. Se la preesistente viene sostituita da altra sul modello di un diverso sistema, non vi è certezza del se e quando si realizzerà la piena integrazione con le componenti preesistenti contigue o connesse. Il danno della demolizione dell’esistente è immediato, il beneficio sperato dall’inserimento è necessariamente futuro.

Insomma non ne vale la pena?

R. È comunque incerto. Il danno provocato dall’eliminazione di strutture complesse e antiche non è mai circoscritto. Nelle conformazioni, frutto di antica storia, ogni componente risulta sempre intrecciata con molte altre. Fa parte di nodi che non è facile sciogliere.

C’è qualcosa da aggiungere dal punto di vista del diritto?

R. Il regolamento 1175/2011 indica come sua fonte leggittimatrice l’articolo 121, paragrafo 6, del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (Lisbona). Il regolamento, lo si è notato nella sintetica esposizione del suo contenuto, conferma nella sua totalità discipline che non trovano corrispondenza nei tre Trattati (Maastricht, Amsterdam, Lisbona). E che contengono norme in contrasto con la disciplina dei poteri conferiti dai Trattati agli Stati quali strumenti essenziali per la produzione della crescita.
Il regolamento 1175/2011 cerca di accreditare la sua legittimità richiamandosi all’articolo 121, numero 6 Tfue. La citazione è erronea.

Qual è l’errore?

R. L’articolo 121, numero 6 Tfue non consente al regolamento di modificare il Trattato in un punto fondamentale. La disciplina originaria dei poteri di indebitamento degli Stati e dei loro limiti è quella dell’articolo 104 c) Tue, ora 126 Tfue.
La disciplina si compone di tre parti. La prima, commi 1 e 2, lettere a) e b), regola le parti sostanziali della disciplina. E assume a base della disciplina distinti rapporti del debito e dell’indebitamento con il Pil.
In una seconda parte, comma 2, ultimo capoverso, l’articolo 104 c) Tue, contiene un rinvio al protocollo numero 5 il cui oggetto è unicamente la determinazione dei valori di riferimento, compresa la definizione dei termini adoperati. In una terza parte, numeri da 3 ad 11, l’articolo 104 c) Tue detta la disciplina della sorveglianza e sanzionatoria.

Nemmeno il Consiglio può modificare le norme?

R.Il richiamato numero 11, articolo 126 Tfue, attribuisce al Consiglio di «adottare le opportune disposizioni che sostituiscono detto protocollo, avvalendosi della procedura legislativa speciale previa consultazione del Parlamento europeo e della Banca centrale europea. La competenza attribuita al Consiglio è solo la sostituzione del protocollo. Il contenuto del protocollo si limita alla specificazione dei «valori di riferimento» (ultimo capoverso del numero 1).
Il riferimento dei valori al rapporto tra debito e indebitamento ed il Pil, e i criteri vincolanti per la interpretazione e applicazione degli stessi di cui agli alinea a) e b) del numero 2 dell’articolo126, sono oggetto regolato esclusivamente dall’articolo 104 c) Tue, ora 126 Lisbona. Un oggetto quindi del tutto diverso dalla specificazione dei valori di riferimento, unica competenza attribuita al protocollo numero 5. (Intervista di Giovanna Faggionato, 4/12/13)

 

● Molti politici sanno benissimo…

…che l’Italia è il risultato dell’intento di uno stato terzo (qui l’elenco di alcuni atti classificati “segreti” sconosciuti a noi e ai più >>> goo.gl/QymGFB). Questo Paese formalmente è indipendente tuttavia, fattualmente non esercita alcuna politica che sia in antitesi a quella della potenza terza che lo sostiene,

che, guardacaso, ha indotto l’introduzione della moneta unica privata ©Euro “a debito” (vedi qui >>> https://goo.gl/qc45Pq) la quale, sempre più è associata alla caduta libera del benessere diffuso.

L’Italia non è una Nazione autonoma e sovrana: è uno Stato retto da ragioni commerciali extra-nazionali, di certo a prescindere dalla volontà dei partiti-fantoccio, quali che siano, che hanno la meta di far credere al cittadino d’avere libertà di scelta oltre a quella consapevole o meno di incanalare o di sopire il dissenso.

Qui si vive una messinscena giuridica per opera di una dominante regia anti-italiana. È il Diritto stesso a sancirlo, persino la Carta Costituzionale: detenere la cittadinanza italiana equivale a piegarsi ad un’ipoteca sulla democrazia. Vi è flagrante negazione, violazione ed infrazione dell’Art. 80 e dell’Art. 87 della Costituzione repubblicana stracciata infine dal Trattato di Lisbona entrato in vigore nel 2009 (quale parte integrante del Trattato UE) che prevedono rispettivamente la ratifica obbligatoria di ogni accordo internazionale, sia da parte del Parlamento che è organo legislativo e organo di controllo politico del governo sia da parte del Presidente della Repubblica.


A questo punto diamoci da fare NOTIFICHIAMO, NOTIFICHIAMO, POICHÉ NESSUNO RISPONDE NÉ CONFUTA. TUTTI D’ACCORDO… 
Proprio ieri ho notificato questo atto >>> https://www.docdroid.net/Fc…/170808-diffida-a-persistere.pdf

 


 [QUI LA COPIA DELL'ATTO >>> http://docdro.id/Fcf3jyw]

senza pregiudizio

Il Popolo Sovrano

Disponente e Beneficiario Unico della Nazione Italia

In virtù della Legge Naturale Superiore, sui principi della quale ogni successivo Codice della Legge è stato istituito, in qualità

di Titolare Nativo ed inalienabile del Diritto della Terra

nella veste di Tutore inalienabile della propria Individualità di Popolo e con i Poteri e Diritti a Lui conferiti per Diritto di Nascita Originale

PRIMA DI OGNI ALTRA LEGGE SCRITTA ESISTENTE

* * *

Notifica e diffida a persistere:

* * *

  1. nell’azione continuata di violazione in atti e azioni condotte dei Patti e Trattati Internazionali in materia di Tutela dei Diritti Umani, universalmente riconosciuti e ratificati da parte delle figure istituzionali responsabili presso la REPUBBLICA ITALIANA, Stato ITALIA, ovvero nella persona dei suoi Rappresentanti Legali o Trustees, co-Trusteese terzi coinvolti

  2. nell’azione continuata di violazione del Patto Costituzionale stretto con il Popolo Sovrano, per omissioni e inadempienze in atti e azioni, condotte da parte delle figure istituzionali, nominate ed elette e quindi responsabili presso la REPUBBLICA ITALIANA, Stato ITALIA, ovvero nella persona dei suoi Rappresentanti Legali o Trustees, co-Trustees e terzi coinvolti,contro la Sovranità del Popolo Sovrano e della Nazione Italia e contro la Personalità Giuridica dello Stato italiano

  3. nell’azione continuata di procurato danno nei confronti del Disponente e Beneficiario Unico del Trust ab origine et de facto, unico valido e vivente ad oggi, per mezzo di accordi contrattuali internazionali,sovranazionali vigenti nella giurisdizione della Lex Mercatoria, sottoscritti nel tempo e fino alla data della presente notifica, dalle figure istituzionali,elette e quindi responsabili per la sana e corretta amministrazione della REPUBBLICA ITALIANA, STATO ITALIA,ovvero nella persona dei suoi Rappresentanti Legali o Trustees, co-Trustees e terzi coinvolti, segnatamente qui al riguardo del “TRUST INDENTURE ACT” del 1939, firmato, notificato, depositato e ratificato presso la SEC – Security Exchange Commission, Washington DC, Columbia District –STATI UNITI

le seguenti Persone:

il Presidente della REPUBBLICA ITALIANA in carica

MATTARELLA Sergio
Guardian del Trust Republic of Italy
N° CIK 0000052782
SIC: 8888 – FOREIGN GOVERNMENTS
Sec – Security Exchange Commission
Washington DC – Columbia District

UNITED STATES

presso la sede italiana
Palazzo del Quirinale

Roma

REPUBBLICA ITALIANA

Italia

* * *

Il Presidente del Consiglio dei Ministri della REPUBBLICA ITALIANA

GENTILONI Paolo

Trustee del medesimo Trust

presso la sede italiana

Palazzo Chigi

Roma
REPUBBLICA ITALIANA

Italia

* * *

Il Ministro dell’Economia e Finanze
PADOAN Pier Carlo

Co-Trustee del medesimo Trust

sua sede

Roma

REPUBBLICA ITALIANA

Italia

* * *

Il Ministro della Salute

LORENZIN Beatrice

Co-Trustee del medesimo Trust

Sua sede

Roma

REPUBBLICA ITALIANA

Italia

* * *

il Direttore generale della Prevenzione Sanitaria

Ministero della Salute
GUERRA Raniero

Co-trustee del medesimo Trust

Sua sede

Roma

REPUBBLICA ITALIANA

Italia

* * *

il Presidente dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA)

VELLA Stefano

Co-Trustee del medesimo trust

sua sede
Roma

REPUBBLICA ITALIANA

Italia

* * *

l’ex Presidente dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA)
per il periodo di competenza all’epoca della firma degli accordi internazionali

PECORELLI Sergio

dimessosi da Co-Trustee del medesimo Trust

notifica presso la sede dell’AIFA

Roma

REPUBBLICA ITALIANA

Italia

* * *

il Direttore Generale del Tesoro

CANNATA Maria
Co-Trustee del medesimo Trust
sua sede

Roma

REPUBBLICA ITALIANA

Italia

* * *

l’Ambasciatore d’Italia a Washington

VARRICCHIO Armando

Agente autorizzato dal Dichiarante

presso la Security Exchange Commission
Washington DC – Columbia District
UNITED STATES

Unites States of America

* * *

L’avvocato incaricato dal Trust presso la Sec di Washington, DC

CORTE Lorenzo

Studio Legale Associato

sua sede

Londra

REGNO UNITO

* * *

L’ex Presidente degli STATI UNITI

OBAMA Barack Hussein II

per il periodo di competenza all’epoca della firma dell’ordine presidenziale del 4 novembre 2016 “Advancing the Global Health Security Agenda to Achieve a World Safe

and Secure from Infectious Disease Threats”

notifica per competenza all’epoca dei fatti presso la Casa Bianca
Washington DC
UNITED STATES

Unites States of America

* * *

il Segretario Generale della Nazioni Unite (ONU)

GUTERRES Antònio

sua sede

New York, NY
UNITED STATES

Unites States of America

* * *

il Segretario Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO/OMS)

ADHANOM Tedros

Sua sede

Ginevra

SVIZZERA

* * *

Il Direttore generale della FAO

Food and Agriculture Organization of the United Nations

DA SILVA Josè Graziano

sua sede

Roma

ITALIA

* * *

Il Presidente della BANCA MONDIALE

KIM Jim Yong

sua sede

Washington, DC

UNITED STATES

Unites States of America

* * *

Il Direttore Generale del Fondo Monetario Internazionale (FMI/IMF)

LAGARDE Christine

Sua sede

Washington, DC

UNITED STATES

Unites States of America

* * *

il Board of Trustees della GHSA Foundation

Global Health Security Agenda

A tutti i membri del Gruppo direttivo

in rappresentanza dei seguenti stati ovvero enti internazionali commerciali nella giurisdizione della Lex Mercatoria
CANADA

CILE

FINLANDIA

INDIA

INDONESIA

ITALIA

KENYA

ARABIA SAUDITA

REPUBBLICA DI COREA

STATI UNITI

WHO/OMS

FAO

OIE

Loro sede

Presso The Office of Global Affairs

U.S. Department of Health and Human Services
Room 639H

200 Independence Ave, SW

Washington, DC 20201

UNITED STATES
United States of America

* * *

I fondatori e il responsabile del Board of Trustees della GAVI Foundation

The Vaccine Alliance

BERKLEY Seth

sua sede

Ginevra
SVIZZERA

* * *

Bill & Melinda GATES Foundation

GATES Bill
GATES Melinda
loro sede
Seattle, WA

UNITED STATES

United States of America

* * *

il responsabile del Board of Trustees dell’IFFIm Foundation

International Finance Facility for Immunisation Company
Supporting GAVI, the Vaccine Alliance

