● Diritti Umani: esiste un legislatore universale in grado di legiferare validamente e in modo vincolante? Quali sono le norme-fonte?

In seguito alle evidenti violazioni dei diritti umani commesse durante il secondo conflitto mondiale, la loro tutela è divenuta oggetto di norme internazionali.

La Carta delle Nazioni Unite (1945) già conteneva riferimenti ai diritti fondamentali dell’uomo ed esortava le nazioni (art.1) a sviluppare relazioni amichevoli, fondate sul diritto all’autodeterminazione dei popoli, e a promuovere e incoraggiare il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali per tutti, senza distinzione di razza, sesso, lingua o religione.

Il 10 dicembre 1948 l’Assemblea generale adottò inoltre, con risoluzione 217 la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo D.U.D.U. che, all’epoca, pur non avendo carattere immediatamente vincolante, pose le basi per l’affermazione di tali diritti a livello internazionale. Oggi, dopo molti anni, tutti (anche  i cittadini italiani) possono beneficiare della norma di recepimento della D.U.D.U. vale a dire la Legge 25 ottobre 1977, n. 881 ed è un vero peccato che la stragrandissima maggioranza dei pigri cittadini si limiti, tutt’al più, a prendere atto che la protezione internazionale dei diritti riguardi unicamente queste situazioni, dimenticando di svolgere il minimo approfondimento dei propri diritti disattesi.

Tra questi, vanno anzitutto ricordati:

  • I diritti civili e politici (cosiddetti di “PRIMA GENERAZIONE”, di matrice occidentale), che comportano soprattutto obblighi di astensione per gli Stati: il diritto alla non discriminazione, all’integrità fisica, alla vita, alla libertà personale, di pensiero, di religione;
  • Ci sono poi i diritti economici, sociali e culturali (cosiddetti di “SECONDA GENERAZIONE”, propugnati in passato dai paesi socialisti), che comportano obblighi di agire da parte degli Stati: diritto al lavoro, alla salute, all’istruzione;
  • Negli anni 1970, i paesi in via di sviluppo sostennero l’esistenza di diritti collettivi, o della solidarietà (cosiddetti di “TERZA GENERAZIONE”), tra cui il diritto allo sviluppo, alla pace, a un ambiente salubre. Questi ultimi possono essere considerati diritti solo in senso lato, in quanto è difficile individuare il titolare degli obblighi corrispondenti, configurandosi piuttosto quali interessi collettivi delle comunità;
  • In seguito si è venuta delineando una “QUARTA GENERAZIONE” di diritti umani, connessi all’impiego delle nuove tecnologie soprattutto nel campo della genetica e dell’informatica.

(Tale classificazione ha carattere descrittivo e non indica una gerarchia, in quanto i diritti umani riconosciuti a livello internazionale si caratterizzano per essere indivisibili e interdipendenti).

 

Numerose sono le convenzioni stipulate grazie all’azione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, eccone alcune:

  1. la Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio (1948);
  2. la Convenzione internazionale sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale (1965);
  3. il Patto sui diritti civili e politici (con due Protocolli addizionali) e il Patto sui diritti economici, sociali e culturali (entrambi del 1966);
  4. la Convenzione internazionale sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (1979, con un Protocollo facoltativo);
  5. la Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (1984);
  6. la Convenzione sui diritti del minore (1989, con due Protocolli facoltativi).
  7. la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (1950, integrata da 14 Protocolli), che ha istituto la Corte europea dei diritti umani, cui possono rivolgersi direttamente gli individui.

 

Le norme del Diritto internazionale si collocano in un ordinamento separato e distinto dagli ordinamenti nazionali. All’interno della Comunità internazionale non esistono organi che siano deputati in modo stabile alla produzione di norme giuridiche che vincolino i diversi stati, l’ONU e l’Assemblea Generale in particolare svolgono altre funzioni. Una norma di Diritto internazionale può dirsi formata ed esistente quando ci troviamo di fronte ad un comportamento stabile nel tempo, cui è connessa l’idea dell’obbligatorietà (es. immunità diplomatiche).

