● Stanno lì solo perché sono amici di amici

[1.128.722 persone vivono direttamente o indirettamente, di politica, il 4,9% del totale degli occupati nel nostro Paese].

 

Sarà anche per questa ragione che rispetto agli altri paesi europei l’Italia spende il 30% in più per la politica (23,2 miliardi di euro tra costi diretti e indiretti).

costi-politica

 

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● Moneta a debito e declino

https://sendvid.com/wxnj4fq3

Quando ci si domanda se è possibile per l’Italia fermare l’incredibile declino, occorrerebbe valutare quanto segue:

 

1) RIMUOVERE IL “VINCOLO ESTERNO”

Nel breve-medio periodo condizione necessaria ma non sufficiente per una ripresa e’ unicamente quella di un “cambio di sistema nel rapporto con l’estero”, ergo uscire da Euro e svalutare (qualsiasi altra azione, anche la piu’ condivisibile riforma, non puo’ matematicamente avere effetti nel breve-medio periodo per cambiarne la traiettoria; ma l’uscita dall’euro non garantisce sul medio-lungo periodo una crescita stabile), tornando ad una piena sovranita’ monetaria e valutaria.

È dimostrato nella simulazione >>> https://goo.gl/8CoZgR che conferma i Nove studi e rapporti a confronto sul break-up dell’Euro >>> https://goo.gl/KEoamX

dove si illustrano:

L’Analisi della Svalutazione del 1992-1995 >>> https://goo.gl/bvxyCh

Le tesi della Thatcher >>> https://goo.gl/eBd3as

Le tesi di George Dorgan (UBS-Reuter)>>> https://goo.gl/abzeWg

Le tesi di Bolkestein >>> https://goo.gl/L3qCr3

Le tesi di Kaldor >>> https://goo.gl/U7a2bx

Le tesi di ben 7 nobel >>> https://goo.gl/J4GDod

In conclusione, per gli euro-fanatici, qui è reperibile un Manuale che spiega le ragioni per cui ci conviene uscire >>> https://goo.gl/ZiQYno

 

2) RIMUOVERE I “VINCOLI INTERNI” 

Nel medio-lungo periodo condizione necessaria ma non Sufficiente per mantenere tale ripresa è unicamente quella di procedere rapidamente ad un “Cambio di sistema interno“, ergo, “Ridurre il peso della Tassazione” che per chi paga è insostenibile, nonché il blocco burocratico, “ristrutturare la Spesa Pubblica” efficientando gran parte della spesa corrente, riducendo una serie di voci, e nel contempo aumentando la spesa per Investimenti, per Ricerca e Sviluppo, e quella di protezione sociale e di supporto alle famiglie (all’epoca avevamo fatto un grosso lavoro a riguardo, evidenziando le storture della spesa pubblica, che trovansi qui >>> https://scenarieconomici.it/manovra-shock-da-150-miliardi-di-riduzione-delle-tasse-e-spese-per-far-rinascere-litalia/

 

3) RENDERE SOSTENIBILE LA NOSTRA DEMOGRAFIA

NEL LUNGHISSIMO PERIODO, quanto sopra non serve a niente, se non si fa una politica demografica decente e per tempo; una nazione che procede con un tasso di fecondità di 1,3 figli per donna da oltre 2 decenni, se continuerà con questi numeri, e senza una politica di immigrazione intelligente (che miri all’ingresso di forza lavoro nei momenti di sola espansione, in particolare di persone “integrabili“), avrà tra qualche lustro un profilo demografico insostenibile, con una popolazione anziana predominante, che comporta “costi” (sociali, previdenziali, sanitari) semplicemente insostenibili per la popolazione in età lavorativa.

Le misure da prendere sono semplici, ed adottate con successo dalla Francia (“reddito familiare”, “asili nido”, etc), ed ineludibili. Chi non affronta la questione demografica, semplicemente è privo di visione di lungo periodo e non ha dimestichezza con la “matematica”: i numeri sono inesorabili.

Altre strade semplicemente non esistono.