KARSENTI Renè

sua sede

Londra
REGNO UNITO

* * *

al direttore generale di GLAXO SMITH & KLINE (GSK)

WALMSLEY Emma Natasha

sua sede

Brentford, Londra
REGNO UNITO

SI NOTIFICA INOLTRE

al Vescovo di Roma

BERGOGLIO Jorge Marìa

Presso la

SANTA SEDE
Città del Vaticano

(tramite Sala Stampa)

* * *

al Papa Emerito

RATZINGER Joseph Aloisius

sua sede
Casa Santa Marta

Città del Vaticano

(tramite Sala Stampa)

* * *

Al Segretario Personale della Corona Inglese

GEIDT Christopher

sua sede

Buckingham Palace

Londra

REGNO UNITO

* * *

al Presidente della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU)

RAIMONDI Guido

sua sede

Strasburgo

FRANCIA

* * *

al Presidente del Parlamento Europeo

TAJANI Antonio

sua sede
Strasburgo

FRANCIA

* * *

al Presidente della Commissione Europea
JUNCKER Jean-Claude

sua sede

Bruxelles

BELGIO

* * *

al Presidente del Consiglio Europeo

TUSK Donald

sua sede

Bruxelles

BELGIO

* * *

alla Corte di Giustizia dell’Unione europea (CGUE)

Giudice TIZZANO Antonio

Membro della Corte

sua sede

LUSSEMBURGO

* * *

Al Presidente della Banca Centrale Europea (BCE)

DRAGHI Mario

sua sede

Francoforte
GERMANIA

Si notifica inoltre presso il Presidente e il Governo Federale degli STATI UNITI, con disposizione di immediata CANCELLAZIONE dell’Executive Order del 4 novembre 2016, a firma dell’ex Presidente, Barack Hussein OBAMA II “Advancing the Global Health Security Agenda to Achieve a World Safe and Secure from Infectious Disease Threats”

al Presidente degli STATI UNITI in carica

Mr. Donald J. TRUMP

sua sede

Casa Bianca

Washington, DC – Columbia District

UNITED STATES

United States of America

* * *

al Segretario del Dipartimento di Giustizia

del Governo Federale degli STATI UNITI

Mr. Jeff SESSIONS

Capo dell’ Avvocatura Generale

sua sede

Washington DC – Columbia District

UNITED STATES

United States of America

* * *

Al Direttore del Comitato per la Sicurezza dei Vaccini

nominato dal Presidente Donald J. TRUMP

Robert F. KENNEDY jr

sua sede

Washington DC – Columbia District

UNITED STATES

United States of America

* * *

all’Ambasciatore degli STATI UNITI in Italia
nella persona della sua Chargé d’Affaires ad interim per sede vacante

Mrs. Kelly DEGNAN

sua sede

Roma

Italia

* * *

alla U.S. Security and Exchange Commission

Mr. Jay CLAYTON

Chairman

sua sede

Washington DC – Columbia District

UNITED STATES

United States of America

* * *

Quanto di seguito si deve per conoscenza, notifica e diffida a persistere ad ogni e tutte le Persone Fisiche, attualmente in carica e responsabili in forma piena ed in solido alla data di questo atto formale, di ogni azione, consegna, azione e potere di firma presso i ruoli di vertice degli Organi di competenza citati epresso ogni e tutti gli Enti, i Dipartimenti, i Ministeri e le Agenzie interessate, sia italiane che internazionali.

SI RAMMENTA INOLTRE CHE

con l’attuazione del Decreto-legge del 7 giugno 2017, n. 73“Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale” (17G00095), Gazzetta Ufficiale – Serie Generale, n. 130 del 07 giugno 2017e la sua conversione ed eventuale successiva promulgazione in legge dello Stato, per opera del Parlamento e per apposizione di firma, ratifica e sigillo del Capo dello Stato con atto finale di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale

SARANNO GRAVEMENTE VIOLATI I SEGUENTI PATTI, TRATTATI E DETTATI COSTITUZIONALI

  • Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (DUDU), recepita e ratificata dal Governo Italiano con la legge 881/1977, in particolare, ma non in via esclusiva, con riferimento agli Articoli 12, 26, 29

  • Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), recepita e ratificata dal Governo Italiano con la legge 848/1955,, in particolare, ma non in via esclusiva, con riferimento agli Articoli 8, 14 e17

  • Protocollo addizionale alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), recepito e ratificato dal Governo Italiano con la legge 848/1955, in particolare, ma non in via esclusiva, con riferimento all’Articolo 2

  • Convenzione sui Diritti dell’Uomo e la Biomedicina, recepita e ratificata dal Governo Italiano con la legge 145/2001, in particolare, ma non in via esclusiva, con riferimento agli Articoli 2, 5 e 21

  • Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, in particolare, ma non in via esclusiva, con riferimento all’Articolo 3

  • Convenzione sui Diritti del Bambino ratificata dal Governo Italiano con la legge 65/1992, in particolare, ma non in via esclusiva, con riferimento agli Articoli 2, 16, 28

  • Convenzione sul Diritto dei Trattati, adottata a Vienna il 23/5/1969 e ratificata dal Governo Italiano con la legge 112/1974, in particolare, ma non in via esclusiva, con riferimento agli Articoli 27, 29, 34

  • Costituzione Italiana, in particolare, ma non in via esclusiva, con riferimento agli Articoli 1, 2, 13, 14, 32,72, 76, 77

  • TRUST INDENTURE ACT” del 1939, in particolare, ma non in via esclusiva, con riferimento alla Sezione310, relativa all’ “Eleggibilità e Inadempienza del Trustee” e alla Sezione 315, relativa ai “Doveri e Responsabilità del Trustee”, qui di seguito riportati nella lingua originale di redazione del 1939, ai fini della massima aderenza al testo.

* * *

SEC. 310.ELIGIBILITY AND DISQUALIFICATION OF TRUSTEE

Persons Eligible for Appointment as Trustee

(a)(1) There shall at all times be one or more trustees under every indenture qualified or to be qualified pursuant to this title, at least one of whom shall at all times be a corporation organized and doing business under the laws of the United States or of any State or Territory or of the District of Columbia or a corporation or other person permitted to act as trustee by the Commission (referred to in this title as the institutional trustee), which (A) is authorized under such laws to exercise corporate trust powers, and (B) is subject to supervision or examination by Federal, State, Territorial, or District of Columbia authority. The Commission may, pursuant to such rules and regulations as it may prescribe, or by order on application, permit a corporation or other person organized and doing business under the laws of a foreign government to act as sole trustee under an indenture qualified or to be qualified pursuant to this title, if such corporation or other person (i) is authorized under such laws to exercise corporate trust powers, and (ii) is subject to supervision or examination by authority of such foreign government or a political subdivision thereof substantially equivalent to supervision or examination applicable to United States institutional trustees. In prescribing such rules and regulations or making such order, the Commission shall consider whether under such laws, a United States institutional trustee is eligible to act as sole trustee under an indenture relating to securities sold within the jurisdiction of such foreign government.
[…](3) If the indenture to be qualified requires or permits the appointment of one or more co-trustees in addition to such institutional trustee, the rights, powers, duties, and obligations conferred or imposed upon the trustees or any of them shall be conferred or imposed upon and exercised or performed by such institutional trustee, or such institutional trustee and such co- trustees jointly, except to the extent that under any law of any jurisdiction in which any particular act or acts are to be performed, such institutional trustee shall be incompetent or unqualified to perform such act or acts, in which event such rights, powers, duties, and obligations shall be exercised and performed by such co-trustees.

[…](5) No obligor upon the indenture securities or person directly or indirectly controlling, controlled by, or under common control with such obligor shall serve as trustee upon such indenture securities. (b) If any indenture trustee has or shall acquire any conflicting interest as hereinafter defined— (i) then, within 90 days after ascertaining that it has such conflicting interest, and if the default (as defined in the next sentence) to which such conflicting interest relates has not been cured or duly waived or otherwise eliminated before the end of such 90-day period, such trustee shall either eliminate such conflicting interest or, except as otherwise provided below in this subsection, resign, and the obligor upon the indenture securities shall take prompt steps to have a successor appointed in the manner provided in the indenture; (ii) in the event that such trustee shall fail to comply with the provisions of clause (i) of this subsection, such trustee shall, within 10 days after the expiration of such 90-day period, transmit notice of such failure to the indenture security holders in the manner and to the extent provided in subsection (c) of section 313;

For the purposes of this subsection, an indenture trustee shall be deemed to have a conflicting interest if the indenture securities are in default (as such term is defined in such indenture, but exclusive of any period of grace or requirement of notice) and— (1) such trustee is trustee under another indenture under which any other securities, or certificates of interest or participation in any other securities, of an obligor upon the indenture securities are outstanding or is trustee for more than one outstanding series of securities, as hereafter defined, under a single indenture of an obligor, unless— (A) the indenture securities are collateral trust notes under which the only collateral consists of securities issued under such other indenture, (B) such other indenture is a collateral trust indenture under which the only collateral consists of indenture securities, or (C) such obligor has no substantial unmortgaged assets and is engaged primarily in the business of owning, or of owning and developing and/or operating, real estate, and the indenture to be qualified and such other indenture are secured by wholly separate and distinct parcels of real estate:

SEC. 315.DUTIES AND RESPONSIBILITY OF THE TRUSTEE

Duties Prior to Default

  1. The indenture to be qualified shall automatically be deemed (unless it is expressly provided therein that any such provision is excluded) to provide that, prior to default (as such term is defined in such indenture

    1. the indenture trustee shall not be liable except for the performance of such duties as are specifically set out in such indenture; and

    2. the indenture trustee may conclusively rely, as to the truth of the statements and the correctness of the opinions expressed therein, in the absence of bad faith on the part of such trustee, upon certificates or opinions conforming to the requirements of the indenture; but the indenture trustee shall examine the evidence furnished to it pursuant to section 314 to determine whether or not such evidence conforms to the requirements of the indenture.

[…]Duties of the Trustee in Case of Default

  1. The indenture trustee shall exercise in case of default (as such term is defined in such indenture) such of the rights and powers vested in it by such indenture, and to use the same degree of care and skill in their exercise, as a prudent man would exercise or use under the circumstances in the conduct of his own affairs.

[…]Responsibility of the Trustee

(c) The indenture to be qualified shall not contain any provisions relieving the indenture trustee from liability for its own negligent action, its own negligent failure to act, or its own willful misconduct, except that

  1. such indenture shall automatically be deemed (unless it is expressly provided therein that any such provision is excluded) to contain the provisions authorized by paragraphs (1) and (2) of subsection (a) of this section;

  2. such indenture shall automatically be deemed (unless it is expressly provided therein that any such provision is excluded) to contain provisions protecting the indenture trustee from liability for any error of judgment made in good faith by a responsible officer or officers of such trustee, unless it shall be proved that such trustee was negligent in ascertaining the pertinent facts; and

  3. such indenture shall automatically be deemed (unless it is expressly provided therein that any such provision is excluded) to contain provisions protecting the indenture trustee with respect to any action taken or omitted to be taken by it in good faith in accordance with the direction of the holders of not less than a majority in principal amount of the indenture securities at the time outstanding (determined as provided in subsection (a) of section 316) relating to the time, method, and place of conducting any proceeding for any remedy available to such trustee, or exercising any trust or power conferred upon such trustee, under such indenture.