 

Quelle che seguono sono le condizioni di diritto possibili:

 

  • Norme consuetudinarie, dette anche norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. Non sono reperibili in fonti scritte, ma ad es. nelle decisioni dei giudici nazionali che ne costituiscono l’applicazione e ovviamente nei testi scritti dalla dottrina (manuali e saggi).
  • Norme patrizie. Il Diritto internazionale pattizio è invece un diritto scritto, come una sorta di contratto che vincola chi lo sottoscrive. Il trattato (che può essere denominato anche convenzione o accordo o intesa) è subordinato alle norme consuetudinarie e inizia a vincolare gli stati che lo stipulano solo a partire dallo scambio delle ratifiche. La ratifica è la sottoscrizione del trattato da parte del Presidente della Repubblica, che in Italia deve essere autorizzato con legge dal Parlamento. Questo fatto semplifica molto la ricerca dei testi dei trattati dal momento che basterà ricercare la legge di ratifica a cui viene allegato il testo del trattato.
  • Adattamento al Diritto internazionale. L’ordinamento internazionale è un ordinamento separato da quello nazionale, ma, nel momento in cui si forma una norma consuetudinaria o un paese assume un obbligo internazionale con un trattato, può accadere che il paese stesso sia costretto a portare all’interno del proprio ordinamento nazionale delle modificazioni.

 

L’adattamento al Diritto internazionale può avvenire mediante:

  • Rinvio. Un’apposita norma ricollega alla nascita di una norma internazionale la formazione di una corrispondente norma interna. La norma internazionale è di fatto introdotta automaticamente. Così accade per il Diritto internazionale consuetudinario. L’art. 10 della Costituzione dispone infatti che l’Italia si conforma alle norme del Diritto internazionale generalmente riconosciute. Tali norme si pongono quindi a livello costituzionale; se una legge infatti violasse una norma di diritto consuetudinario violerebbe automaticamente l’art. 10 e sarebbe costituzionalmente illegittima.

 

  • Legge. A fronte di un obbligo internazionale sorto in seguito all’approvazione di un trattato il legislatore introduce le leggi necessarie alla sua applicazione.

 

  • Ordine di esecuzione. Il legislatore prevede con un’apposita norma la piena ed integrale esecuzione di un trattato. Tale norma viene normalmente introdotta nella legge di ratifica e con essa si immette direttamente il trattato nell’ordinamento italiano, che inizierà a vincolare i cittadini, oltre che il solo Stato.

 

  • Fonti comunitarie. Le fonti comunitarie si collocano al di sopra del Diritto positivo: questo Paese, sottoscrivendo il trattato di Roma, si è impegnato a conformarsi alla normativa CE e se ciò non avvenisse si verificherebbe una violazione non solo del trattato, ma anche del Diritto generale e in particolare della norma “pacta servanda sunt” (in italiano: i patti devono essere osservati)”. Si è visto come le organizzazioni internazionali possano venire abilitate a produrre norme dai trattati che le istituiscono. Tali norme dette derivate vincolano gli Stati membri solo all’atto della ratifica e i cittadini solo dopo il recepimento delle norme come se fossero dei trattati internazionali. Vi è però una rilevante eccezione che è data dalla Comunità europea, i cui atti normativi producono direttamente effetti nei confronti dello Stato membro.

 

  • Regolamenti. Sono gli atti normativi per eccellenza, hanno portata generale (vincolano anche i cittadini) ed immediata (non necessitano di attuazione). Sono deliberati dal Consiglio (non dal Parlamento) e sono pubblicati nella Gazzetta ufficiale della Comunità Europea che è uno strumento di difficile utilizzazione e nella Gazzetta Ufficiale Italiana, che solitamente presenta ritardi nella pubblicazione.

 

  • Direttive. Sono atti normativi che vincolano uno Stato a perseguire un certo obiettivo entro un termine dato, ma lasciano completa libertà in ordine all’individuazione degli strumenti con cui raggiungerlo. Necessitano, a differenza dei regolamenti, di misure di esecuzione che ciascuno stato membro può adottare.

 


Manuale dei diritti umani (Pdf, 1395 pagine)
1701061936-traspar2

 

 

Gli studi  e  lo schema  di realizzazione della “Autocertificazione della Qualità di Legale Rappresentante” sottostante all’istituto giuridico del “Jersey Trust autodichiarato” in Diritto internazionale originano da questo gruppo di studio.
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2 thoughts on “● Diritti Umani: esiste un legislatore universale in grado di legiferare validamente e in modo vincolante? Quali sono le norme-fonte?

  1. Certo che si. Grazie all’applicazione dell’art. 10 della Costituzione, e cioè quella disposizione che ammette limitazioni di sovranità a favore di un ordinamento sovranazionale. Simpaticamente, infatti, anzi purtroppo, notiamo facilmente alcuni effetti collaterali cagionati da questa €uropa…

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