Ah, dimenticavo, questo è il “conto” >>> https://goo.gl/5LkJ69


La tesi riportata dal quotidiano tedesco (di orientamento conservatore) Die Welt non è nuova: l’eurozona è destinata prima o poi al fallimento per la mancanza di trasferimenti fiscali sufficienti. Come spiega Die Welt i trasferimenti fiscali sono uno degli strumenti indispensabili al funzionamento di una zona valutaria, insieme ad una elevata mobilità dei capitali e dei lavoratori (questa molto difficile in Europa a causa delle barriere linguistiche). In sostanza, l’assenza di trasferimenti fiscali rende l’euro una costruzione instabile e incapace di garantire equità economica e sviluppo armonico degli stati membri.
Tra i grafici a corredo dell’articolo uno in particolare merita attenzione. Si tratta dei trasferimenti fiscali USA ed eurozona a confronto, ovvero il saldo tra denari versati alla UE e denari ricevuti dalla UE degli stati aderenti all’euro zona rispetto ai saldi degli stati USA nel bilancio federale.
Ricordiamo che la spesa federale USA 2014 ($3.500 mld) vale il 20% del PIL USA (17.500 mld). La spesa UE (€145 mld, ed estesa a tutti i paesi, non solo all’eurozona) conta solo l’1% del PIL UE ( €14.300 mld).
Il grafico di Die Welt ci mostra due fatti:
1. I trasferimenti fiscali europei sono solo il 5% di quelli USA. L’eurozona non possiede dunque lo strumento più importante per attenuare gli squilibri di produttività e gli shock asimmetrici, al contrario degli USA e di tutte le altre unioni monetarie funzionanti del mondo, da Australia a India a Canada a UK, Germania Francia e Italia (prima dell’euro).
2. I già minuscoli trasferimenti fiscali in Europa non vanno poi a regioni povere come il Sud Italia, ma (anche) a stati ricchi come il Lussemburgo. Il ricchissimo Lussemburgo (maggior reddito procapite europeo) ottiene infatti paradossalmente trasferimenti europei pari al 4,1% del suo PIL. In pratica: il Sud Italia trasferisce parte delle sue imposte al Lussemburgo, via UE.
In sintesi: chiunque difenda l’euro citando il dollaro come esempio riuscito di moneta unica non sa quello di cui parla. Gli USA impiegano massicci trasferimenti fiscali tra stati ricchi e stati poveri per compensare gli squilibri e stabilizzare l’unione politica e amministrativa.
Per chiarire il concetto del ruolo essenziale dei fiscal transfers basta riportare l’abstract di un documento della Federal Reserve Bank di San Francisco: “Le tasse raccolte dal governo USA sono spese attraverso trasferimenti che promuovono l’equità economica tra stati. Questo sistema redistribuisce fondi tra stati più ricchi e più poveri nel lungo periodo e contribuisce a stabilizzare gli stati colpiti da shock economici temporanei. Sorprendentemente, poco o nulla di questa redistribuzione ed effetto di stabilizzazione deriva da trasferimenti di spesa attraverso programmi federali e servizi. Piuttosto, sono le differenze tra tasse federali pagate negli stati a produrre questi effetti. La ricerca suggerisce che un sistema simile di tassazione e trasferimenti nell’Unione Europea avrebbe potuto ridurre la divergenzaeconomica tra gli stati membri”
Nonostante queste informazioni siano alla portata di chiunque purtroppo si vedono ancora molti sedicenti economisti (e troll prezzolati) propugnare l’enorme sciocchezza del confronto tra euro e dollaro (sciocchezze talvolta proferite da gestori di fondi sovrani, in palese conflitto di interesse).
Die Welt conclude molto seccamente: o trasferimenti fiscali adeguati o fine dell’euro. E visto che decuplicare i contributi di stati ricchi come Germania, Olanda, Francia e Italia è politicamente impossibile, l’euro ha davanti a sé un avvenire né brillante né lungo.