* * *

Si evidenzia per completezza di notifica e diffida, la violazione delle mansioni, delle consegne, dell’obbligo e della responsabilità etica e morale del Guardian, del Trustee, dei Co-Trustees nell’esercizio delle loro funzioni. Violazioni da perseguire con richiesta del Rimedio, succedanea alla immediata Revoca di ogni e tutti i Trusts vigenti in giurisidzioni inferiori a quella del Trust originario – il Patto del Popolo Italiano – con immediata sospensione e rimozione del Guardian, del Trustee e dei co-Trustees nominati, ovvero eletti, con la cancellazione di ogni immunità accordata ad essi o da loro conferita a ogni e tutti i Funzionari, Agenti, Dirigenti, Dipendenti, facenti funzione e terzi coinvolti, perseguibili da quel momento come Persone fisiche, pienamente responsabili in solido, poichè inadempienti e in cattiva fede nei confronti del solo ed unico Disponente e Beneficiario esistente ‘ab origine et de facto’, dell’unico Trust valido e vivente ad oggi, istituito e costituito in Legge Superiore alla Lex Mercatoria, ovvero la Legge della Terra, nel Patto fondamentale e imprescindibile tra il Popolo Sovrano e la Nazione Italia.

TERMINI DI NOTIFICA E DIFFIDA

Questa notifica e diffida a persistere concede a tutti gli Attori interessati un termine massimo di 10 giorni (dieci giorni) per presentare osservazioni o motivazioni, che devono essere strettamente legate ed inerenti a quanto asserito in questo atto e dovutamente documentate, al fine di una possibile confutazione delle disposizioni urgenti in esso contenute.Allo scadere del termine di 10 giorni, le disposizioni di questo atto devono essere immediatamente poste in essere, in virtù del suo valore irrefutabile, legittimo ed inconfutato, ovvero fungere da prova e titolo valido presso ogni Corte di Giustizia Internazionale di Giustizia che i Rappresentanti del Popolo scelgano liberamente di adire o come previsto dalla legge relativa all’Arbitrato internazionale in materia di controversie commerciali, riguardanti le entità giuridiche internazionali, come regolato nel Codice di Legge Commerciale Uniforme UNIDROIT.

* * *

In ultimo, si ricorda con fermezza a tutte le Persone oggetto di notifica e diffida, che la sentenza n. 1/2014 della Corte Costituzionale (Italian Supreme Court) e relativo parere espresso e pubblicato il 9 gennaio 2014, ha fissato punti imprescindibili che impongono al tutti gli Organi e le Istituzioni dello Stato il rispetto assoluto della Costituzione, tramite immediata correzione dei gravi errori e violazioni ai Dettati della Carta Fondamentale, commessi in passato e reiterati – purtroppo – ancor’oggi, e il cui Rimedio per dovere etico e morale e di onestà di chi trattiene il potere illegittimamente ed abusivamente, non può essere più disatteso oltre questo vulnus di credibilità dello Stato, fin troppo sopportato dal Disponente e Beneficiario della Nazione, Il Popolo italiano.

IL POPOLO SOVRANO DELLA NAZIONE ITALIANA

* * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * *

without prejudice

THE SOVEREIGN ITALIAN PEOPLE

THE ONLY GRANTOR AND BENEFICIARY OF THE ITALIAN NATION

By virtue of the Highest of the Laws, the Natural Superior Law from which every code of law was created,
As a Native and inalienable holder of Law of The Land
In the form of inalienable Tutor of His Individuality of People
and with the Powers and Rights conferred upon him by the Real and Only Right of Birth

BEFORE AND ABOVE ANY OTHER EXISTING WRITTEN LAW

* * *

Notification and Forewarning not to prosecute following persistant actions:

* * *

a) the persistant deed of violation in acts and actions over the International Pacts and Treaties on the Protection of Human Rights, universally recognized and ratified by the institutional figures, nominated, elected and therefore responsible in the ITALIAN REPUBLIC, State of ITALY, or in the person of its Legal Representatives or Trustees, co-Trustees and any third parties involved;

b) the persistant deed of violating the requirements of the Italian Constitution, the foundamental Pact tight with the Italian People, by omissions and non-compliance in acts and actions carried out by the institutional figures, nominated, elected and responsible in ITALY REPUBLIC, State of ITALY, or in the person of its Legal Representatives or Trustees, co-Trustees and third parties involved, against Sovereignty of the Italian People and of the Nation Italy and against the Legal Entity of the Italian State;

c) the persistant deed of causing harm and alarm against the real and only Deponent and sole Beneficiary of the Trust – We, the Italian People –ab origine et de facto – the sole and only valid and Living Trust, due to the repeated underwriting  of international, supranational contractual agreements and acts, under the jurisdiction of Lex Mercatoria, subscribed in time and up to the date this act is legally notified, by institutional figures, nominated, elected and therefore responsible for the ITALIAN REPUBLIC, State of ITALY or in the person of its Legal Representatives or Trustees, co-Trustees and third parties involved, “TRUST INDENTURE ACT” of 1939, signed, notified, deposited and ratified by the SEC – Security Exchange Commission, Washington DC, Columbia District –UNITED STATES

The following People:

The President of the Italian Republic

Mr. Sergio MATTARELLA

Guardian of the Republic of Italy Trust

N° CIK 0000052782

SIC: 8888 – FOREIGN GOVERNMENTS

Sec – Security Exchange Commission

Washington DC – Columbia District

UNITED STATES

italian offices

Palazzo del Quirinale

Rome

ITALIAN REPUBLIC

Italy

* * *

The President of the Council of Ministers of the Italian Republic

Mr. Paolo GENTILONI

Trustee of the Trust mentioned above

in his Italian head office

Palazzo Chigi

Rome

ITALIAN REPUBLIC

Italy

* * *

The Ministry of Economy and Finance

Mr. Pier Carlo PADOAN

Co-Trustee of the Trust mentioned above

in his Italian head office

Rome

ITALIAN REPUBLIC

Italy

* * *

The Ministry of Health

Mrs. Beatrice LORENZIN

Co-Trustee of the Trust mentioned above

In her Italian head office

Rome

ITALIAN REPUBLIC

Italy

* * *

The General Director of Health Prevention

Ministry of Health

Mr. Raniero GUERRA

Co-trustee of the trust mentioned above

in his italian head office

Rome

ITALIAN REPUBLIC

Italy

* * *

The President of the Italian Drugs Agency (AIFA)

Mr. Stefano VELLA

Co-Trustee of the trust mentioned above

in his Italian head office

Rome

ITALIAN REPUBLIC

Italy

* * *

The former President of the Italian Drugs Agency (AIFA)

regarding his leadership period for the undersign

of international treaties

Mr. Sergio PECORELLI

quitted form being Co-Trustee of the Trust mentioned above

legal notified to AIFA head office

Rome

ITALIAN REPUBLIC

Italy

* * *

General Director of Treasure

Mrs. Maria CANNATA

Co-Trustee of the Trust mentioned above

in her italian head office

Rome

ITALIAN REPUBLIC

Italy

* * *

Italian Ambassador in Washington

Mr. Armando VARRICCHIO

Declarant’s authorized agent

in his head office at Security Exchange Commission

Washington DC – Columbia District

UNITED STATES

Unites States of America

* * *

Trust Lawyer in Chief at Sec di Washington, DC

Mr Lorenzo CORTE

Law Firm

in his head office

London

United Kingdom

* * *

Former United States President

Mr. Barack Hussein OBAMA II

regarding his leadership period for the undersign

of Presidential order of the 4th of November 2016

Advancing the Global Health Security Agenda to Achieve a

World Safe and Secure from Infectious Disease Threats

Legal notified for concerning To The White House

Washington DC

UNITED STATES

Unites States of America

* * *

United Nations General Secretary (ONU)

Mr. Antònio GUTERRES

in his head office

New York, NY

UNITED STATES

Unites States of America

* * *

World Health Organization General Secretary (WHO/OMS)

Mr. Tedros ADHANOM

In his head office

Geneva

SWITZERLAND

* * *

FAO General Secretary

Food and Agriculture Organization of the United Nations

Mr. Josè Graziano DA SILVA

In his head office

Rome

ITALY

* * *

The President of World Bank

Mr. Jim Yong KIM

in his head office

Washington, DC

UNITED STATES

Unites States of America

* * *

IMF General Secretary

Mrs Christine LAGARDE

in his head office

Washington, DC

UNITED STATES

Unites States of America

* * *

The Board of Trustees della GHSA Foundation

Global Health Security Agenda

To all the Steering members and legal representatives of the following States

or international commercial entities in jurisdiction of Lex Mercatoria

CANADA

CILE

FINLANDIA

INDIA

INDONESIA

ITALIA

KENYA

ARABIA SAUDITA

REPUBBLICA DI COREA

STATI UNITI

WHO/OMS

FAO

OIE

In their head office

The Office of Global Affairs

U.S. Department of Health and Human Services

Room 639H

200 Independence Ave, SW

Washington, DC 20201

UNITED STATES

United States of America

* * *

The founders and  Board of Trustees della GAVI Foundation

The Vaccine Alliance

Mr. Seth BERKLEY

in his head office

Geneva

SWITZERLAND

* * *

Bill & Melinda GATES Foundation

Mr. Bill GATES

Mrs. Melinda GATES

in their head office

Seattle, WA

UNITED STATES

United States of America

* * *

The person in charge of the Board of Trustees of IFFIm Foundation

International Finance Facility for Immunisation Company

Supporting GAVI, the Vaccine Alliance

Mr. Renè KARSENTI

in his head office

London

UNITED KINGDOM

* * *

GLAXO SMITH & KLINE CEO (GSK)

Mrs. Emma Natasha WALMSLEY

in his head office

Brentford, London
UNITED KINGDOM

IT IS ALSO LEGALLY  NOTIFIED TO

Bishop of Rome

BERGOGLIO Jorge Marìa

in their head office

SANTA SEDE
Città del Vaticano

(Through the Vatican Press room)

* * *

Pope Emeritus

RATZINGER Joseph Aloisius

in their head office

Casa Santa Marta

Città del Vaticano

(Through the Vatican Press room)

* * *

The Queen’s Private Secretary

Christopher GEIDT

in his head office
Buckingham Palace
London
UNITED KINGDOM

* * *

President of the European Court for Human Rights (CEDU)

Judge Guido RAIMONDI

in his head office

Strasbourg

FRANCE

* * *

President of the European Parliament

Mr. Antonio TAJANI

in his head office

Strasbourg

FRANCE

* * *

President of the European Commission

Mr. Jean-Claude JUNCKER

in his head office

Bruxelles

BELGIUM

* * *

President of the European Council

Mr. Donald TUSK

in his head office

Bruxelles

BELGIUM

* * *

European Court of Justice  (ECOJ)

Judge TIZZANO Antonio

Member of the Court

in his head office

LUXEMBURG

* * *

President of the European Central Bank (BCE)

Mr. Mario DRAGHI

in his head office

Frankfurt

GERMANY

It is also legally notified to the President and the Federal Government of THE UNITED STATES , in order to  IMMEDIATE withdraw the Executive Order,undersigned on the 4th of November 2016, by the former U.S. President

Mr. Barack Hussein OBAMA II

Advancing the Global Health Security Agenda to Achieve a World Safe and Secure from Infectious Disease Threats”

* * *

The President of the United States of America

Mr. Donald J. TRUMP

in his head office

The White House

Washington, DC – Columbia District

UNITED STATES

United States of America

* * *

Secretary of the Department of Justice

of the Federal Government of the UNITED STATES

Mr. Jeff SESSIONS

Chief of the General Attorney

in his head office

Washington DC – Columbia District

UNITED STATES

United States of America

* * *

The Chief of the Vaccine Security Committee

delegated by  President Donald J. TRUMP

Mr. Robert F. KENNEDY jr

in his head office

Washington DC – Columbia District

UNITED STATES

United States of America

* * *

The UNITED STATES Ambassador in Italy

in the person of  Chargé d’Affaires ad interim due to vacancy

Mrs. Kelly DEGNAN

in her head office

Rome

ITALY

* * *

The U.S. Security and Exchange Commission

Mr. Jay CLAYTON

Chairman

in his head office

Washington DC – Columbia District

UNITED STATES

United States of America

* * *

The following statements are legal notified as a cease and desist order  to all the above mentioned Physical Persons in charge in every single Organ, Department, Ministry, Agencies, nationals and internationals, that are directly responsibles with their manners, beliefs, acts and actions, up to the date this act is notified.