Trasf fiscali


Concludendo (ringraziando CPC scenarieconomici.it anche per quest’ultima ulteriore analisi https://scenarieconomici.it/conto-delleuro-1-430-mld-fruttati-germania-290-mld-persi-italia/) >>>  direi: EURO-MONETA A DEBITO PRIMA E DOPO, TI DICE NIENTE?

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● Il diritto di chiedere l’elemosina

 

 

Il diritto di chiedere l’elemosina è riconosciuto dalle leggi di tutte le nazioni che si considerano civili e dalle carte internazionali che proteggono i diritti umani. Chiedere solidarietà è proprio questo: un diritto umano che niente deve né può sostituire. E’ molto pericoloso metterlo in dubbio o contrattarlo. I diritti umani possono piacerci o non piacerci, ma sono inalienabili, finché seguiremo la via della civiltà. Limitare l’accattonagggio era l’obiettivo dei nazionalsocialisti negli anni 1930. Dobbiamo, a mio avviso, essere molto attenti su questo argomento. Non possiamo, non dobbiamo ribadire quel progetto. Bisogna ridurre la povertà con programmi sociali efficaci. L’accattonaggio sarà automaticamente minore, perché ci sarà meno necessità. Ma il diritto a chiedere solidarietà resterebbe vivo anche nel caso il nostro pianeta sconfiggesse la povertà. Pochi comprendono, nel nostro tempo, il contenuto del diritto umano di chiedere solidarietà, tendendo la mano. La questua non è un peccato né un delitto. Chiunque può trovarsi nell’esigenza di richiedere solidarietà. E’ come il diritto ad esprimersi, a cercare amicizie, a dialogare con persone terze, ad amare. Non può essere regolamentato né sostituito da alcun programma. Chi ha bisogno di solidarietà, deve avere la libertà di scegliere come chiederla. E chi vuol dare solidarietà ha il diritto di offrirla come meglio crede: anche con una semplice monetina.

Nonostante il reato di mendicità sia stato abrogato nel 1999, talvolta l’accattonaggio può diventare penalmente rilevante

mendicante che chiede elemosina

Un tempo il codice penale puniva come reato il cd. accattonaggio. La norma di riferimento, in particolare, era quella di cui all’articolo 670 del codice penale, sulla “Mendicità”, che al primo comma puniva con l’arresto fino a tre mesi chiunque mendicava in luogo pubblico o aperto al pubblico e al secondo comma puniva con l’arresto da uno a sei mesi chi commetteva il fatto in modo ripugnante o vessatorio, simulando deformità o malattie o adoperando altri mezzi fraudolenti per destare l’altrui pietà.

Da diverso tempo, però, l’articolo 670 è scomparso dal nostro ordinamento: ad averlo abrogato, infatti, è stata la legge numero 205 del 25 giugno 1999, che si è inserita nel solco già tracciato dalla sentenza numero 519 del 28 dicembre 1995 con la quale la Corte costituzionale aveva dichiarato l’illegittimità costituzionale del primo comma di tale articolo.

Per la Consulta, in particolare, non era possibile considerare illecita una richiesta di elemosina fatta per ottenere umana solidarietà, volta a far leva sul sentimento di carità e non idonea a intaccare l’ordine pubblico o la pubblica tranquillità.

Se non mancano proposte di legge, sponsorizzate da alcuni partiti politici, con le quali si chiede la reintroduzione del reato di accattonaggio, non mancano neanche norme che, a determinate condizioni, rendono il chiedere l’elemosina un vero e proprio reato.

Più che chiedere l’elemosina in sé e per sé, a configurare reato possono essere le modalità con le quali ciò avviene.

Ad esempio, sfruttare anziani o disabili per far loro chiedere l’elemosina può configurare il reato di riduzione o mantenimento in schiavitù, di cui all’articolo 600 del codice penale. Ancora: chiedere in maniera insistente soldi può integrare il reato di violenza privata di cui all’articolo 610 c.p. e utilizzare animali può rappresentarne una forma di maltrattamento penalmente rilevante ai sensi dell’articolo 544-ter c.p.

Occorre in ogni caso mettere in evidenza che, senza degenerare e far sfociare necessariamente il comportamento nell’area penale, molti regolamenti comunali vietano espressamente l’accattonaggio, con la conseguenza che chi lo pratica potrebbe essere sottoposto quantomeno a sanzione amministrativa.

Certamente il problema nelle strade di molte città italiane è evidente e va gestito, ma i modi per farlo sono diversi: l’importante è non dimenticare mai che di mezzo ci sono delle persone (spesso in difficoltà) e che, pertanto, la questione va gestita con le dovute attenzioni.

● Ehilà… Usa ogni mezzo per conoscere più a fondo la realtà

1701061936-traspar2Ti accenno della Legale Rappresentanza (Articolo 46 lettera u DPR 28.12.2000, n. 445) che varie correnti di pensiero sperimentano quale strumento giuridico capace di sfruttare –a mio parere non ancora con pieno successo- alcune falle del Sistema opprimente e schiavizzatore…

Partiamo dal presupposto che tu non sappia nulla della LR.

In Italia esistono vari gruppi di studio (due-tremila persone) anche in aspro conflitto tra loro, provenienti da successive scissioni o espulsioni dal gruppo “madre” al quale io aderisco, che si chiama Popolo Unico. È fondato nel 2015 da Valeria Gentili, la quale ha “distillato” l’ideologia OPPT dagli Stati Uniti, adattandola alla nostra realtà.

Semplificando al massimo, l’utilità della LR non è quella di disporne per singole occorrenze alla stregua della patente di guida o del passaporto ecc. bensì è quella di aiutarci a capire chi siamo giuridicamente dinanzi allo Stato e quali diritti inalienabili andrebbero ripristinati perché disattesi.

La ricognizione e l’auto-apprendimento della documentazione sui Diritti umani presente sul web può aiutare a comprendere ma, occhio, dovrà avvenire gradualmente, essendo vera e propria scienza sociale richiede disponibilità al sacrificio dell’approfondimento, trattandosi in fin dei conti di studio e ricerca giuridica, volta all’abbattimento di un vero e proprio conflitto di interessi tra l’essere umano e lo Stato, uno scontro nel quale noi siamo la parte più debole.

 

Eccoti tre collegamenti web adatti a cominciare le tue manovre di assaggio:
Il 1° collegamento punta ad un articolo da me pubblicato in questo blog, sulla Legale Rappresentanza >>> https://dirittiumaniblog.wordpress.com/2016/07/06/legale-rappresentanza-e-un-living-trust/
Il 2° collegamento è la videoregistrazione relativa ad un recente incontro pubblico di Popolo Unico tenutosi in Veneto >>> https://www.youtube.com/watch?time_continue=2180&v=_hVXi24_e0o
Il 3° collegamento è la pagina web di uno dei nostri svariati detrattori pro-sistema >>> https://www.nextquotidiano.it/la-rivoluzione-permanente-del-popolo-unico/

 

Ti consiglio di fermarti immediatamente e di prendere appunti non appena dovessi sentirti estraneo ad un argomento: è arduo proseguire senza aver metabolizzato i precedenti passaggi.

Mi auguro di averti trasferito il messaggio più importante, che è la prudenza. Per favore non ti avventare su ipotesi “operative” prima di essere assolutamente certo di ciò che stai facendo. Pondera bene i fatti, a tavolino, confrontandoti anzitutto con la teoria. Alla messa in pratica c’è sempre tempo, soprattutto dato che la LR non è uno strumento fatto per “non pagare il conto, o non pagare le tasse, ecc.”, ciò, eventualmente, se e quando tutto fila liscio, sarà una semplice conseguenza naturale…

● PIIGS arrivato su Rai 3

[Storia di un piccolo miracolo italiano raccontato da Claudio Santamaria]

PIIGS è film documentario del 2017 diretto e prodotto da Adriano CutraroFederico GrecoMirko Melchiorre e narrato da Claudio Santamaria che indaga le cause e i riflessi dell’austerity sulla società europea, in particolare del Sud Europa. Gli autori dichiarano che il film segue la tesi secondo la quale le politiche di austerity stanno aggravando gli effetti della crisi finanziaria, specialmente in quei Paesi che The Economist ha definito PIIGS (acronimo di PortogalloIrlandaItaliaGrecia e Spagna) – ovvero quegli Stati con un alto debito pubblico e un’economia debole.