IT HAS ALSO TO BE STATED THAT

with the execution of the Decree-law of the 7th of June 2017,  n. 73, “Urgent disposition concerning mandatory vaccinal prevention ” (#17G00095), Official Gazette – General Series , n. 130 of the 7th of June 2017 and his conversion and successive promulgation as an Italian State law, due to Parliament discussion and sign, seal and ratification by the President of the REPUBLIC of ITALY, Mr. Sergio MATTARELLA with definitive Official Gazette publication

THE FOLLOWING PACTS, ACTS, INTERNATIONAL TREATIES AND CONSTITUTIONAL DICTATES, WILL BE SEVERELY VIOLATED

  • Universal Declaration of Human Rights, ratified by the Italian Government as the Law n.881/1977, strictly violated, in Articles n. 12, 26,29 but not only referred to them

  • European Covenant of Human Rights, ratified by the Italian Government as the Law n.848/1955, strictly violated , in Articles n. 8,14,17 but not only referred to them

  • Additional Protocol of The European Covenant of Human Rights, ratified by the Italian Government as the Law n.848/1955, strictly violated in Article n. 2 but not only referred to them

  • Convention on Human Rights and Biomedicine (The Oviedo Convention), ratified by the Italian Government as the Law n. 145/2001, strictly violated in Articles n. 2,5,21 but not only referred to them

  • The European Charter, strictly violated in Articles n. 3 but not only referred to them

  • International Covenant on the Rights of Child, ratified by the Italian Government as the Law n.65/1992, strictly violated in Articles n. 2,16, 28 but not only referred to them

  • International Convention on the Rights of Treaties (The Vienna Convention of the 5/23/1969),  ratified by the Italian Government as the Law n. 112/1974, strictly violated in Articles n. 27, 29, 34 but not only referred to them

  • The Italian Constitution, strictly violated in Articles n.1, 2, 13, 14, 32, 72, 76, 77 but not only referred to them

  • The “TRUST INDENTURE ACT” of 1939, violated in Section 310, related to  the “Eligibility and Disqualification of Trustee” and in  Section 315,  related to the “Duties and Responsibilities of Trustees”, but not only referred to them,quoted underneath this statements, in the original language, as it was written and undersigned in 1939.

* * *

SEC. 310. ELIGIBILITY AND DISQUALIFICATION OF TRUSTEE

Persons Eligible for Appointment as Trustee

(a)(1) There shall at all times be one or more trustees under every indenture qualified or to be qualified pursuant to this title, at least one of whom shall at all times be a corporation organized and doing business under the laws of the United States or of any State or Territory or of the District of Columbia or a corporation or other person permitted to act as trustee by the Commission (referred to in this title as the institutional trustee), which (A) is authorized under such laws to exercise corporate trust powers, and (B) is subject to supervision or examination by Federal, State, Territorial, or District of Columbia authority. The Commission may, pursuant to such rules and regulations as it may prescribe, or by order on application, permit a corporation or other person organized and doing business under the laws of a foreign government to act as sole trustee under an indenture qualified or to be qualified pursuant to this title, if such corporation or other person (i) is authorized under such laws to exercise corporate trust powers, and (ii) is subject to supervision or examination by authority of such foreign government or a political subdivision thereof substantially equivalent to supervision or examination applicable to United States institutional trustees. In prescribing such rules and regulations or making such order, the Commission shall consider whether under such laws, a United States institutional trustee is eligible to act as sole trustee under an indenture relating to securities sold within the jurisdiction of such foreign government. […](3) If the indenture to be qualified requires or permits the appointment of one or more co-trustees in addition to such institutional trustee, the rights, powers, duties, and obligations conferred or imposed upon the trustees or any of them shall be conferred or imposed upon and exercised or performed by such institutional trustee, or such institutional trustee and such co- trustees jointly, except to the extent that under any law of any jurisdiction in which any particular act or acts are to be performed, such institutional trustee shall be incompetent or unqualified to perform such act or acts, in which event such rights, powers, duties, and obligations shall be exercised and performed by such co-trustees.

[…](5) No obligor upon the indenture securities or person directly or indirectly controlling, controlled by, or under common control with such obligor shall serve as trustee upon such indenture securities. (b) If any indenture trustee has or shall acquire any conflicting interest as hereinafter defined— (i) then, within 90 days after ascertaining that it has such conflicting interest, and if the default (as defined in the next sentence) to which such conflicting interest relates has not been cured or duly waived or otherwise eliminated before the end of such 90-day period, such trustee shall either eliminate such conflicting interest or, except as otherwise provided below in this subsection, resign, and the obligor upon the indenture securities shall take prompt steps to have a successor appointed in the manner provided in the indenture; (ii) in the event that such trustee shall fail to comply with the provisions of clause (i) of this subsection, such trustee shall, within 10 days after the expiration of such 90-day period, transmit notice of such failure to the indenture security holders in the manner and to the extent provided in subsection (c) of section 313;

For the purposes of this subsection, an indenture trustee shall be deemed to have a conflicting interest if the indenture securities are in default (as such term is defined in such indenture, but exclusive of any period of grace or requirement of notice) and— (1) such trustee is trustee under another indenture under which any other securities, or certificates of interest or participation in any other securities, of an obligor upon the indenture securities are outstanding or is trustee for more than one outstanding series of securities, as hereafter defined, under a single indenture of an obligor, unless— (A) the indenture securities are collateral trust notes under which the only collateral consists of securities issued under such other indenture, (B) such other indenture is a collateral trust indenture under which the only collateral consists of indenture securities, or (C) such obligor has no substantial unmortgaged assets and is engaged primarily in the business of owning, or of owning and developing and/or operating, real estate, and the indenture to be qualified and such other indenture are secured by wholly separate and distinct parcels of real estate:

SEC. 315.DUTIES AND RESPONSIBILITY OF THE TRUSTEE

Duties Prior to Default

(a) The indenture to be qualified shall automatically be deemed (unless it is expressly provided therein that any such provision is excluded) to provide that, prior to default (as such term is defined in such indenture

(1) the indenture trustee shall not be liable except for the performance of such duties as are specifically set out in such indenture; and

(2) the indenture trustee may conclusively rely, as to the truth of the statements and the correctness of the opinions expressed therein, in the absence of bad faith on the part of such trustee, upon certificates or opinions conforming to the requirements of the indenture; but the indenture trustee shall examine the evidence furnished to it pursuant to section 314 to determine whether or not such evidence conforms to the requirements of the indenture.

[…]Duties of the Trustee in Case of Default

(b) The indenture trustee shall exercise in case of default (as such term is defined in such indenture) such of the rights and powers vested in it by such indenture, and to use the same degree of care and skill in their exercise, as a prudent man would exercise or use under the circumstances in the conduct of his own affairs.

[…]Responsibility of the Trustee

  1. The indenture to be qualified shall not contain any provisions relieving the indenture trustee from liability for its own negligent action, its own negligent failure to act, or its own willful misconduct, except that

    1. such indenture shall automatically be deemed (unless it is expressly provided therein that any such provision is excluded) to contain the provisions authorized by paragraphs (1) and (2) of subsection (a) of this section;

    2. such indenture shall automatically be deemed (unless it is expressly provided therein that any such provision is excluded) to contain provisions protecting the indenture trustee from liability for any error of judgment made in good faith by a responsible officer or officers of such trustee, unless it shall be proved that such trustee was negligent in ascertaining the pertinent facts; and

    3. such indenture shall automatically be deemed (unless it is expressly provided therein that any such provision is excluded) to contain provisions protecting the indenture trustee with respect to any action taken or omitted to be taken by it in good faith in accordance with the direction of the holders of not less than a majority in principal amount of the indenture securities at the time outstanding (determined as provided in subsection (a) of section 316) relating to the time, method, and place of conducting any proceeding for any remedy available to such trustee, or exercising any trust or power conferred upon such trustee, under such indenture.

* * *

It comes to unequivocal evidence the violation of duties and of moral and ethical obligations and responsibilities of the Guardian, of the Trustee and co-Trustees. These violations have to be legally persecuted after the immediate revoking of all Trusts in lower jurisdictions than the original one – We the Italian People – and with the immediate suspensions and revoking of the Guardian, of all the Trustees and the co-Trustees nominated, waiving all the immunities accorded to them and by them to any other Officers, Executives, Employees, Agents, Acting-as, Servants and Third Parties involved and, by that moment, subject of a legal lawsuit over their Legal physical person, for the conscious wrongdoing against the only existing Grantor and Beneficiary of the Original Trust, ‘ab origine et de facto’, the sole and only valid and living Trust, settled and founded upon The Superior Natural Law, the Law Of the Land, the Fundamental and Indispensable Pact between Italian Natives and Italian Nation, in higher law than Lex Mercatoria,

TERMS FOR NOTIFICATION

For whom it may concern, this legal notification order grants a 10 days lapse to submit observation or motivation, that have to be strictly concerning this act and documented, regarding a deny of this notification order. After this 10 days lapse this act is intended to be implemented as irrefutable and legitimated to act as proof among every International Court of Justice we arbitrarily deserve to deal with, as of the Law of International Arbitration concerning Commercial disputes regarding International Legal Entities, as it is written in the UNIDROIT code of laws.

Last but not least, every single subject referred to this notification order has to keep in mind that the Italian Supreme Court, as of the sentence 01/2014,  legal notified on the 9th of January 2014, ordered every single organ of the State Institutions to comply the Constitution, and to redeem immediately at every single violation of Italian Chart, committed in the past years until nowadays and to keep in mind that the Deponent and The Beneficiary of the Nation, We the Italian People, do not bear these violations anymore.

We, the People of the Italian Nation

Genova, 8 Agosto 2017

Protocollo Interno nr./Internal Protocol nr. 01/2017

Legale Rappresentante

Stefano Nizzola

 L’intento di questi pochi pixel è quello di migliorare il benessere collettivo. Su questa materia in Italia esistono molti studiosi e ricercatori, anche in aspro conflitto tra loro, costoro provengono da un obsoleto gruppo di studio (P.U.) fondato nel 2015 ove si distillava dagli Stati Uniti la primitiva ideologia OPPT. Semplificando al massimo, l’utilità della LR non è quella di disporne per singole occorrenze alla stregua della patente di guida o del passaporto ecc. bensì è quella di aiutarci a capire chi siamo giuridicamente dinanzi allo Stato e quali diritti inalienabili debbano esserci ripristinati. La ricognizione e l’apprendimento delle norme sui Diritti umani è pre-condizione necessaria alla migliore comprensione di questi temi.

● La personalità internazionale dell’individuo

big_thumb

1701061936-traspar2Nel sistema internazionale, il funzionamento della Corte Europea dei Diritti Umani, con sede a Strasburgo, costituisce in capo al singolo individuo un’importante eccezione con il Protocollo n. 11 alla Convenzione Europea per la salvaguardia dei Diritti Umani e delle libertà fondamentali (CEDU), entrato in vigore nel novembre del 1998.

 

Il potere di iniziativa processuale attribuito ai singoli individui – esercitabile una volta che abbiano esperito senza successo tutti i rimedi giurisdizionali predisposti dall’ordinamento dello Stato in cui è avvenuto il fatto denunciato – è divenuta ad ogni effetto una situazione giuridica soggettiva vincolante per tutti gli Stati parte.

Mediante la riforma operata dal Protocollo n.11 è stata soppressa la clausola contenuta nel vecchio art. 25 della CEDU, che limitava l’accesso al ricorso individuale condizionandone l’esercizio alla previa accettazione, da parte dello Stato interessato, della relativa competenza della Corte.

Da allora, la possibilità, per i singoli individui, di presentare un ricorso si è estesa a tutti gli Stati contraenti. Il carattere incondizionatamente vincolante della nuova disposizione rileva ancor più quando si considera la competenza ratione personae della Corte: l’accesso al ricorso individuale, infatti, è aperto a tutte le persone (siano esse cittadini di uno Stato parte, cittadini di uno Stato non contraente, o apolidi) che siano state lese in qualche diritto contenuto nella Convenzione da uno Stato parte mentre erano sottoposte alla sua potestà di imperio.