TRAMA La cooperativa Pungiglione vanta un credito di un milione di euro dal comune e dalla regione e rischia di chiudere per sempre: 100 dipendenti perderanno il lavoro e 150 disabili rimarranno senza assistenza. È vero che nell’Eurozona non c’è alternativa all’austerity, al Fiscal Compact, al pareggio di bilancio, ai tagli alla spesa sociale? Al fallimento del Pungiglione? Il film tratta inoltre diversi interventi da parte di giornalisti ed economisti riguardo alla crisi economica attuale.

Partito in sordina, raccogliendo sul web i fondi necessari alla produzione, PIIGS è il documentario italiano con alle spalle la storia più incredibile ed affascinante, visibile da mezzanotte di sabato 30 dicembre 2017  accedendo e registrandosi gratuitamente a RAi Play, CLICCA QUI, link:

http://www.raiplay.it/video/2017/12/Piigs-ca977e13-e24f-4dbe-acda-65f265d5959a.html

Doveva essere una scommessa ed invece è arrivato a coinvolgere Noam Chomsky, Vladimiro Giacchè, Paolo Barnard, Warren Mosler, Erri De Luca, Stephanie Kelton e molti altri che hanno partecipato ad un viaggio che dai cinema di periferia ha raggiunto la TV nazionale a suon di sale piene durante tutto il suo percorso su e giù per la penisola.

Ma non è tutto.


PER I CULTORI DELLA RIDONDANZA (estratto da Goofynomics): …D’altra parte, voi lo capite bene: perché mai al mondo Nord e Sud avrebbero dovuto cooperare? Perché mai si sarebbe dovuta verificare una redistribuzione da Nord a Sud? Che fosse necessaria lo si sapeva – Mundell (1961) – e che non fosse politicamente proponibile anche – Kaldor (1971). Quindi? Quindi il disegno era perfetto e ha prodotto i risultati che doveva produrre: la distruzione del welfare, come era chiaro a Featherstone (2001). Piagnucolare “autteità bbutta attiva” come il fariseo De Grauwe non ci porta da nessuna parte. Il piddino andrà al cinema, verserà la lacrimuccia, uscirà sentendosi migliore, penserà che il giorno dopo, oltre a ritirare i vestiti in lavanderia, dovrà anche chiedere “un’altra Europa”, poi se ne dimenticherà – dell’Europa, non dei vestiti – e la cosa finirà lì.

Per rivedere la presentazione di Riccardo Iacona al film PIIGS basta accedere e registrarsi a RAI Play, CLICCA QUI, link:

http://www.raiplay.it/video/2017/12/Anteprima-Piigs-dd236cb2-87af-4599-a50d-71c692753896.html

PER SAPERE TUTTO SU PIIGS

RASSEGNA STAMPA ESSENZIALE

WIKIPEDIA

 

Lingua originale italiano
Paese di produzione Italia
Anno 2017
Durata 76 min
Genere documentario
Regia Adriano CutraroFederico GrecoMirko Melchiorre
Sceneggiatura Adriano CutraroFederico GrecoMirko Melchiorre
Casa di produzione Studio Zabalik
Distribuzione (Italia) Fil Rouge Media
Fotografia Mirko Melchiorre
Montaggio Federico Greco
Effetti speciali Costantino RoverMarco Bambina
Musiche Paolo BaglioDaniele BertinelliAntonio Genovino
Animatori Costantino Rover
Interpreti e personaggi

 

VERSIONE COMPLETA (Vimeo)

● È l’ordoliberismo, bellezza. Ma la volete piantare?

Clamorosa sentenza del Consiglio di Stato (qui per intero Num. 4614/2017) che abilita le pubbliche amministrazioni a confezionare bandi senza compenso per il professionista aggiudicatario.

Ritorno di immagine, utilità extra-economiche, sussidiarietà… Tutto l’arsenale dei più noti argomenti snocciolati ogni piè sospinto dalla grancassa massmediatica riuniti in poche righe: le amministrazioni al collasso da anni di cure austeritarie “lacrime e sangue” potranno prevedere contratti non remunerati, con tanti saluti all’art. 36 della Costituzione, ai codici deontologici e agli interessi dei cittadini. Tutto ciò, per esplicita dichiarazione del Consiglio di Stato, grazie alla disciplina comunitaria che tali dinamiche facoltizza.

Di seguito uno degli stralci più significativi: “L’utilità costituita dal potenziale ritorno di immagine per il professionista può essere insita anche nell’appalto di servizi contemplato dal bando qui gravato: il che rappresenta un interesse economico, seppure mediato, che appare superare –alla luce della ricordata speciale ratio– il divieto di non onerosità dell’appalto pubblico, e consente una rilettura critica dell’asserita natura gratuita del contratto di redazione del piano strutturale del Comune di Catanzaro. L’effetto, indiretto, di potenziale promozione esterna dell’appaltatore, come conseguenza della comunicazione al pubblico dell’esecuzione della prestazione professionale, appare costituire, nella struttura e nella funzione concreta del contratto pubblico, di cui qui si verte, una controprestazione contrattuale anche se a risultato aleatorio, in quanto l’eventuale mancato ritorno (positivo) di immagine (che è naturalmente collegato alla qualità dell’esecuzione della prestazione) non può dare luogo ad effetti risolutivi o risarcitori. Non vi è dunque estraneità sostanziale alla logica concorrenziale che presidia, per la ricordata matrice eurounitaria, il Codice degli appalti pubblici quando si bandisce una gara in cui l’utilità economica del potenziale contraente non è finanziaria ma è insita tutta nel fatto stesso di poter eseguire la prestazione contrattuale. Il mercato non ne è vulnerato”.

Appare ormai evidente che anche il mondo delle libere professioni sia ampiamente soggiogato dall’Unione Europea e dai suoi diktat […]

via Lavorare gratis? Te lo dice l’Europa e fa curriculum — ASSOCIAZIONE INDIPENDENZA

● Qual è la vera difesa dell’individuo consumatore? Quella che non c’è

[Globalizzatori e markettari (operatori del marketing) non riempitevi la bocca di parole che non vi appartengono] 

La dicotomia lavoratore-consumatore è la principale guerra fra poveri che il Capitalismo scatena per dominare. Ciò che va capito è che dietro a un prezzo basso c’è sempre un salario basso. Naturalmente c’è la tecnologia, c’è la produttività, però nel breve periodo per far pagare poco le cose devi pagare poco chi le fa

Nessuna associazione di consumatori lo ha mai capito e soprattutto non lo ha capito la sinistra italiana che LA VERA DIFESA DEL CONSUMATORE SI FA CON I SALARI E NON CON I PREZZI: cioè, tu ti devi poter permettere una vita dignitosa, come chiede la Costituzione.

Attenzione a chi dice: “Ma così metti in difficoltà l’azienda” Bene! Se l’azienda è in difficoltà l’imprenditore sarà stimolato ad essere più produttivo e ad investire in tecnologia ecc., questo è il vero vincolo che promuove l’innovazione e la ricerca. Dare agli imprenditori il lavoro “low cost” (apro e chiudo una parentesi: pensate! Il 50% della forza lavoro sarà sostituita da macchine (fatte da chi?)), cosa che è stata fatta in Italia, l’ultimo atto di questa strategia è il JobsAct, non stimola la produttività ma avvicina l’Italia non all’Olanda o alla Danimarca ma al Bangladesh

NOTA FINALE. I sacrifici li devono fare esclusivamente i “ricchi” altrimenti sarebbero recessivi.