Questa garanzia, che, sul piano internazionale, comporta un concreto esercizio dei diritti previsti dalla CEDU, e che anche prima della riforma introdotta dal Protocollo era considerata la chiave di volta del meccanismo di salvaguardia dei diritti enumerati nella Convenzione, ha mutato radicalmente la natura del ricorso individuale verso organi giurisdizionali internazionali, tanto da motivare la Corte ad affermare che il sistema risultante dalle modifiche apportate dal Protocollo è il primo, e finora l’unico, in cui «gli individui godono sul piano internazionale di un vero e proprio diritto d’azione a tutela dei diritti e delle libertà dei quali sono diretti destinatari in virtù della Convenzione».

Nonostante queste recenti novità segnalino un avanzamento in rapporto alla posizione degli individui quali centri di imputazione giuridica nell’ambito dell’ordinamento internazionale, quantunque la loro capacità giuridica rimanga ancora assai limitata – essendo il caso europeo un esempio per il momento isolato ed eccezionale – rimangono ancora oggi attualissime le considerazioni conclusive cui giungeva Antonio Cassese nel 1971, con le quali denunciava l’atteggiamento colpevolmente contraddittorio della comunità internazionale in rapporto agli individui:

da una parte [essa] cerca di tutelarne nella maniera più ampia possibile gli interessi e le esigenze, dando vita a trattati posti esclusivamente o prevalentemente a beneficio della persona umana;

dall’altra, circoscrive al massimo l’accesso dell’individuo ad istanze internazionali idonee a garantire l’osservanza di quei trattati, e finisce quindi per rendere i trattati stessi scarsamente incisivi o addirittura, dato il particolare modo di disporre delle loro norme, privi di una rilevante portata pratica, tuttavia, in fine, la Corte Internazionale di Giustizia è a favore della soggettività degli individui (=presunzione di riconoscimento della personalità internazionale dell’individuo).

Di seguito le prime due storiche pronunce:
sentenza del 27.06.2001 (caso La Grand, Germania c. Usa)
sentenza del 31.03.2004 (caso Avena ed altri cittadini messicani, Messico c. Usa)

I soggetti del diritto internazionale ovvero i destinatari delle norme internazionali sono:
  • Stato-comunità: individui stanziati su un territorio e sottoposti a delle regole;
  • Stato-organizzazione: insieme degli organi che esercitano il potere di governo sui consociati.
    Per Benedetto Conforti, parlando di stato inteso come soggetto di diritto internazionale, bisogna riferirsi allo stato-organizzazione,

perché:

sono gli organi statali che partecipano alla formazione delle norme internazionale;

sono loro i destinatari delle norme internazionale e sono sempre loro che rispondono per eventuali violazioni delle norme internazionale.

  • Lo Stato-organizzazione deve presentare dei requisiti per poter essere considerato tale:

1) effettività (sovranità interna) : quindi, tale organizzazione deve concretamente esercitare il suo potere d’imperio su una comunità territoriale. Perciò, la qualifica di soggetto internazionale si nega ai governi in esilio e alle organizzazioni di liberazione nazionale.
2) indipendenza (o sovranità esterna) : l’organizzazione deve possedere un proprio ordinamento, ovvero una costituzione su cui fondare la propria forza giuridica.

  • In tal senso, NON sono soggetti del diritto internazionale:
    a) gli stati membri di Stati federali: perché, essendo situati nell’ambito di uno stato unico, non godono del requisito dell’indipendenza;
    b) governi fantoccio: caratterizzati dal totale controllo da parte di un altro stato. (repubblica turco-cipriota).
  • Non sono requisiti essenziali per l’esistenza della personalità internazionale dello stato:
    a) Riconoscimento: non è necessario che una comunità internazionale sia riconosciuta dagli altri stati;
    b) Il fatto che il nuovo stato non costituisce una minaccia alla pace, alla sicurezza internazionale e non viola i diritto umani, infatti: nella comunità internazionale vi sono molti stati che violano i diritto umani e rappresentano una minaccia alla pace, senza per questo perdere la loro soggettività internazionale.

Per parte della dottrina, visto che il Diritto internazionale ha elaborato convenzioni che obbligano gli stati a tutelare i diritti fondamentali dell’uomo allora si può concludere che gli individui sono veri e propri soggetti del diritto internazionale. Dopotutto, l’individuo è soggetto originario di sovranità e viene prima dello stato e del sistema degli stati. Ma una parte della dottrina nega la soggettività internazionale a individui e minoranze perché la comunità internazionale è considerata come una comunità di soggetti governativi e non di governati.

si considerano soggetti di diritto internazionale perché dotati di organi per il perseguimento di interessi comuni.
Sono ritenute dalla Corte internazionale di Giustizia soggetti di diritto internazionale, e in quanto tali, vincolati da tutti gli obblighi che derivano dal diritto internazionale e dai loro atti costitutivi.

può essere considerata soggetto di diritto internazionale perché ente del tutto indipendente e attivo nell’ambito della comunità internazionale. Può concludere accordi (concordati) , ha sede fisica.

la loro soggettività di diritto internazionale si manifesta attraverso il principio di autodeterminazione dei popoli, che consiste nel diritto dei popoli sottoposti ad un governo straniero di acquistare la propria indipendenza e di scegliersi liberamente il proprio regime politico.

Chiudo il post riportando queste ultime categoria di esseri umani,

popoli indigeni,

nazioni occupate,

minoranze prive di territorio e

Stati o territori indipendenti

a cui manca una rappresentazione diplomatica internazionale.

Forse, per comprendere meglio, portrebbe essere utile leggere, ancora una volta, il commento del prof. Antonio Papisca (Cattedra UNESCO “Diritti umani, democrazia e pace” presso il Centro interdipartimentale sui diritti della persona e dei popoli dell’Università di Padova) sull’Articolo 6 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.

 

Articolo 6 – Nessuno è sconosciuto

Ogni individuo ha diritto, in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalità giuridica.

Avere personalità giuridica significa “esistere” per un ordinamento giuridico, naturalmente con diritti, doveri e responsabilità.

Il riconoscimento del fatto che la persona umana, in quanto tale, è soggetto, non oggetto di diritto, è atto dovuto. Quale titolare di diritti che ineriscono alla dignità umana, la persona nasce come soggetto giuridico. Gli ordinamenti giuridici non esisterebbero senza la persona umana, poiché questa ne è il fondamento.

L’immigrato irregolare o il Rom o i cosiddetti homeless (senza dimora) o sans-papiers non sono “sconosciuti” al diritto, tanto meno “inesistenti” per esso.

La “soggettività giuridica” è distinta dalla “cittadinanza”, come d’altronde stabilisce la Dichiarazione universale che dedica specificamente alla seconda l’articolo 15. Essa è uno status primordiale della persona, le cui modalità o articolazioni operative – per l’esercizio di diritti e di doveri – sono specificate appunto nello statuto di cittadinanza: questo avviene, storicamente, all’interno dei singoli ordinamenti statuali.

La personalità giuridica dell’essere umano va distinta dalla personalità giuridica di strutture organizzate che sono create per il conseguimento di determinati fini: gli stati, i comuni, le organizzazioni intergovernative, le camere di commercio, le università, le associazioni. Per queste entità “derivate” si parla di “persone giuridiche” per distinguerle appunto dalle persone umane la cui soggettività giuridica, ripeto, ha carattere “originario”. E’ appena il caso di segnalare che la personalità giuridica degli enti derivati può essere di diritto pubblico o di diritto privato.

Nel caso degli enti e delle associazioni all’interno degli stati la personalità giuridica è “attribuita” o “concessa”, diversamente che per le persone umane la cui soggettività giuridica, preesistendo al diritto positivo, è, deve essere semplicemente ‘riconosciuta’. Nei tempi, non propriamente preistorici, in cui studiavo il Diritto internazionale, nei relativi manuali trovavo un capitolo o, addirittura, un paragrafo intitolato: “L’individuo, oggetto del Diritto internazionale”. L’assunto era che soltanto gli Stati ne erano i soggetti, unici ed esclusivi: le persone umane erano ‘cosa loro’, come dire un affare interno alla rispettiva giurisdizione domestica. La dogmatica giuridica che argomentava sulla persona umana ‘oggetto’ è stata ampiamente usata ed abusata dalle ideologie che esaltavano, o addirittura deificavano, lo Stato come soggetto giuridico iperumano.

Con l’avvento del Diritto internazionale dei diritti umani, la persona umana viene liberata nella sua soggettività giuridica originaria e trionfa dunque sulla perniciossima idolatria statualistica. Quella della persona umana è personalità giuiridica di diritto universale, un diritto super-costituzionale per sua intrinseca natura.

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Da ultimo…

Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali

Firmata a Roma il 4 novembre 1950
Testo coordinato con gli emendamenti di cui al Protocollo n. 11 firmato a Strasburgo l’11 maggio 1994, entrato in vigore il 01 novembre 1998

Argomenti correlati (si aprirà una nuova pagina):

 Protocollo addizionale firmato a Parigi il 20 marzo 1952
 IV Protocollo addizionale firmato a Strasburgo il 16 settembre 1963
 VI Protocollo addizionale firmato a Strasburgo il 28 aprile 1983
 VII Protocollo addizionale firmato a Strasburgo il 22 novembre 1984

 Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (ricerca).
 Carta dei diritti fondamentali (testo degli articoli, analisi introduttiva).
 Nota di sintesi della Carta dei diritti, a cura del Servizio Studi del senato della Repubblica.
 Comparazione ed analisi delle Fonti della Carta


I Governi firmatari, Membri del Consiglio d’Europa;

Considerata la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, proclamata dall’Assemblea delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948;

Considerato che questa Dichiarazione tende a garantire il riconoscimento e l’applicazione universali ed effettivi dei diritti che vi sono enunciati;

Considerato che il fine del Consiglio d’Europa è quello di realizzare un’unione più stretta tra i suoi Membri, e che uno dei mezzi per conseguire tale fine è la salvaguardia e lo sviluppo dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali;

Riaffermato il loro profondo attaccamento a queste Libertà fondamentali che costituiscono le basi stesse della giustizia e della pace nel mondo e il cui mantenimento si fonda essenzialmente, da una parte, su un regime politico veramente democratico e, dall’altra, su una concezione comune e un comune rispetto dei Diritti dell’Uomo a cui essi si appellano;

Risoluti, in quanto governi di Stati europei animati da uno stesso spirito e forti di un patrimonio comune di tradizioni e di ideali politici, di rispetto della libertà e di preminenza del diritto, a prendere le prime misure atte ad assicurare la garanzia collettiva di certi diritti enunciati nella Dichiarazione Universale.

hanno convenuto quanto segue:

Articolo 1 Obbligo di rispettare i diritti dell’uomo.

Le Alte Parti Contraenti riconoscono ad ogni persona soggetta alla loro giurisdizione i diritti e le libertà definiti al Titolo primo della presente Convenzione.

TITOLO I

Diritti e libertà

Articolo 2 – Diritto alla vita

1. Il diritto alla vita di ogni persona è protetto dalla legge. Nessuno può essere intenzionalmente privato della vita, salvo che in esecuzione di una sentenza capitale pronunciata da un tribunale, nel caso in cui il delitto è punito dalla legge con tale pena.

2. La morte non si considera inflitta in violazione di questo articolo quando risulta da un ricorso alla forza resosi assolutamente necessario:

a. per assicurare la difesa di ogni persona dalla violenza illegale;

b. per eseguire un arresto regolare o per impedire l’evasione di una persona regolarmente detenuta;

c. per reprimere, in modo conforme alla legge, una sommossa o una insurrezione.

Articolo 3 – Divieto della tortura.

Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti.

Articolo 4 – Divieto di schiavitù e del lavoro forzato.

1. Nessuno può essere tenuto in condizioni di schiavitù o di servitù.

2. Nessuno può essere costretto a compiere un lavoro forzato o obbligatorio.

3. Non è considerato lavoro forzato o obbligatorio” ai sensi di questo articolo:

a. ogni lavoro normalmente richiesto ad una persona detenuta alle condizioni previste dall’articolo 5 della presente Convenzione o durante il periodo di libertà condizionata;

b. ogni servizio di carattere militare o, nel caso di obiettori di coscienza nei paesi dove l’obiezione di coscienza è riconosciuta legittima, ogni altro servizio sostitutivo di quello militare obbligatorio;

c. ogni servizio richiesto in caso di crisi o di calamità che minacciano la vita o il benessere della comunità;

d. ogni lavoro o servizio che fa parte dei normali doveri civici.

Articolo 5 – Diritto alla libertà ed alla sicurezza.

1. Ogni persona ha diritto alla libertà e alla sicurezza. Nessuno può essere privato della libertà, salvo che nei casi seguenti e nei modi prescritti dalla legge:

a. se è detenuto regolarmente in seguito a condanna da parte di un tribunale competente;

b. se è in regolare stato di arresto o di detenzione per violazione di un provvedimento emesso, conformemente alla legge, da un tribunale o per garantire l’esecuzione di un obbligo prescritto dalla legge;

c. se è stato arrestato o detenuto per essere tradotto dinanzi all’autorità giudiziaria competente, quando vi sono ragioni plausibili per sospettare che egli abbia commesso un reato o vi sono motivi fondati per ritenere che sia necessario impedirgli di commettere un reato o di fuggire dopo averlo commesso;

d. se si tratta della detenzione regolare di un minore decisa per sorvegliare la sua educazione o della sua detenzione regolare al fine di tradurlo dinanzi all’autorità competente;

e. se si tratta della detenzione regolare di una persona suscettibile di propagare una malattia contagiosa, di un alienato, di un alcolizzato, di un tossicomane o di un vagabondo;

f. se si tratta dell’arresto o della detenzione regolari di una persona per impedirle di entrare irregolarmente nel territorio, o di una persona contro la quale è in corso un procedimento d’espulsione o d’estradizione.

2. Ogni persona arrestata deve essere informata, al più presto e in una lingua a lei comprensibile, dei motivi dell’arresto e di ogni accusa elevata a suo carico.

3. Ogni persona arrestata o detenuta, conformemente alle condizioni previste dal paragrafo 1 (c) del presente articolo, deve essere tradotta al più presto dinanzi ad un giudice o ad un altro magistrato autorizzato dalla legge ad esercitare funzioni giudiziarie e ha diritto di essere giudicata entro un termine ragionevole o di essere messa in libertà durante la procedura. La scarcerazione può essere subordinata ad una garanzia che assicuri la comparizione della persona all’udienza.

4. Ogni persona privata della libertà mediante arresto o detenzione ha il diritto di presentare un ricorso ad un tribunale, affinché decida entro breve termine sulla legittimità della sua detenzione e ne ordini la scarcerazione se la detenzione è illegittima.

5. Ogni persona vittima di arresto o di detenzione in violazione ad une delle disposizioni di questo articolo ha diritto ad una riparazione.

Articolo 6 – Diritto ad un processo equo.

1. Ogni persona ha diritto a che la sua causa sia esaminata equamente, pubblicamente ed entro un termine ragionevole da un tribunale indipendente e imparziale, costituito per legge, il quale deciderà sia delle controversie sui suoi diritti e doveri di carattere civile, sia della fondatezza di ogni accusa penale che le venga rivolta. La sentenza deve essere resa pubblicamente, ma l’accesso alla sala d’udienza può essere vietato alla stampa e al pubblico durante tutto o parte del processo nell’interesse della morale, dell’ordine pubblico o della sicurezza nazionale in una società democratica, quando lo esigono gli interessi dei minori o la protezione della vita privata delle parti in causa, o nella misura giudicata strettamente necessaria dal tribunale, quando in circostanze speciali la pubblicità puó pregiudicare gli interessi della giustizia.

2. Ogni persona accusata di un reato è presunta innocente fino a quando la sua colpevolezza non sia stata legalmente accertata.

3. In particolare, ogni accusato ha diritto a :

a. essere informato, nel più breve tempo possibile, in una lingua a lui comprensibile e in un modo dettagliato, della natura e dei motivi dell’accusa elevata a suo carico;

b. disporre del tempo e delle facilitazioni necessarie a preparare la sua difesa;

c. difendersi personalmente o avere l’assistenza di un difensore di sua scelta e, se non ha i mezzi per retribuire un difensore, poter essere assistito gratuitamente da un avvocato d’ufficio, quando lo esigono gli interessi della giustizia;

d. esaminare o far esaminare i testimoni a carico ed ottenere la convocazione e l’esame dei testimoni a discarico nelle stesse condizioni dei testimoni a carico;

e. farsi assistere gratuitamente da un interprete se non comprende o non parla la lingua usata all’udienza.

Articolo 7 – Nessuna pena senza legge.

1. Nessuno può essere condannato per una azione o una omissione che, al momento in cui è stata commessa, non costituiva reato secondo il diritto interno o internazionale. Parimenti, non può essere inflitta una pena più grave di quella applicabile al momento in cui il reato è stato commesso.

2. Il presente articolo non ostacolerà il giudizio e la condanna di una persona colpevole di una azione o di una omissione che, al momento in cui è stata commessa, era un crimine secondo i principi generale di diritto riconosciuti dalle nazioni civili.

Articolo 8 – Diritto al rispetto della vita privata e familiare.

1. Ogni persona ha diritto al rispetto della sua vita privata e familiare, del suo domicilio e della sua corrispondenza.

2. Non può esservi ingerenza di una autorità pubblica nell’esercizio di tale diritto a meno che tale ingerenza sia prevista dalla legge e costituisca una misura che, in una società democratica, è necessaria per la sicurezza nazionale, per la pubblica sicurezza, per il benessere economico del paese, per la difesa dell’ordine e per la prevenzione dei reati, per la protezione della salute o della morale, o per la protezione dei diritti e delle libertà altrui.

Articolo 9 – Libertà di pensiero, di coscienza e di religione.

1. Ogni persona ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, così come la libertà di manifestare la propria religione o il proprio credo individualmente o collettivamente, in pubblico o in privato, mediante il culto, l’insegnamento, le pratiche e l’osservanza dei riti.

2. La libertà di manifestare la propria religione o il proprio credo non può essere oggetto di restrizioni diverse da quelle che sono stabilite dalla legge e costituiscono misure necessarie, in una società democratica, per la pubblica sicurezza, la protezione dell’ordine, della salute o della morale pubblica, o per la protezione dei diritti e della libertà altrui.

Articolo 10 – Libertà di espressione.

1. Ogni persona ha diritto alla libertà d’espressione. Tale diritto include la libertà d’opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza considerazione di frontiera. Il presente articolo non impedisce agli Stati di sottoporre a un regime di autorizzazione le imprese di radiodiffusione, di cinema o di televisione.

2. L’esercizio di queste libertà, poiché comporta doveri e responsabilità, può essere sottoposto alle formalità, condizioni, restrizioni o sanzioni che sono previste dalla legge e che costituiscono misure necessarie, in una società democratica, per la sicurezza nazionale, per l’integrità territoriale o per la pubblica sicurezza, per la difesa dell’ordine e per la prevenzione dei reati, per la protezione della salute o della morale, per la protezione della reputazione o dei diritti altrui, per impedire la divulgazione di informazioni riservate o per garantire l’autorità e l’imparzialità del potere giudiziario.

Articolo 11 – Libertà di riunione e di associazione.

1. Ogni persona ha diritto alla libertà di riunione pacifica e alla libertà d’associazione, ivi compreso il diritto di partecipare alla costituzione di sindacati e di aderire ad essi per la difesa dei propri interessi.

2. L’esercizio di questi diritti non può essere oggetto di restrizioni diverse da quelle che sono stabilite dalla legge e costituiscono misure necessarie, in una società democratica, per la sicurezza nazionale, per la pubblica sicurezza, per la difesa dell’ordine e la prevenzione dei reati, per la protezione della salute o della morale e per la protezione dei diritti e delle libertà altrui. Il presente articolo non vieta che restrizioni legittime siano imposte all’esercizio di questi diritti da parte dei membri delle forze armate, della polizia o dell’amministrazione dello Stato.

Articolo 12 – Diritto al matrimonio. Uomini e donne, in età matrimoniale, hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia secondo le leggi nazionali che regolano l’esercizio di tale diritto.

Articolo 13 – Diritto ad un ricorso effettivo.

Ogni persona i cui diritti e le cui libertà riconosciuti nella presente Convenzione siano stati violati, ha diritto ad un ricorso effettivo davanti ad un’istanza nazionale, anche quando la violazione sia stata commessa da persone che agiscono nell’esercizio delle loro funzioni ufficiali.

Articolo 14 – Divieto di discriminazione.

Il godimento dei diritti e delle libertà riconosciuti nella presente Convenzione deve essere assicurato senza nessuna discriminazione, in particolare quelle fondate sul sesso, la razza, il colore, la lingua, la religione, le opinioni politiche o di altro genere, l’origine nazionale o sociale, l’appartenenza a una minoranza nazionale, la ricchezza, la nascita o ogni altra condizione.

Articolo 15 – Deroga in caso di stato di urgenza.

1. In caso di guerra o in caso di altro pericolo pubblico che minacci la vita della nazione, ogni Alta Parte Contraente può prendere misure in deroga agli obblighi previsti dalla presente Convenzione, nella stretta misura in cui la situazione lo richieda e a condizione che tali misure non siano in contraddizione con gli altri obblighi derivanti dal diritto internazionale.

2. La disposizione precedente non autorizza alcuna deroga all’articolo 2, salvo per il caso di decesso causato da legittimi atti di guerra, e agli articoli 3, 4 (paragrafo 1) e 7.

3. Ogni Alta Parte Contraente che eserciti tale diritto di deroga tiene informato nel modo più completo il Segretario Generale del Consiglio d’Europa sulle misure prese e sui motivi che le hanno determinate. Deve ugualmente informare il Segretario Generale del Consiglio d’Europa della data in cui queste misure cessano d’essere in vigore e in cui le disposizioni della Convenzione riacquistano piena applicazione.

Articolo 16 – Restrizioni all’attività politica degli stranieri.

Nessuna delle disposizioni degli articoli 10, 11 e 14 può essere considerata come un divieto per le Alte Parti Contraenti di porre restrizioni all’attività politica degli stranieri.

Articolo 17 – Divieto dell’abuso del diritto.

Nessuna disposizione della presente Convenzione può essere interpretata come implicante il diritto per uno Stato, un gruppo o un individuo di esercitare un’attività o compiere un atto che miri alla distruzione dei diritti o delle libertà riconosciuti nella presente Convenzione o porre a questi diritti e a queste libertà limitazioni più ampie di quelle previste in detta Convenzione.

Articolo 18 – Restrizione dell’uso di restrizioni ai diritti.

Le restrizioni che, in base alla presente Convenzione, sono poste a detti diritti e libertà possono essere applicate solo allo scopo per cui sono state previste.

 

TITOLO II

Corte europea dei Diritti dell’Uomo

Articolo 19 – Istituzione della Corte

Per assicurare il rispetto degli impegni derivanti alle Alte Parti Contraenti dalla presente Convenzione e dai suoi protocolli, è istituita una Corte europea dei Diritti dell’Uomo, di seguito denominata “la Corte”. Essa funziona in maniera permanente,

Articolo 20 – Numero di giudici

La Corte si compone di un numero di giudici pari a quello delle Alte Parti Contraenti.

Articolo 21 – Condizioni per l’esercizio delle funzioni

1. I giudici devono godere della più alta considerazione morale e possedere i requisiti richiesti per l’esercizio delle più alte funzioni giudiziarie, o essere dei giurisconsulti di riconosciuta competenza.

2. I giudici siedono alla Corte a titolo individuale.

3. Per tutta la durata del loro mandato, i giudici non possono esercitare alcuna attività incompatibile con le esigenze di indipendenza, di imparzialità o di disponibilità richieste da una attività esercitata a tempo pieno; ogni problema che sorga nell’applicazione di questo paragrafo è deciso dalla Corte.

Articolo 22 – Elezione dei giudici

1. I giudici sono eletti dall’Assemblea parlamentare a titolo di ciascuna Alta Parte Contraente, a maggioranza dei voti espressi, su una lista di tre candidati presentata dall’Alta Parte Contraente.

2. La stessa procedura è seguita per completare la Corte nel caso in cui altre Alti Parti Contraenti aderiscano e per provvedere ai seggi divenuti vacanti.

Articolo 23 – Durata del mandato

1.I giudici sono eletti per un periodo di sei anni. Essi sono rieleggibili. Tuttavia, per quanto concerne i giudici designati alla prima elezione, i mandati di una metà di essi scadranno al termine di tre anni.

2. I giudici il cui mandato scade al termine dei periodo iniziale di tre anni sono estratti a sorte dal Segretario Generale del Consiglio d’Europa, immediatamente dopo la loro elezione.

3. Al fine di assicurare, nella misura del possibile, il rinnovo dei mandati di una metà dei giudici ogni tre anni, l’Assemblea parlamentare puó, prima di procedere ad ogni ulteriore elezione, decidere che uno o più mandati dei giudici da eleggere abbiano una durata diversa da quella di sei anni, senza tuttavia che questa durata possa eccedere nove anni o essere inferiore a tre anni.

4.Nel caso in cui si debbano conferire più mandati e l’Assemblea parlamentare applichi il paragrafo precedente, la ripartizione dei mandati avviene mediante estrazione a sorte effettuata dal Segretario generale del Consiglio d’Europa immediatamente dopo l’elezione.

5.Il giudice eletto in sostituzione di un giudice che non abbia completato il periodo delle sue funzioni, rimane in carica fino alla scadenza del periodo di mandato del suo predecessore.

6.Il mandato dei giudici termina quando essi raggiungono l’età di 70 anni.

7.I giudici restano in funzione fino a che i loro posti non siano ricoperti. Tuttavia essi continuano a trattare le cause di cui sono già stati investiti.

Articolo 24 – Revoca

Un giudice può essere sollevato dalle sue funzioni solo se gli altri giudici decidono, a maggioranza dei due terzi, che ha cessato di rispondere ai requisiti richiesti.

Articolo 25 – Ufficio di cancelleria e referendari

La Corte dispone di un ufficio di cancelleria i cui compiti e la cui organizzazione sono stabiliti dal regolamento della Corte, Essa è assistita da referendari.

Articolo 26 – Assemblea plenaria della Corte

La Corte riunita in Assemblea plenaria

a. elegge per un periodo di tre anni il suo presidente ed uno o due vice-presidenti; essi sono rieleggibili; b. costituisce Camere per un periodo determinato;

c. elegge i presidenti delle Camere della Corte che sono rieleggibili;

d. adotta il regolamento della Corte; e

e. elegge il cancelliere ed uno o più vice-cancellieri.

Articolo 27 – Comitati, Camere e Grande Camera

1.Per la trattazione di ogni caso che le viene sottoposto, la Corte si costituisce in un comitato di tre giudici, in una Camera composta da sette giudici ed in una Grande Camera di diciassette giudici. Le Camere della Corte istituiscono i comitati per un periodo determinato.

2.Il giudice eletto a titolo di uno Stato parte alla controversia è membro di diritto della Camera e della Grande Camera; in caso di assenza di questo giudice, o se egli non è in grado di svolgere la sua funzione, lo Stato parte nomina una persona che siede in qualità di giudice.

3.Fanno altresì parte della Grande Camera il presidente dalla Corte, i vice-presidenti, i presidenti delle Camere e altri giudici designati in conformitá con il regolamento della Corte, Se la controversia è deferita alla Grande Camera ai sensi dell’articolo 43, nessun giudice della Camera che ha pronunciato la sentenza può essere presente nella grande Camera, ad eccezione del presidente della Camera e del giudice che siede a titolo dello Stato parte interessato.

Articolo 28 – Dichiarazioni di irricevibilità da parte dei comitati

Un comitato può, con voto unanime, dichiarare irricevibile o cancellare dal ruolo un ricorso individuale presentato ai sensi dell’articolo 34 quando tale decisione può essere adottata senza un esame complementare. La decisione è definitiva.

Articolo 29Decisioni delle Camere sulla ricevibilità ed il merito.

1.Se nessuna decisione è stata adottata ai sensi dell’articolo 28, una delle Camere si pronuncia sulla irricevibilità e sul merito dei ricorsi individuali presentati ai sensi dell’articolo 34.

2.Una delle Camere si pronuncia sulla ricevibilità e sul merito dei ricorsi governativi presentati in virtù dell’articolo 33.

3.Salvo diversa decisione della Corte in casi eccezionali, la decisione sulla ricevibilità é adottata separatamente.

Articolo 30 – Dichiarazione d’incompetenza a favore della Grande Camera.

Se la questione oggetto del ricorso all’esame di una Camera solleva gravi problemi di interpretazione della Convenzione o dei suoi protocolli, o se la sua soluzione rischia di condurre ad una contraddizione con una sentenza pronunciata anteriormente dalla Corte, la Camera, fino a quando non abbia pronunciato la sua sentenza, puó spogliarsi della propria competenza a favore della Grande Camera a meno che una delle parti non vi si opponga.

Articolo 31 – Competenze della Grande Camera

La Grande Camera

a. si pronuncia sui ricorsi presentati ai sensi dell’articolo 33 o dell’articolo 34 quando il caso le sia stato deferito dalla Camera ai sensi dell’articolo 30 o quando il caso le sia stato deferito ai sensi dell’articolo 43; e

b. esamina le richieste di pareri consultivi presentate ai sensi dell’articolo 47.

Articolo 32 – Competenza della Corte

1.La competenza della Corte si estende a tutte le questioni concernenti l’interpretazione e l’applicazione della Convenzione e dei suoi protocolli che siano sottoposte ad essa nelle condizioni previste dagli articoli 33, 34 e 47.

2.In caso di contestazione sulla questione della propria competenza, é la Corte che decide.

Articolo 33 – Ricorsi interstatali.

Ogni Alta Parte Contraente può deferire alla Corte ogni inosservanza delle disposizioni della Convenzione e dei suoi protocolli che essa ritenga possa essere imputata ad un’altra Alta Parte Contraente.

Articolo 34 – Ricorsi individuali.

La Corte può essere investita di un ricorso fatto pervenire da ogni persona fisica, ogni organizzazione non governativa o gruppo di privati che pretenda d’essere vittima di una violazione da parte di una delle Alte Parti contraenti dei diritti riconosciuti nella Convenzione o nei suoi protocolli. Le Alte Parti Contraenti si impegnano a non ostacolare con alcuna misura l’effettivo esercizio efficace di tale diritto.

Articolo 35 – Condizioni di ricevibilità.

1.La Corte non può essere adita se non dopo l’esaurimento delle vie di ricorso interne, qual’è inteso secondo i principi di diritto internazionale generalmente riconosciuti ed entro un periodo di sei mesi a partire dalla data della decisione interna definitiva.

2.La Corte non accoglie nessun ricorso avanzato sulla base dell’articolo 34, se:

a. è anonimo; oppure

b. è essenzialmente identico ad uno precedentemente esaminato dalla Corte o già sottoposto ad un’altra istanza internazionale d’inchiesta o di regolamentazione e non contiene fatti nuovi.

3.La Corte dichiara irricevibile ogni ricorso avanzato in base all’articolo 34 quand’essa giudichi tale ricorso incompatibile con le disposizioni della Convenzione o dei suoi protocolli, manifestamente infondato o abusivo.

4.La Corte respinge ogni ricorso che consideri irricevibile in applicazione dei presente articolo. Essa può procedere in tal modo in ogni fase della procedura.

Articolo 36 – Intervento di terzi

1. Per qualsiasi questione all’esame di una Camera e o della Grande Camera, un’Alta Parte Contraente il cui cittadino sia ricorrente ha diritto di presentare osservazioni per iscritto e di partecipare alle udienze.

2.Nell’interesse di una corretta amministrazione della giustizia, il presidente della Corte può invitare ogni Alta Parte Contraente che non è parte in causa o ogni persona interessata diversa dal ricorrente a presentare osservazioni per !scritto o a partecipare alle udienze.

Articolo 37 – Cancellazione

1. In ogni momento della procedura, la Corte può decidere di cancellare un ricorso dal ruolo quando le circostanze consentono di concludere:

a. che il ricorrente non intende più mantenerlo; oppure

b. che la controversia è stata risolta; oppure

c. che non è più giustificato, per ogni altro motivo di cui la Corte accerta l’esistenza, proseguire l’esame del ricorso.

Tuttavia la Corte prosegue l’esame del ricorso qualora ciò sia richiesto dal rispetto dei diritti dell’uomo garantiti dalla Convenzione e dai suoi protocolli.

2. La Corte può decidere una nuova iscrizione al ruolo di un ricorso quando ritenga che ciò é giustificato dalle circostanze.

Articolo 38 – Esame in contraddittorio dei caso e procedura di regolamento amichevole

1.Quando dichiara che il ricorso è ricevibile, la Corte

a. procede all’esame della questione in contraddittorio con i rappresentanti delle Parti e, se del caso, ad un’inchiesta per la quale tutti gli Stati interessati forniranno tutte le facilitazioni necessarie ai fini della sua efficace conduzione;

b. si mette a disposizione degli interessati per pervenire ad un regolamento amichevole della controversia sulla base del rispetto dei diritti dell’uomo come riconosciuti dalla Convenzione e dai suoi protocolli.

2. La procedura descritta al paragrafo 1. b è riservata.

Articolo 39 – Conclusione di un regolamento amichevole

In caso di regolamento amichevole, la Corte cancella il ricorso dal ruolo mediante una decisione che si limita ad una breve esposizione dei fatti e della soluzione adottata.

Articolo 40 – Udienza pubblica e accesso ai documenti

1. L’udienza è pubblica a meno che la Corte non decida diversamente a causa di circostanze eccezionali.

2.I documenti depositati presso l’ufficio di cancelleria sono accessibili al pubblico a meno che il presidente della Corte non decida diversamente.

Articolo 41 – Equa soddisfazioneSe la Corte dichiara che vi e stata violazione della Convenzione o dei suoi protocolli e se il diritto interno dell’Alta Parte contraente non permette che in modo incompleto di riparare le conseguenze di tale violazione, la Corte accorda, quando è il caso, un’equa soddisfazione alla parte lesa.

Articolo 42 – Sentenze delle Camere

Le sentenze delle Camere divengono definitive in conformità con le disposizioni dell’articolo 44, paragrafo 2.

Articolo 43 – Rinvio dinnanzi alla Grande Camera

1.Entro un termine di tre mesi a decorrere dalla data della sentenza di una Camera, ogni parte alla controversia può, in casi eccezionali, chiedere che il caso sia rinviato dinnanzi alla Grande Camera.

2.Un collegio di cinque giudici della Grande Camera accoglie la domanda quando la questione oggetto del ricorso solleva gravi problemi di interpretazione o di applicazione della Convenzione o dei suoi protocolli, e anche una grave questione di carattere generale.

3.Se il Collegio accoglie la domanda, la Grande Camera si pronuncia sul caso con una sentenza.

Articolo 44 – Sentenze definitive

1. La sentenza della Grande Camera è definitiva.

2. La sentenza di una Camera diviene definitiva

a. quando le parti dichiarano che non richiederanno il rinvio del caso dinnanzi alla Grande Camera; oppure

b. tre mesi dopo la data della sentenza, se non è stato richiesto il rinvio del caso dinnanzi alla Grande Camera; oppure

c. se il Collegio della Grande Camera respinge una richiesta di rinvio formulata secondo l’articolo 43.

3. La sentenza definitiva è pubblicata.

Articolo 45 – Motivazione delle sentenze e delle decisioni

1.Le sentenze e le decisioni che dichiarano i ricorsi ricevibili o irricevibili devono essere motivate.

2. Se la sentenza non esprime in tutto o in parte l’opinione unanime dei giudici, ogni giudice avrà diritto di unirvi l’esposizione della sua opinione individuale.

Articolo 46 – Forza vincolante ed esecuzione delle sentenze

1. Le alte Parti Contraenti s’impegnano a conformarsi alle sentenze definitive della Corte nelle controversie nelle quali sono parti.

2. La sentenza definitiva della Corte è trasmessa al Comitato dei Ministri che ne sorveglia l’esecuzione.

Articolo 47 – Pareri consultivi

1. La Corte può, su richiesta del Comitato dei Ministri, fornire pareri consultivi su questioni giuridiche relative all’interpretazione della Convenzione e dei suoi protocolli.

2.Tali pareri non devono riguardare questioni inerenti al contenuto o alla portata dei diritti e libertà definiti nel Titolo I della Convenzione e nei protocolli, né su altre questioni che la Corte o il Comitato dei Ministri si troverebbero a dover giudicare in seguito alla presentazione di un ricorso previsto dalla Convenzione.

3.La decisione del Comitato dei Ministri di chiedere un parere alla Corte è adottata con un voto della maggioranza dei rappresentanti che hanno il diritto di avere un seggio al Comitato.

Articolo 48 – Competenza consultiva della Corte

La Corte decide se la domanda di parere consultivo presentata dal Comitato dei Ministri è di sua competenza secondo l’articolo 47.

Articolo 49 – Motivazione dei pareri consultivi

1. Il parere della Corte è motivato.

2. Se il parere non esprime in tutto o in parte l’opinione unanime dei giudici, ogni giudice avrà diritto di unirvi ;l’esposizione della sua opinione individuale.

3. Il parere della Corte è trasmesso al Comitato dei Ministri.

Articolo 50 – Spese di funzionamento della Corte

Le spese di funzionamento della Corte sono a carico del Consiglio d’Europa.

Articolo 51 – Privilegi ed immunità dei giudici

I giudici beneficiano, durante l’esercizio delle loro funzioni, dei privilegi e delle immunità previste all’articolo 40 dello Statuto del Consiglio d’Europa e negli accordi conclusi in base a questo articolo.


TITOLO III

Disposizioni varie

Articolo 52 – Indagini del Segretario Generale.

Ogni Alta Parte Contraente, alla domanda del Segretario Generale del Consiglio d’Europa, fornirà le spiegazioni richieste sul modo in cui il proprio diritto interno assicura l’effettiva applicazione di tutte le disposizioni della presente Convenzione.

Articolo 53 – Salvaguardia dei diritti dell’uomo riconosciuti

Nessuna delle disposizioni della presente Convenzione può essere interpretata in modo da limitare o pregiudicare i Diritti dell’Uomo e le Libertà fondamentali che possano essere riconosciuti in base alle leggi di ogni Parte Contraente o in base ad ogni altro accordo al quale essa partecipi.

Articolo 54 – Poteri del Comitato dei Ministri.

Nessuna disposizione della presente Convenzione porta pregiudizi ai poteri conferiti al Comitato dei Ministri dallo Statuto del Consiglio d’Europa.

Articolo 55 – Rinuncia ad altri modi di regolamentazione delle controversie.

Le Alte Parti Contraenti rinunciano reciprocamente, salvo compromesso speciale, a prevalersi dei trattati, delle convenzioni o delle dichiarazioni che esistono fra di loro allo scopo di sottoporre, mediante ricorso, una controversia nata dall’interpretazione o dell’applicazione della presente Convenzione ad una procedura di regolamentazione diversa da quelle previste da detta Convenzione.

Articolo 56 – Applicazione territoriale

1. Ogni Stato, al momento della ratifica o in ogni altro momento successivo, può dichiarare, mediante notifica indirizzata al Segretario Generale del Consiglio d’Europa, che la presente Convenzione si applicherà, con riserva del paragrafo 4 del presente articolo, in tutti i territori o in determinati territori di cui assicura le relazioni internazionali

2. La Convenzione si applicherà nel territorio o nei territori designati nella notifica a partire dal trentesimo giorno successivo alla data in cui il Segretario Generale del Consiglio d’Europa avrà ricevuto tale notifica.

3. Nei suddetti territori le disposizioni della presente Convenzione saranno applicate tenendo conto delle necessità locali.

4. Ogni Stato che ha fatto una dichiarazione conformemente al primo paragrafo di questo articolo può, in ogni momento, dichiarare relativamente a uno o a più territori previsti in tale dichiarazione che accetta la competenza della Corte a ricevere ricorsi di persone fisiche, di organizzazioni non governative o di gruppi di privati come previsto dall’articolo 34 della Convenzione.

Articolo 57 – Riserva. 1. Ogni Stato, al momento della firma della presente Convenzione o del deposito del suo strumento di ratifica, può formulare una riserva riguardo ad una particolare disposizione della Convenzione, nella misura in cui una legge in quel momento in vigore sul suo territorio non sia conforme a tale disposizione. Le riserve di carattere generale non sono autorizzate ai termini del presente articolo.

2. Ogni riserva emessa in conformità al presente articolo comporta un breve esposto della legge in questione.

Articolo 58 – Denuncia

1. Un’Alta Parte Contraente può denunciare la presente Convenzione solo dopo un periodo di cinque anni a partire dalla data di entrata in vigore della Convenzione nei suoi confronti e dando un preavviso di sei mesi mediante una notifica indirizzata al Segretario Generale del Consiglio d’Europa, che ne informa le altre Parti Contraenti.

2. Tale denuncia non può avere l’effetto di svincolare l’Alta Parte Contraente interessata dalle obbligazioni contenute nella presente Convenzione per quanto riguarda qualunque fatto che, potendo costituire una violazione di queste obbligazioni fosse stato compiuto da essa anteriormente alla data in cui la denuncia produce il suo effetto.

3. Con la medesima riserva cessa d’esser Parte alla presente Convenzione ogni Parte Contraente che cessi d’essere Membro del Consiglio d’Europa.

4. La Convenzione può essere denunciata in conformità alle disposizioni dei precedenti paragrafi per quanto riguarda ogni territorio nel quale sia stata dichiarata applicabile in base all’articolo 56.

Articolo 59 – Firma e ratifica.

1. La presente Convenzione è aperta alla firma dei Membri del Consiglio d’Europa. Essa sarà ratificata. Le ratifiche saranno depositate presso il Segretario Generale del Consiglio d’Europa.

2. La presente Convenzione entrerà in vigore dopo il deposito di dieci strumenti di ratifica.

3. Per ogni firmatario che la ratificherà successivamente, la Convenzione entrerà in vigore dal momento dei deposito dello strumento di ratifica.

4. Il Segretario Generale del Consiglio d’Europa notificherà a tutti i Membri del Consiglio d’Europa l’entrata in vigore della Convenzione, i nomi delle Alte Parti Contraenti che l’avranno ratificata, nonché il deposito di ogni altro strumento di ratifica che si sia avuto successivamente.

Fatto a Roma il 4 novembre 1950 in francese e in inglese, i due testi facendo egualmente fede, in un unico esemplare che sarà depositato negli archivi del Consiglio d’Europa. Il Segretario Generale ne trasmetterà copie certificate conformi a tutti i firmatari.

● Il rango dei Trattati

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Nel Diritto interno, la riforma del Titolo V della Costituzione, effettuata con la Legge cost. 18.10.2001 n. 3 (art. 3 n.1 della legge di riforma) ha stabilito che la legislazione statale deve esercitarsi “nel rispetto dei vincoli internazionali“. In tal modo, viene riconosciuta e garantita la preminenza degli obblighi internazionali, e quindi anche degli obblighi derivanti dai trattati sulla legislazione ordinaria. 

Si giunge all’adattamento del Diritto interno verso il Diritto internazionale mediante un procedimento volto a introdurre nell’ordinamento giuridico di uno Stato le modifiche necessarie a conformarlo alle norme di diritto internazionale in vigore per lo Stato stesso.

E’ interessante notare che dalla separatezza e indipendenza degli ordinamenti giuridici discende che le norme prodotte in ciascuno di essi non hanno effetto negli altri e che uno stesso fatto può essere valutato, nei diversi ordinamenti, in modo non coincidente (relatività delle valutazioni giuridiche, per la quale è possibile, ad esempio, che una norma internazionale obblighi lo Stato a una data attività, che nel diritto interno non è dovuta o è addirittura illecita).

Da qui, l’esigenza di adattamento del Diritto interno nazionale, a evitare la violazione di obblighi internazionali dello Stato (Illecito internazionale).

Poiché il diritto internazionale raramente impone l’adozione di un dato provvedimento interno, limitandosi, di regola, a prescrivere o a vietare agli Stati una certa condotta, l’adattamento non è, solitamente, adempimento di un obbligo internazionale, ma il mezzo per assicurarne o renderne possibile l’osservanza, mediante i provvedimenti legislativi, amministrativi o regolamentari occorrenti per dare attuazione interna ai trattati e alle consuetudini internazionali.

I mezzi e i procedimenti di adattamento non sono stabiliti dal Diritto internazionale, ma da quello interno, generalmente costituzionale.

Così, lart. 10, par. 1, della Costituzione italiana stabilisce che “lordinamento giuridico italiano si conforma alle norme di diritto internazionale generalmente riconosciute”.

Questa disposizione si riferisce esclusivamente alle norme internazionali consuetudinarie; in relazione a queste, opera dunque un procedimento di adattamento automatico e permanente, implicante che lordinamento interno dello Stato, nella sua interezza, si conforma costantemente al Diritto internazionale generale e alle sue modificazioni.

Quanto all’incorporazione dei trattati, la prassi italiana utilizza:

  • tanto il procedimento speciale dell’ordine d’esecuzione contenuto in un atto normativo ad hoc (che per i trattati la cui ratifica richiede – in base all’art. 80 Cost. – l’autorizzazione del Parlamento è spesso la stessa legge di autorizzazione)
  • quanto il procedimento ordinario, consistente nell’emanazione di un atto normativo (legislativo o regolamentare, come richieda la materia disciplinata) di contenuto identico al trattato (come ad esempio la L. 881/77).

Ecco presentarsi un problema nella prassi e nella giurisprudenza riguardante il rango delle norme internazionali introdotte nell’ordinamento interno, in particolare la loro prevalenza o soccombenza rispetto a norme posteriori incompatibili.

Per quelle consuetudinarie, si ritiene che l’incorporazione mediante l’ art. 10, par. 1, Cost., le provveda di garanzia costituzionale.

Per quelle pattizie il rango è generalmente quello stesso del provvedimento di attuazione (legge costituzionale, legge ordinaria, decreto, etc.) salvo riconoscere ad esse una speciale resistenza atta a farle prevalere su norme successive di pari rango (secondo un principio di specialità sui generis, accolto nell’art. 117, 1° comma, Cost., come riformato dalla L. cost. n. 3/2001).

 

 

 

L’intento di questi pochi pixel è quello di migliorare il benessere collettivo. Su questa materia in Italia esistono molti studiosi e ricercatori, anche in aspro conflitto tra loro, costoro provengono da un obsoleto gruppo di studio (Popolo Unico) fondato nel 2015 ove si distillava dagli Stati Uniti la primitiva ideologia OPPT. Semplificando al massimo, l’utilità della LR non è quella di disporne per singole occorrenze alla stregua della patente di guida o del passaporto ecc. bensì è quella di aiutarci a capire chi siamo giuridicamente dinanzi allo Stato e quali diritti inalienabili debbano esserci ripristinati. La ricognizione e l’apprendimento delle norme sui Diritti umani è pre-condizione necessaria alla migliore comprensione di questi temi.